Tempi Moderni

I film del 1999


PANNI SPORCHI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Masolino D'Amico,
Mario Monicelli, Margherita D'Amico
Fotografia: Stefano Coletta
Costumi: Carlo Diappi
Musica: Luis Bacalov
Montaggio: Bruno Sarandrea
Prodotto da: Giovanni Di Clemente
(ITALIA, 1999)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CDI BUENA VISTA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Furio: Michele Placido
Cinzia: Mariangela Melato
Genesio: Alessandro Haber
Lina: Marina Confalone
Bruna: Ornella Muti
Amedeo: Paolo Bonacelli
Prof. Rodolfo Melchiorri: Gigi Proietti

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Monicelli torna nelle sale con una commedia dai risvolti neri o, a seconda dell'interpretazione che se ne dà, con un dramma dai risvolti comici. Il titolo (ironico) si riferisce al proverbio "I panni sporchi si lavano in famiglia", ed è proprio su una famiglia e sulle sue magagne che si incentra la storia.
La famiglia in questione è quella dei Razzi, che produce da due generazioni la "Cialda" una caramella pseudodigestiva a base di cicoria. Questi piccoli industriali di Macerata, in vista dell'ingresso in Europa, decidono di fare il grande salto ed adeguarsi alla presunta concorrenza internazionale. Ma l'impresa va male per l'insipienza del nonno rimbambito e del nipote ambizioso e i Razzi, pur di non vedere la fabbrica cadere in mano a una banda di albanesi che trafficano in droga, preferiscono mandarla in fiamme. Nel frattempo è accaduto di tutto. Un assegno a vuoto che provoca un ictus, un funerale a passo di corsa per il grande caldo estivo, la comparsa di un figlio illegittimo, le pretese di un'amante vogliosa, la rivelazione dell'omosessualità di un professore tanto generoso, qualche rito satanico-giovanile assai mal fatto, un matrimonio celebrato per sponsorizzare la cialda e un altro per porre fine a un ricatto, l'arrivo di una nuora albanese, un suicidio per debiti e lo sbarco di gommoni in Puglia fino all'insospettabile finale… La satira colpisce l'economia, la criminalità albanese che entra nella finanza, le ansie mistiche, i guru, i bambini di Satana, fratelli scomparsi e ritornati. E' una corsa affannosa, tutti precipitano in questa soap opera, travolti dal "cattivismo" di Monicelli che anche in questo film non rinuncia al mestiere di osservatore cinico e cattivo dei costumi degli italiani.
La sceneggiatura (scritta da tre generazioni di D'Amico: la matriarca Suso, il figlio Masolino, la nipote Margherita e dallo stesso Monicelli) sembra però avere perso la sana cattiveria di un tempo e la provincia di Macerata ha qualche volta un tono da macchietta televisiva. Nel cast sovraeccitato e ben assortito, tra nuove leve e veterani, troviamo gente del calibro di Michele Placido, Alessandro Haber, Mariengela Melato, Ornella Muti, Marina Confalone, Benedetta Mazzini, Gianni Morandi nel ruolo di se stesso che, insieme al patriarca Razzi, interpretato ottimamente da Paolo Bonacelli, è il personaggio più onesto della compagnia. Il film si rivela poco più di una farsa pervasa da umori cattivi e addolcita da qualche anacronistica torta in faccia. In un contesto superaffollato, tra rugginosi rancori e solite meschinità, "Panni sporchi", aggiorna la commedia italiana agli anni '90, ma l'invenzione è assente, i personaggi risultano lessi, l'affondo satirico intermittente. E' soprattutto lo "sguardo" ad essere appannato e la confenzione tirata via peggiora le cose (fanno eccezione gli estrosi titoli di testa di Chiara Rapaccini su musiche di Bacalov). Certo l'idea di prendere in giro questi italiani malati di mercato che "vogliono entrare in Europa mentre gli albanesi vogliono entrare da noi" era intonato allo spiritaccio di Monicelli. Un'occasione mancata.

Memmo Giovannini