Anno V - Numero 5 - Ottobre 1999

I film del mese


SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
(A MIDSUMMER'S NIGHT DREAM)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Michael Hoffman
Fotografia: Oliver Stapleton
Scenografia: Luciana Arrighi
Costumi: Gabriella Pescucci
Musica: Simon Boswell
Montaggio: Garth Craven
Prodotto da:
(Usa, 1999)
Durata: 123'
Distribuzione cinematografica: Medusa Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Chiappa: Kevin Kline
Titania: Michelle Pfeiffer
Oberon: Ruoert Everett
Puck: Stanley Tucci
Elena: Calista Flockart
Ermia: Anna Friel
Demetrio: Christian Bale
Lisandro: Domicic West
Teseo: DavidStraithairn
Ippolita: Sophie Marceau

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1.jpg (12583 byte)Questa è la storia di una notte singolare, densa di emozioni, desideri e strane alchimie, non più sospesa in un ambito atemporale come nell'omonima commedia shakespeariana, bensì nobilmente collocata nella campagna toscana del primo Ottocento. Due coppie di sfortunati amanti gravitano intorno alle figure del duca Teseo e di Ippolita, il cui imminente matrimonio sta catalizzando l'attenzione di un'intera regione. Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio si inseguono (in bicicletta), tra i tortuosi sentieri di un bosco incantato. Fuggono da genitori dispotici che vorrebbero gestire le loro vite, da una realtà di pregiudizi e divisioni di casta, sostenuti da un folle desiderio d'amore. Dietro l'apparente immobilità di un'anonima ed afosa notte estiva, si cela un mondo popolato da fate e folletti, dediti ad orgiastici riti e a bizzarri giochi magici. Il contrasto d'amore fra il Dio delle Ombre e la Regina delle fate spinge il malizioso folletto Puck a tessere una tela di improbabili scambi di coppie ed assurde trasformazioni (un attorucolo da quattro soldi si ritrova nelle irsute vesti di un asino), fino al sorgere della prima luce del mattino, quando la magia cede il posto ad una realtà che in fondo, non è poi così amara.

2.jpg (14832 byte)Nel lungo e blasonato elenco di registi cinematografici e teatrali che si è cimentato con l'opera del poeta inglese, Michael Hoffman (Un giorno per caso, Bolle di sapone), si inserisce confermando la costante che li accomuna: il più assoluto rispetto di una lingua che parla da sola. Un fiume di parole articolate in versi che non peccano di pesantezza e un impianto scenografico e musicale che non dimentica il luogo che l'ha generato: il teatro. Hoffman si avvale di un cast nutrito ed indovinato, sia nella scelta dei protagonisti, belli ed eterei, sia nelle figure fantastiche che ne muovono le fila. Grandi giochi di luce e contrasi di colore per dar vita a due mondi contrapposti in cui dominano gli stessi valori ed un repertorio musicale che chiama in causa le accorate arie di Verdi e Puccini.

3.jpg (11242 byte)Per mantenere l'aura di aristocraticità che Shakespeare aveva espresso anglicizzando il mondo dell'antica Grecia, Hoffman si rivolge ad un'Italia altrettanto elevata, in cui non mancano il gusto per le belle donne ed il buon vino, ma mantenendo intatto lo spirito profano del mondo delle fate, dove Stanley Tucci può infondere un'espressività straordinaria al suo malizioso personaggio. Splendida prova anche per Kevin Kline, nelle doppie vesti (umane ed animali), di Bottom, una delle più originali invenzioni comiche dell'autore inglese.

Elisabetta Marino


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