Anno V - Numero 6 - Novembre 1999 |
Il viaggio di Felicia |
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ATOM EGOYAN "Quando Karen Glasser, responsabile del settore sviluppo della Icon, mi ha mandato una copia di Felicia's Journey di William Trevor, non ero sicuro di voler far seguire a "Il Dolce domani" un altro adattamento. Leggendo il libro, in ogni modo, mi avevano colpito la genialità della scrittura, la profondità dei personaggi e la quantità di problematiche che solleva. Nel momento in cui ho voltato l'ultima pagina del libro sapevo che dovevo realizzare questo film.
Ho anche visto nell'opera di Trevor una affascinante distorsione della storia della Bella e la Bestia. Qui Felicia è la ragazza giovane e ingenua, mentre Hilditch è un "mostro" dal punto di vista intellettuale ed emotivo, piuttosto che fisico. Come tutti i grandi miti e le grandi fiabe, entrambi i personaggi devono affrontare i loro demoni e crescere per raggiungere i loro obiettivi o, per dirla in modo più pertinente, la loro pace. Forse la sfida più singolare nell'affrontare questo adattamento stava nel rappresentare due ambienti molto lontani dalla mia esperienza di vita quotidiana. Di sicuro non sono cresciuto in una cittadina irlandese e non ero neanche mai stato a Birmingham. Come nella città di Sam Dent ne "Il Dolce Domani", sentivo una grande responsabilità, non soltanto nei confronti degli spettatori, ma anche nei confronti dei personaggi: entrambi i luoghi dovevano essere rappresentati con accuratezza ed onestà. Mi ha sbalordito il fatto che lo squallido paesaggio industriale che caratterizza le Midlands inglesi somigli così tanto ai territori industriali nord americani. È stato invece difficilissimo trovare la cittadina irlandese che avevo immaginato durante la lettura. L'Irlanda ha avuto uno sviluppo molto rapido negli ultimi anni e solo dopo una lunga ricerca siamo riusciti a trovare una città che riflettesse le qualità che caratterizzavano il luogo in cui Felicia viveva e che infine abbandona. Il caso ha voluto che questa cittadina, Glansworth, fosse molto vicina al luogo di nascita di William Trevor, Mitchelstown, nella Contea di Cork. È una coincidenza abbastanza strana che nella mia infanzia io abbia avuto un rapporto molto particolare con la cultura inglese. Da bambino, sono emigrato con la mia famiglia a Victoria, nella Columbia Britannica, sulla costa occidentale del Canada. All'epoca, era la metà degli anni '60, Victoria era un caso virtuale di distorsione temporale: gran parte della città restava attaccata ad una reale o immaginaria eredità britannica e la gente si vedeva come l'ultimo bastione dell'Impero Britannico. Mi sono ritrovato circondato da gente che masticava un accento inglese - ma molti di loro non erano mai realmente stati in Inghilterra. Nei miei viaggi personali in Inghilterra, mi interessava molto osservare la vita in Gran Bretagna dopo aver sperimentato tutte quelle atmosfere pseudo-inglesi della mia giovinezza. Nonostante sia ambientato nell'epoca contemporanea, questo film somiglia molto ad una ricostruzione d'epoca. Hilditch vive sospeso negli anni Cinquanta, come si vede dall'arredamento della sua casa, dalla sua automobile, dai suoi pasti serali, religiosamente basati sui menu televisivi di Gala. Ma anche Felicia viene da un'altra epoca - nel film compaiono altre ragazze della sua cittadina, ma sono tutte in qualche modo molto moderne e sofisticate in confronto a Felicia. C'è qualcosa di molto particolare nel modo in cui è stata cresciuta, che la pone in un'altra Irlanda, più antica, per cui Felicia e Hilditch non vivono nel loro tempo, sono estranei al mondo moderno ed è questo ciò che li unisce e che infine li porta ad una trasformazione o ad una evoluzione. Una delle più grandi difficoltà che ho avuto, come regista, è stata narrare la storia in maniera da entrare nellottica dei due personaggi, nei loro mondi, e non semplicemente osservandoli dallesterno. Secondo me, fare cinema significa esattamente questo; non si tratta di "far vedere" le cose a livello letterale, ma di usare gli strumenti straordinari che immagine, struttura e suoni ci danno per trasmettere ciò che i