Anno V - Numero 6 - Novembre 1999

I film del mese


IL VIAGGIO DI FELICIA
(FELICIA'S JOURNEY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Atom Egoyan
Sceneggiatura: Atom Egoyan, sulla base dell’omonimo romanzo di William Trevor edito in Italia da Guanda.
Fotografia: Paul Sarossy
Scenografia: Jim Clay
Costumi: Sandy Powell
Musica: Mychael Danna
Montaggio: Susan Shipton
Prodotto da: Bruce Davey
(UK-Canada, 1999)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Hilditch: Bob Hoskins
Felicia: Elaine Cassidy
Gala: Arsinée Khanjian
Iris: Sheila Reid

ciak3.gif (1850 byte)ciak3.gif (1850 byte)ciak3.gif (1850 byte)ciak3.gif (1850 byte)

5.jpg (10931 byte)Felicia sbarca a Birmingham dall’Irlanda, in cerca del proprio ragazzo venutovi per lavorare ed ignaro, prima della partenza, della sua gravidanza; Hilditch è un signore di mezza età, gentile e tranquillo, supervisore del catering in una grande fabbrica della città.
I due s’incontrano casualmente, l’uomo offre il proprio aiuto alla ragazza in difficoltà e pare sviluppare nei confronti di quest’ultima un sentimento di paternità apocrifa, del quale costei pare profittare volentieri; quel che non sa è che l’uomo, sotto l’apparenza dimessa, coltiva l’hobby dell’omicidio seriale di fanciulle angosciate...

Sulla scorta di un bel romanzo di William Trevor, uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei, Atom Egoyan ha costruito con Il viaggio di Felicia uno dei thriller più atipici mai apparsi sul grande schermo: se i riferimenti a classici del passato sono evidenti (Il collezionista di William Wyler, Psycho di Alfred Hitchcock), fino a giungere alla citazione letterale (ancora Hitchcock con Il sospetto, nella sequenza in cui Hilditch sale la scala portando a Felicia la tazza di caffè drogato), assolutamente originale è il modo in cui il cineasta armeno amalgama gl’ingredienti fino ad ottenere un esito strepitoso, certo il più alto della sua carriera.
2.jpg (9212 byte)Aperto da un magistrale piano-sequenza che percorre lentamente la casa di Hilditch, oggetto per oggetto, camera per camera, fino a mostrarcelo in cucina intento a preparare un complicato manicaretto davanti ad un video della madre gourmet (negli anni dell’infanzia, il bimbo grasso ed imbranato che era ha avuto attenzioni dalla mamma, star culinaria della TV, solo in occasione dei filmati in cui egli fungeva da comparsa; l’oralità è la sua modalità di fruizione delle cose, la coazione a ripetere la sua condanna), Il viaggio di Felicia mette a confronto due solitudini figliate dall’ostilità genitoriale ("Tu porti il nemico dentro di te" è l’anatema con cui il padre ripudia Felicia, incinta d’un sospetto filoinglese) destinate a trovar soluzione in uno straziante scioglimento finale, preceduto da una scena (quella delle due religiose nel giardino) tra le più belle ed intense viste al cinema negli ultimi anni.

Se Elaine Cassidy dipinge con sorprendente bravura l’evoluzione del proprio personaggio, dall’iniziale opacità sperduta alla consapevolezza dolente della conclusione, Bob Hoskins è semplicemente mirabile nell’indossare i panni di codesto desueto assassino: guidandoci passo dopo passo verso la scoperta di ciò che giace sotto l’apparente mitezza sua, egli riesce - come il Peter Lorre di M, come pochissimi altri nella storia della settima arte - a produrre nello spettatore il difficile passaggio dall’orrore alla pietà.

Francesco Troiano

Il sito ufficiale del film

Parla il regista Atom Egoyan


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)