Tempi Moderni

I film 1999


PLEASANTVILLE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Gary Ross
Fotografia: John Lindley
Scenografia: Jeannine Claudia Oppewall
Costumi: Judianna Makovsky
Musica: Randy Newman
Montaggio: William Goldenberg
Prodotto da: Robert John Degus, Jon Kilik, Edward Lynn (III), Gary Ross, Steven Soderbergh
(USA, 1998)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

David/Bud Parker: Tobey Maguire
Mr. Johnson: Jeff Daniels
Betty Parker: Joan Allen
George Parker: William H. Macy
Big Bob: J.T. Walsh
TV Repairman: Don Knotts
Margaret: Marley Shelton

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1.jpg (12908 bytes)"Pleasantville" è una cittadina virtuale che esiste solo in una sit-com dei tardi anni Cinquanta, un paradiso ripetitivo e fittizio, rigorosamente in bianco e nero, dove non piove mai, la temperatura è sempre sui 25 gradi, i pompieri salvano solo i gattini sugli alberi, non esistono odio, violenze e tristezza, nessuno fa sesso, le mogli sono sempre sorridenti, i libri hanno pagine bianche e furoreggiano le canzoncine di Perry Como. E’ qui che si ritrovano, grazie a un telecomando magico, due scafati e svelti adolescenti anni Novanta. David e Jennifer, e non ci vuole molto a capire che grazie ad essi la tranquilla comunità , attraverso un processo di « umanizzazione» a colori, uscirà molto cambiata: meno candida e anestetizzata, finalmente pronta a misurarsi con la vita vera, fatta di sofferenze e piaceri, nascite e lutti. Impossibile dunque non pensare a quell’enorme sit-com che è diventata la nostra televisione. Televisione che «mangia» il cinema, e il cinema si vendica sbeffeggiando in chiave sempre più allarmante quel mondo candido e zuccheroso. La Pleasantville di Gary Ross è naturalmente un paradigma: sin dall’inizio del film gli autori ne dichiarano la natura artificiale, televisiva, nostalgica. Per la serie: com’era bella la vita negli anni Cinquanta, senza Aids, buco dell’ozono, disoccupazione e criminalità! 3.jpg (12105 bytes)E invece, sotto la cornice zuccherosa, bolle un’irrequietezza che Gary Ross introduce un po' alla volta sullo schermo, incupendo via via il viaggio nel tempo, facendo emergere un contesto sociale intollerante e razzista, come nelle scene evocanti la caccia ai «coloreds», ovvero quei cittadini di Pleasantville bollati come diversi perché hanno cominciato ad acquisire colore nel rigido contesto in bianco e nero, sfuggendo così al loro destino di personaggi televisivi. Il film «gioca» anche su un livello allegorico, con i simboli, i miti e i riferimenti di quegli anni: "Il giovane Holden" di Salinger e "Don’t Be Cruel" di Presley, la brillantina, le gonne a palloncino e i reggiseno a punta... Esperto in «favole moderne» (ha scritto sia "Big" che "Dave"), Gary Ross impagina un film divertente, inventivo, che però veicola un messaggio niente affatto rassicurante, nonostante il lieto fine appiccicaticcio: quel furore popolare contro i «coloreds» , trattati al pari di una colonia di irregolari da espellere, introduce una nota angosciante, quei libri bruciati per strada e quei dipinti sventrati evocano antichi e mai sopiti squadrismi. Non a caso, allorché il sindaco di Pleasantville propone ai cittadini rimasti fedeli di istituire un Codice di comportamento, la prima regola sancisce l’obbligo di insegnare la storia secondo l’ottica del "non divenire". Finezza non da poco per una commedia pedagogica che invita i giovani di oggi,  parlando di appena ieri, a non omologarsi, a respingere ogni retorica, ad apprezzare la differenza come valore in sé.

Memmo Giovannini

 

Quelle cittadine da "Peyton Place"a "Twin Peaks"