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IL 13°
GUERRIERO CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: John McTiernan
Sceneggiatura: Michael Crichton, William Wisher Jr., Warren Lewis, tratto dal romanzo I
mangiatori di Morte di Michael Crichton
Fotografia: Peter Menzies
Scenografia: Wolf Kroeger
Costumi: Kate Harrington
Musica: Jerry Goldsmith
Montaggio: John Wright
Prodotto da: Michael Crichton, Ned Dowd, John McTiernan
(Usa, 1999)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ahmahd ibn Fahdalan: Antonio Banderas
Regina Hrothgar: Diane Venora
Herger il gioioso: Dennis Storhøi
Buliwyf: Vladimir Kulich
Melchisidek: Omar Sharif
Wigliff, Re Hrothgar Anders T. Andersen
Skeld il superstizioso: Richard Bremmer

Il colto e dignitoso Ibn
Fadlan (Antonio Banderas), figlio dellIslam inviato in missione diplomatica dal
califfo di Bagdad presso il re dei Bulgari, simbatte in una tribù di normanni e con
essa simbarca verso unignota destinazione, tralasciando lo scopo della sua
missione e seguendo solo il richiamo della propria curiosità di viaggiatore. Vivrà
avventure memorabili e inenarrabili, scontrandosi con il misterioso e terrificante popolo
dei "mangiatori di morte" e distinguendosi per il suo acume e coraggio
nellaiutare una tribù di vichinghi oppressi dal terrore e dalla disperazione.
Tratto dal libro di Michael Crichton "Mangiatori di morte", il film di John McTiernan ha attraversato numerose
peripezie produttive (complice lo stesso scrittore che si dichiarava
perennemente insoddisfatto della trasposizione cinematografica), uscendone malconcio e
parzialmente snaturato. Posta lintraducibilità letterale del testo di Crichton,
presentato sotto forma di diario apocrifo e, soprattutto, incompleto (cosa da cui ne
deriva tuttoggi la misteriosa fascinazione), la soluzione narrativa scelta dalla
produzione accentua laspetto avventuroso della vicenda, tralasciando completamente
(a parte il troppo breve prologo, dove appare anche uno smagliante Omar Sharif, guest star
di lusso) lapproccio freddo e distaccato del viaggiatore-narratore che nel libro,
attraverso concise miniature verbali, trasmetteva disagio e puro terrore nel lettore.
Così il temuto arrivo della nebbia, portatrice di morte e inspiegabili terrori, che nel
libro rappresentava il fulcro narrativo della storia, è frettolosamente risolto durante
il primo tempo con un assedio a metà fra il western dannata e laction movie
moderno, che cerca di spaventare lo spettatore ricorrendo a trucchi di bassa macelleria
gore.
La necessità di portare a
compimento la storia ha contribuito a banalizzare il testo e ciò secondo la classica
filosofia di Hollywood: spiegare tutto, dare al pubblico un buono e un cattivo e,
ovviamente, uno scontro finale in cui "nostri", drasticamente decimati e in
netta minoranza numerica, si trovano a dover combattere una battaglia disperata e persa in
partenza (nel film le allusioni a "Zulu" di Cy Endfield vanno oltre la
citazione) riuscendo miracolosamente ad avere la meglio grazie alla superiorità tattica
delleroe di turno. Detta così sembrerebbe che "Il tredicesimo guerriero"
sia il classico film fotocopia riciclato dagli standard commerciali più beceri, ma
qualcosa, ad onor del vero, va fatta salva: il testo di Crichton, per quanto modificato e
riadattato, vive di una pulsante e misteriosa vita propria,
capace di nobilitare anche i più abusati luoghi comuni narrativi. Quindi, chi ha letto il
libro trovandolo un capolavoro (e come potrebbe essere altrimenti!) ne stia alla larga, a
tutti gli altri si consiglia (caso più unico che raro) la visione prima della
lettura: avranno occasione di assistere ad un decente film davventura e di leggere
il più bel libro dello scrittore americano.
Luigi
De Angelis
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