personaggi provano, non soltanto le azioni che compiono. È questa l'essenza che rende emozionante per me fare i film. Far sì che il pubblico sperimenti ciò che accade nella mente di una ragazza quando conosce lamore per la prima volta e vive la confusione e l'irrazionalità delle sue emozioni lacerate. Usare il tempo in maniera strettamente lineare mi fa sentire come in prigione. La mente, per sua natura, fluttua avanti e indietro tra le diverse esperienze quando esse si relazionano con le circostante del tempo presente, e per me è assolutamente essenziale strutturare i film in questo modo. La nostra diffidenza nei confronti di una narrazione non lineare è una conseguenza del fatto che la maggior parte dei film non approfitta delle possibilità del mezzo cinematografico. Sono convinto che quando si mostrano scene frammentate o sequenze non cronologicamente lineari, che a prima vista sembrano prive di coesione, ci sia in realtà un grande impulso creativo ed una interazione con il pubblico che deve rimettere assieme i pezzi. Questa tecnica rende attivi gli spettatori, li tiene impegnati - li rende più coinvolti nella storia - a patto che, ovviamente, io riesca a conquistarmi la fiducia del pubblico. Il pubblico ti seguirà nel viaggio del film se sa che i pezzi del film, ad un certo punto, si ricomporranno in un quadro. Credo che gli spettatori di oggi siano molto sofisticati, in tutto il mondo, ed io ho la responsabilità di andargli incontro e di ampliare le loro aspettative, di non rimanere limitato all'interno delle convenzioni. Ritengo che il maggior segnale di successo sia un pubblico che resta coinvolto dal film anche dopo che le luci della platea si sono spente. Nel romanzo, Hilditch allude alle sue precedenti vittime come soggetti di una "galleria di quadri". Si tratta di un'immagine puramente mentale che ho rielaborato nella "galleria di videocassette" che Hilditch usa per raggiungere lo stesso effetto raggelante. Sentivo che era una immagine coerente perché, da ragazzo, Hilditch era circondato dalle troupe che registravano il programma di cucina di sua madre. Inoltre, il giovane Hilditch aveva ricevuto attenzioni e affetto da sua madre solo durante le registrazioni del programma. Per lui il video è quasi più reale della realtà stessa. Trovo affascinante l'uso del video anche perché è una eco del mio lavoro di regista - decidere cosa riprendere, dove dirigere la cinepresa e quando allontanarla... Avere a che fare con un serial killer, anche se è gentile, pone il dilemma di investigare nelle sue origini come mostro umano. Non voglio insistere sul fatto che qualcosa di particolare sia accaduto a Hilditch nella sua infanzia che lo ha fatto diventare ciò che è. D'altra parte, le vicende della sua infanzia non gli hanno impedito di diventare da adulto il mostro che è. Hilditch è la manifestazione più estrema e grottesca di una tendenza che ritengo sia centrale per la maggior parte dei comportamenti maschili: dover controllare, e forse anche distruggere proprio ciò di cui hai bisogno. Avevo già esplorato in modo molto diverso lo stesso tratto comportamentale in un film che ho fatto diversi anni fa, Calendar. In questo film, un uomo decide di annientare la donna che in realtà ama. Ritengo tale comportamento del tutto riprovevole, ma in qualche modo lo comprendo. Devo comprenderlo. Se non lo capisco il personaggio cessa di essere degno di essere rappresentato. Allo stesso modo dovevo comprendere Hilditch per poter raccontare la sua storia. Pur se in modo perverso, c'è qualcosa di assolutamente commovente in Hilditch, che spero risuoni come un campanello di allarme per alcune persone. Credo che uno degli effetti più provocatori del film sia che proviamo una grande compassione per lui. Non vogliamo credere che sia quello che è perché ci appare così vincente, così servizievole, così pieno di compassione. Quando ho letto la storia per la prima volta, mi è subito venuto in mente Bob perché è uno di quegli attori che ti sembra di conoscere personalmente, che sembra familiare e accessibile. È davvero uno choc quando ci si rende conto che non è affatto ciò che sembra. Una immagine di un film crea un bisogno