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SOGNO DI UNA
NOTTE DI MEZZA ESTATE
(A MIDSUMMER'S NIGHT DREAM)CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Michael Hoffman
Fotografia: Oliver Stapleton
Scenografia: Luciana Arrighi
Costumi: Gabriella Pescucci
Musica: Simon Boswell
Montaggio: Garth Craven
Prodotto da:
(Usa, 1999)
Durata: 123'
Distribuzione cinematografica: Medusa Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Chiappa: Kevin Kline
Titania: Michelle Pfeiffer
Oberon: Ruoert Everett
Puck: Stanley Tucci
Elena: Calista Flockart
Ermia: Anna Friel
Demetrio: Christian Bale
Lisandro: Domicic West
Teseo: DavidStraithairn
Ippolita: Sophie Marceau
  
Questa è la storia di una notte singolare, densa
di emozioni, desideri e strane alchimie, non più sospesa in un ambito atemporale come
nell'omonima commedia shakespeariana, bensì nobilmente collocata nella campagna toscana
del primo Ottocento. Due coppie di sfortunati amanti gravitano intorno alle figure del
duca Teseo e di Ippolita, il cui imminente matrimonio sta catalizzando l'attenzione di
un'intera regione. Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio si inseguono (in bicicletta), tra i
tortuosi sentieri di un bosco incantato. Fuggono da genitori dispotici che vorrebbero
gestire le loro vite, da una realtà di pregiudizi e divisioni di casta, sostenuti da un
folle desiderio d'amore. Dietro l'apparente immobilità di un'anonima ed afosa notte
estiva, si cela un mondo popolato da fate e folletti, dediti ad orgiastici riti e a
bizzarri giochi magici. Il contrasto d'amore fra il Dio delle Ombre e la Regina delle fate
spinge il malizioso folletto Puck a tessere una tela di improbabili scambi di coppie ed
assurde trasformazioni (un attorucolo da quattro soldi si ritrova nelle irsute vesti di un
asino), fino al sorgere della prima luce del mattino, quando la magia cede il posto ad una
realtà che in fondo, non è poi così amara.
Nel lungo e blasonato elenco di registi
cinematografici e teatrali che si è cimentato con l'opera del poeta inglese, Michael Hoffman (Un giorno per caso, Bolle
di sapone), si inserisce confermando la costante che li accomuna: il più
assoluto rispetto di una lingua che parla da sola. Un fiume di parole articolate in versi
che non peccano di pesantezza e un impianto scenografico e musicale che non dimentica il
luogo che l'ha generato: il teatro. Hoffman si avvale di un
cast nutrito ed indovinato, sia nella scelta dei protagonisti, belli ed
eterei, sia nelle figure fantastiche che ne muovono le fila. Grandi giochi di luce e
contrasi di colore per dar vita a due mondi contrapposti in cui dominano gli stessi valori
ed un repertorio musicale che chiama in causa le accorate arie di Verdi e Puccini.
Per mantenere l'aura di aristocraticità che
Shakespeare aveva espresso anglicizzando il mondo dell'antica Grecia, Hoffman si rivolge
ad un'Italia altrettanto elevata, in cui non mancano il gusto per le belle donne ed il
buon vino, ma mantenendo intatto lo spirito profano del mondo delle fate, dove Stanley Tucci può infondere un'espressività straordinaria al suo
malizioso personaggio. Splendida prova anche per Kevin Kline,
nelle doppie vesti (umane ed animali), di Bottom, una delle più originali invenzioni
comiche dell'autore inglese.
Elisabetta Marino
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