Anno V - Numero 5 - Ottobre 1999

I film del mese


EYES WIDE SHUT

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Frederic Raphael, Stanley Kubrick, Arthur Schnitzler, tratto dal romanzo di Schnitzler  "Traumnovelle" (edito in Italia da Adelphi con il titolo "Doppio Sogno")
Fotografia: Larry Smith
Scenografia: Leslie Tomkins, Roy Walker
Direzione artistica: John Fenner (II), Kevin Phipps
Set Decoration: Lisa Leone, Terry Wells
Costumi: Marit Allen
Montaggio: Nigel Galt
Prodotto da: Brian W. Cook
Co-Prodotto da: Jan Harlan, Stanley Kubrick
Origine: Gran Bretagna
Durata: 158'
Distribuzione cinematografica: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dr.William Harford: Tom Cruise
Alice Harford: Nicole Kidman
Victor Ziegler: Sydney Pollack
Marion: Marie Richardson
Carl: Thomas Gibson

Hotel Desk Clerk: Alan Cumming

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1.jpg (9133 byte)Le tematiche del rapporto coniugale, esaminato da svariate angolazioni, erano già state argomento di diverse opere, teatrali ed in prosa, di Schnitzler: nel romanzo breve Doppio sogno (1926) il problema della fedeltà, dell’amore, della reciproca comprensione che attanaglia i protagonisti, Fridolin ed Albertine, si articola in sette movimenti e scandisce le fasi alterne e tormentose della crisi d’una coppia.
Accostandosi ad un progetto accarezzato assai a lungo (egli si proponeva, infatti, di realizzarlo da vari decenni), Kubrick si limita a spostare l’azione dalla Vienna d’inizio secolo alla New York dei giorni nostri: per il resto, rimane fedele alla pagina scritta riproducendone per intero gli articolati dialoghi, le pause piene di angoscia, la temperie pessimista e devastata che n’è motore.

Nella pellicola, al centro della vicenda sono William Harford e sua moglie Alice: lui è un medico di successo, lei non lavora. Giovani, innamorati, benestanti, gli Harford conducono una vita brillante: li vediamo prepararsi per partecipare ad una festa in casa d’un facoltoso amico, ove essi verranno fatti oggetto di tentativi di seduzione.
Rientrati a casa, i due sentono il bisogno vicendevole di confessarsi infedeltà immaginate e brame di trasgressione: entrambi sconvolti, trascorreranno un giorno ed una notte alle prese con un vortice di pulsioni dal quale usciranno provati ma più maturi, consapevoli dell’importanza del sentimento che li lega.

3.jpg (11125 byte)In epoca di iperboli ritmiche, effetti speciali, adrenalinico agitarsi, Kubrick sceglie tempi lunghi, modalità di racconto pressoché obsolete (è dai tempi di Gertrud di Dreyer o de La mia notte con Maud di Rohmer che non si vedeva un film nel quale la parola rivestisse una simile importanza), cadenze quasi ipnotiche: sotto questo aspetto, Eyes wide shut è un testo sperimentale in veste di megaproduzione, una delle operazioni più radicali che siano mai state portate a termine sotto l’egida degli studios e degli alti budget.
William ed Alice (Cruise trasforma la propria possibile inadeguatezza al ruolo in qualcosa di funzionale ad esso, conferendo al personaggio uno spaesamento sonnambolico, un’ebetudine perennemente inalberata che molto gli risulta giovevole in termini di credibilità; la Kidman, carezzata e come corteggiata dalla macchina da presa, incarna in maniera mirabile i sussulti e le ripulse d’una figura femminile in bilico tra forza e fragilità, istinto e ragione, sensi e senso) si studiano, s’affrontano, soffrono, si smarriscono, piangono, infine si ritrovano: ed è stupenda la sequenza prefinale, la disperazione di lui appena rischiarata dalle luci di un’alba che lo vede confuso, dolente, vinto, cercare rifugio nelle braccia della propria compagna, a letto.

4.jpg (10624 byte)Strepitoso a livello figuratico (valga per tutte la scena dell’orgia, che accoppia un décor barocco preso di peso da un Bava d’annata a copule meccaniche di corpi cosalizzati apparentabili a quelle del "Casanova" di Fellini), Eyes wide shut focalizza infine una delle ossessioni ricorrenti nell’arte kubrickiana: l’impossibilità di realizzazione dei propri desiderata all’interno di qualsiasi società organizzata, con l’inevitabile strascico di frustrazione, di disagio, che ne consegue.

I coniugi Harford vogliono solamente amarsi, ma non sanno che non basta anelarvi: l’universo capitalista aborre i moti dell’animo non monetizzabili, propone alternative fittizie e patinate, algidamente carnali, sogni che il danaro può comprare.
Sta a loro discernere il grano dal loglio, sceverare il superluo dal necessario, distinguere fra inutili gravami e cose che sanno di gioia: a Bill ed Alice, creature perplesse e disorientate che sono noi, noi tutti, seduti al crocicchio dei millenni, la testa fra le mani, lo sguardo nel vuoto. Sperduti, in cerca d’un impossibile significato per l’esistenza.

Francesco Troiano

Numero di Luglio-agosto interamente dedicato ai film di Stanley Kubrick


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