Anno V - Numero 5 - Ottobre 1999

I film del mese


GUARDAMI

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Davide Ferrario
Fotografia: Giovanni Cavallini
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Costumi: Emanuela Pischedda
Musica: Giorgio Canali
Montaggio: Claudio Cormio
Prodotto da: Giuseppe Perugia, Alessandro Giachetti
(Italia, 1999)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Nina: Elisabetta Cavallotti
Cristiana: Stefania Orsola Garello
Flavio: Flavio Insinna
Dario: Gianluca Gobbi

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Ispirandosi vagamente alla storia di Moana Pozzi, il regista ha voluto raccontare un percorso di rigenerazione che passa attraverso la scoperta e la sconfitta del cancro. Può darsi che Moana, morendo, abbia sconfitto il tempo e l'oblio, ma la Nina di Guardami non aspira a tanto, pur dovendo fare i conti con la morte sul suo corpo, sia in senso metaforico che in senso reale.

1.gif (16110 byte)Elisabetta Cavallotti, la protagonista, porta gagliardamente il proprio corpo ritoccato nell'agone di Guardami. Non solo si esibisce in varie scene di sesso esplicito, inclusa una fellatio, ma - ecco spiegato il titolo - si sottopone a una sorta di strip-tease hard girato dal vero al Mi-Sex, di fronte a migliaia di maschietti infoiati. Serviva davvero? forse per infrangere "esteticamente" le frontiere del visibile all'interno del cinema d'autore? o per suggerire quel senso di dominio assoluto sull'uomo che la protagonista, di famiglia borghese e di gusti lesbici, assapora finché non le diagnosticano il male?

Impaginato come una sorta di incubo a occhi aperti, nonostante la giudiziosa ricerca "sul campo" con tanto d'omaggio a Joe D'Amato, Guardami rifiuta ogni lettura trasgressiva. Allo spettatore non chiede né complicità né eccitazione, e del resto l'esibizione dettagliata dei sessi femminili e maschili (anche in erezione) non risponde a sguardi morbosi. Quei genitali mostrati sono solo la materia base del cinema porno. Diverso è il discorso sulla malattia che il film disegna nella seconda parte, con accenti di sincera partecipazione; ma nel sottofinale ad alto tasso simbolico si sbraca, Nina guarita fa l'amore in ospedale con l'amico agonizzante.

Davide Ferrario spera che Guardami "possieda la brutale, feroce franchezza del suo titolo". Ma cosa vediamo davvero in quei 95 minuti? Il nuovo film del regista cremonese in realtà "provoca" solo un senso di disagio diffuso; che poi era quanto voleva Ferrario, ma non c'è riuscito. Troppa musica ridondante, un montaggio artificioso, battute infelici e infine fellineggia nel finale sulla spiaggia dopo aver abbondato in dettagli hard. Però non è un operazione furba. Dentro vi si ritrova uno sguardo dolente, non moralistico, sul mondo del porno, visto come la deriva simbolica di un corpo femminile mitizzato e degradato insieme.

Memmo Giovannini


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