Anno V - Numero 5 - Ottobre 1999

I film del mese


LIBERO BURRO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sergio Castellitto
Sceneggiatura: Bruno Gambarotta, Piero Bodrato, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Giulia Mibelli, ispirato al romanzo "Torino Lungodora Napoli" di Bruno Gambarotta
Fotografia: Gianfilippo Corticelli, Noelie Ungaro
Scenografia: Sonia Peng
Costumi: Paola Bonucci
Musica: Angélique Nachon, Jean-Claude Nachon
Montaggio: Mauro Bonanni
Prodotto da: Massimo Ferrero
(Italia, Francia, 1999)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Libero Burro: Sergio Castellitto
Caterina Clavarino: Margaret Mazzantini
Zio Tony: Michel Piccoli
Rosa Agnello: Chiara Mastroianni
Mario Agnello: Gian

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1.gif (13857 byte)Liberamente tratto dal romanzo Torino, Lungodora Napoli di Bruno Gambarotta, Libero Burro è una commedia nera a sfondo surreale che sembra non saper bene cosa raccontare. Sarà perché l'apporto letterario di Margaret Mazzantini risulta straripante sul piano linguistico. Qualche battuta? "Sono un po' sottopeso, una folata e volo via", "Questa città e tutta squadrata", "Sei un pesciolino di fondale basso". Nei panni della professoressa Caterina Clavarino, l'attrice Margaret Mazzantini, nonché moglie di Castellitto, porta nel film un tono poetizzante e lezioso che stona con la ruspante vividézza del protagonista, che è un amabile buzzurro marchigiano riciclatosi come manager a Torino. Vero rappresentante della razza supercafona, Libero Burro, condensa nei suoi gesti e nei suoi sogni un 'esemplarità post-sordiana che talvolta va a segno per la bravura di Castellitto. Rispettato ras del quartiere, Libero Burro gestisce un'azienda di pulizie, risolve piccoli casi di criminalità alla maniera del "sindaco del rione Sanità" e sogna un diploma da geometra. Quando, indebitatosi sino al collo, si mette in testa di acquistare uno stabile fatiscente in pieno centro, per specularci sopra, l'impavido sbruffone si ritrova a fare i conti con un vero criminale, anche se provvisto di laurea, che congela i nemici nel freezer.

Dispiace un po' dirlo, ma Libero Burro - prima regia di Sergio Castellitto - conferma lo stato preoccupante del cinema italiano. I nostri film confrontati nell'agone internazionale, fanno quasi sempre la figura dei parenti poveri: sono squagliati, ambiziosi, senza stile, fragilissimi.
L'ottimo attore italiano Castellitto (uno dei pochi conosciuti all'estero), nel passare dietro la cinepresa, avrebbe dovuto concentrarsi sulla scrittura e la messa in scena, senza preoccuparsi di recitare. Invece ha voluto fare entrambe le cose e il risultato alla fine si vede.

Girato tra Torino e Salina, Libero Burro è un film "con la bussola in tilt", per diretta ammissione degli autori. Parte bene come una gagliarda commedia di ambiente malavitoso, la storia è affollata di personaggi inesistenti forse suggeriti dalla coproduzione con la Francia (il cuoco rincoglionito Michel Piccoli, la pupa del gangster Chiara Mastroianni) e naufraga nella parentesi isolana, sghilémba e grottesca, dove nessuno sa bene cosa fare e dire. Peccato, perché Libero Burro, personaggio grintoso e fragile, vorace e tenero, meritava un copione all'altezza dell'intuizione.

Memmo Giovannini


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