di credere che ciò che stai vedendo è reale. Poi essa viene estesa alla comprensione globale di un personaggio, che da tutti gli indizi appare leggermente eccentrico, ma che crediamo ancora di comprendere. Riconosciamo Hilditch, gli strani regimi a cui sottopone la sua particolare piccola vita. È solo durante lo svolgimento del film che iniziamo a capirlo davvero. Chiunque guardi il film riconoscerà che Johnny è un rozzo. Elaine ha fatto un eccellente lavoro nel farci capire perché Felicia non se ne renda conto e come, in circostanze simili, chiunque di noi possa imbattersi nella persona sbagliata. Felicia esordisce come un personaggio pieno di innocenza pura. Non che sia infantile, ma è una ragazza che non sa cogliere assolutamente doppiezza e disonestà. Felicia è una vittima ma non solo di Hilditch e del clima di repressione in cui è cresciuta: è anche vittima della sua ignoranza. Attraverso il suo viaggio e la sua esperienza del male, perde parte della sua innocenza ma acquisisce un po' di saggezza. Felicia alla fine diventa più forte. Il suo viaggio è quasi trasparente, in magnifico contrasto con quello di Hilditch, le cui motivazioni sono molto più oscure e complesse. Insieme, questi due attori geniali creano personaggi con una alchimia davvero unica. Il processo di realizzazione di Felicia's Journey ha costituito una esperienza straordinaria. Per la prima volta nella mia carriera non mi sono occupato della produzione. Ciò mi ha sollevato da un terribile peso e mi ha consentito di dedicare tutte le mie energie alla scrittura, al casting ed alla regia. La Icon, sotto la direzione di Bruce Davey, si è dimostrata un partner straordinario. Mi ha liberato da tutta la parte burocratica e da una serie di grandi e piccoli problemi che sorgevano quasi ogni giorno nella produzione, e allo stesso tempo mi ha fornito un ambiente artistico ricco, dei consigli preziosissimi, e, cosa ancora più importante, il controllo completo di cui avevo bisogno per realizzare il film che desideravo. Non avrei mai creduto che rinunciare alla produzione mi avrebbe dato più libertà di qualsiasi altro film che avessi mai fatto. Girare in Irlanda e nei celebri Shepperton Studios di Londra non mi ha dato una visuale ricca e a tutto tondo, ma anche una squadra di artisti e di artigiani di grande talento. È stata una vera coproduzione tra Canada e Regno Unito ed ho potuto portare con me molti dei collaboratori su cui avevo fatto affidamento nei precedenti film. Paul Sarossy ha catturato in modo spettacolare sia il solitario rigoglio della cittadina irlandese, sia lo squallore della regione urbana delle Midlands. Mychael Danna ha creato una colonna sonora molto commovente che è un elemento fondamentale di questo film. La montatrice, Susan Shipton, mantiene uno straordinario controllo del ritmo e del fluire del film che si sposta continuamente nel tempo e nello spazio. In Inghilterra ho avuto la possibilità di lavorare per la prima volta con talenti straordinari come lo scenografo Jim Clay che ha costruito la casa di Hilditch come una parte integrante e reale del film e Sandy Powell con il quale avevo collaborato per la mia prima "Dr. Ox's Experiment" alla English National Opera. Il casting in Inghilterra ed in Irlanda è stato una gioia. Il calibro dei talenti in questo film è eccezionale. Da Bob a Elaine fino alle parti minori, ho avuto l'opportunità di lavorare con attori di straordinario talento e disciplina. Arsinée Khanjian ha interpretato un personaggio inusuale e straordinario, Gala, una donna la cui ombra continua a ricadere su Hilditch per anni dopo la sua morte. Elaine ha affrontato una sfida tremenda: pur così giovane, è stata in grado di dare vita ad un personaggio estremamente complesso con grande delicatezza. Per quanto riguarda Bob, ha detto che vedeva Hilditch in qualche modo come l'uomo più noioso del mondo. È quindi a onore del suo straordinario talento il fatto che abbia creato un personaggio ricco di sfaccettature, vivo, che sembra respiri. La sua interpretazione di Hilditch oltrepassa i miei sogni più selvaggi di mostro affascinante, sottile, gentile". 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