Anno V - Numero 5 - Ottobre 1999

I film del mese


IL DOLCE RUMORE DELLA VITA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giovanni Bertolucci
Sceneggiatura: Mimmo Rafele, Lidia Ravera, Giuseppe Bertolucci
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Gianni Silvestri
Costumi: Grazia Colombini
Musica: Bevano Est
Montaggio: Federica Lang
Prodotto da: Massimo Ferrero, Letizia Colonna di Stigliano
(Italia, 1999)
Durata: 92'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sofia: Francesca Neri
Bruno: Rade Serbedzija
Lolita: Rosalinda Celentano
Il giovane Bruno: Niccolò Senni

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1.jpg (10272 byte)Il dolce rumore della vita ha un titolo bello e aristocratico, viene da una poesia di Sandro Penna ("Io vorrei vivere addormento/entro il dolce rumore della vita") citata sui titoli di testa; nei titoli di coda invece, a chiudere il cerchio, appare un'altra poesia, quella di Attilio Bertolucci. A cinque anni da Troppo sole, Giuseppe Bertolucci torna con Il dolce rumore della vita, un film rarefatto, con un elegante esercizio di stile che però evapora con il pubblico normale delle sale.

3.jpg (7729 byte)In un gioco di rifrangenze e menzogne evocato sin dall'inizio da un cartello ferroviario (siamo a Specchio Scalo), Bertolucci e la coppia di sceneggiatori Mimmo Rafele e Lidia Ravera, costruiscono una storia di maternità adottiva divisa in tre quadri. Tutto a inizio quando la giovane attrice Sofia, delusa dall'amante regista, Bruno, rivelatosi gay, scappa dalle prove di un Otello teatrale immerso nell'acqua. Nella toilette del treno trova un bambino appena partorito, lo raccoglie spacciandolo a tutti per suo e dandogli come nome Bruno. Anni dopo, per vendicarsi, Sofia farà credere al regista di avere avuto quel figlio da lui. Ma nel clima caldo e avvolgente di Bagno Vignoni la rivelazione si perde tra le nebbie del disamore. Passano altri dieci anni, Bruno junior ormai adolescente vede in televisione le ultime confessioni del "padre", devastato dall'Aids e il rimpianto del morente, per non essere stato vicino al "figlio", innesca una reazione violenta, destinata a sciogliersi nel sottofinale, quando il ragazzo riconosce nell'enigmatica barista Lolita un'affinità mai provata prima. "Io ho cancellato tutto", dice Sofia. "No, tu hai inventato tutto", protesta il figlio.

2.jpg (6966 byte)E' un melodramma raffreddato, immerso in un Non-Luogo dai connotati metafisici, quello che si riverbera ne Il dolce rumore della vita. Bertolucci forse ossessionato dalla povertà visiva del cinema italiano, inventa con l'operatore Fabio Cianchetti e lo scenografo Gianni Silvestri una densa ambientazione di sapore onirico dove trionfano le inquadrature sghembe o deformate, i cromatismi accesi tendenti al rosso o al giallo, le macchine teatrali di scena, tutto sotto lo sguardo di un sorridente Benigni di cartone omaggiato di sguincio.
Preponderante sul racconto, la messa in scena finisce con l'ingessare tutti gli interpreti, rendendoli personaggi di una brutta rappresentazione teatrale, a partire da Rade Serbedzjia, nella parte del regista tutto genio e sregolatezza, mentre Francesca Neri, Niccolò Senni e Rosalinda Celentano si muovono con accenti più toccanti negli impervi ghirigori del destino che una orrenda sceneggiatura riserva loro.

Memmo Giovannini


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