Anno V - Numero 6 - Novembre 1999

I film del mese


QUESTO E' IL GIARDINO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giovanni Davide Maderna
Sceneggiatura: Carolina Freschi, Giovanni Davide Maderna
Fotografia: Luca Bigazzi
Scenografia: Marco Belluzzi
Costumi: Roberta Beolchini
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Andrea Occhipinti
(Italia, 1999)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: Lucky Red

PERSONAGGI E INTERPRETI

Laura: Carolina Freschi
Carlo: Denis Fasolo
Madre di Laura: Tiziana Baergamaschi
Marta: Emanuela Macchniz
Madre di Carlo: Delia Boccardo
Marcello: Alessandro Quattro

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1.jpg (21451 byte)Laura e Carlo sono studenti del Conservatorio. Si conoscono suonando assieme Beethoven, si innamorano, si fidanzano. Ma non potrebbero essere più diversi. Entrambi hanno una vita "segreta". Lei, anche se cerca di non farlo pesare a lui, è molto religiosa. Lui, anche se lo confessa solo quando è troppo tardi, è bisessuale, si è sempre diviso le ragazze con l'amico del cuore e non disdegna i transessuali e, forse, l'incesto. Figuratevi il dramma, quando lei resta incinta: Carlo è quanto di più lontano da un possibile padre si possa immaginare, e Laura va contro tutte le proprie convinzioni decidendo di abortire. Ovvio che la coppia vada in frantumi: ma ci sarà, per due persone così diverse, una seconda chance?

2.jpg (24129 byte)La storia di Questo è il giardino poteva essere nelle corde di uno di quegli scrittori cattolici francesi della prima metà del secolo, dalla sensibilità umbratile, che alludevano trepidanti a peccati innominabili prima di catartiche redenzioni e ritorni del figliol prodigo. Solo che i suoi personaggi, trapiantati in una Milano grigia, sono solo maledetti di maniera, figurine assurde saltate fuori da vecchi libri polverosi: la coppia diabolica e promiscua, il giovane musicista che si attacca alla bottiglia, la giovinetta che perde la fede e abortisce, la madre muta (oh pregnante simbolismo!) con Edipi irrisolti e brividi incestuosi tanto per gradire…

3.jpg (25988 byte)Ignoro la formazione del regista, qualche film di Bresson se lo deve essere visto, e deve essere stato impressionato dallo stile ellittico, associandolo immediatamente alla Grande Arte. Quindi le tormentate figurine vengono metodicamente spezzettate in gesti di grigiume quotidiano, fossilizzate in un ritmo in levare che alla fine diventa rictus, o rigor mortis. L'ellissi funziona quando fa intuire ombre di non detto e universi nascosti. In Questo è il giardino, tutto è spiattellato davanti, uno specchio e una tautologia, in queste condizioni essere allusivi è fingere un mistero che non c'è. Mi spiace dirlo, perché quando si scrivono queste cose sembra che non si rispetti il lavoro e le buone intenzioni del regista, ma Questo è il giardino è uno di quei film che a me sessantaduenne fanno passare la voglia di andare al cinema, che al comune spettatore non potranno mai dire niente ed è giusto che sia così, perché sono fatti per gli amici, per i critici e per l'Arte, perché visti dal di fuori emanano solo un sentore di sacrestia e di accademia, film fatti di idee mal digerite e non di immagini, figuriamoci di carne.

Memmo Giovannini


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