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DESTINI INCROCIATI
(RANDOM HEARTS)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Sydney Pollack
Sceneggiatura: Kurt Luedtke, sulla scorta del romanzo di
Warren Adler edito in Italia da Sperling & Kupfer
Fotografia: Philippe Rousselot
Scenografia: Barbara Ling
Costumi: Bernie Pollack
Musica: Dave Grusin
Montaggio: William Steinkamp
Prodotto da: Sydney Pollack, Marykay Powell
(USA, 1999)
Durata: 129'
Distribuzione cinematografica: Columbia Tristar
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dutch Van Den Broeck: Harrison Ford
Kay Chandler: Kristin Scott Thomas
Alcee: Charles S. Dutton
Wendy Judd: Bonnie Hunt
Carl Broman: Sydney Pollack

"Perché nel
cinema di Pollack nessuno ha mai la verità tutta intera, e sempre il
rapporto che sinstaura tra due persone (usualmente di sesso diverso) è
complementare: lidentità di sé è scoperta attraverso laltro, che noi
aiuteremo in qualche modo a scoprirsi nella propria identità. E questo per Pollack
il senso dellamore, è per questo che una volta esaurito il proprio
"compito", le due persone si separano. Ciò che
due esseri si possono dare, se lo danno. E poi si separano".
Le parole di Franco La Polla disegnano la cosmogonia dei
sentimenti in Sydney Pollack come meglio non si potrebbe,
dacché le stigmate del "brief encounter" connotano i rapporti fra Joe e Kathy
ne I tre giorni del condor (1975), Sonny e Hallie ne Il cavaliere
elettrico (1979), persino Hubbel e Kathie in Come eravamo (1973)
o Denys e Karen ne La mia Africa (1985): non fanno eccezione Dutch e Kay
in questultimo Destini incrociati, basato su una sceneggiatura di Kurt Luedtke (già collaboratore di Pollack per Diritto di
cronaca ed il citato La mia Africa) tratta da un romanzo di
Warren Adler.
Vedovi di coniugi legati fra loro da un rapporto
adulterino e periti assieme durante un disastro aereo, i due protagonisti reagiscono al
duplice dolore come possono o sanno: il poliziotto Dutch dà vita ad una afflittiva quanto
inutile inchiesta sul passato recente della moglie per comprendere le ragioni del
tradimento subito, la rappresentante del Congresso Kay si chiude nella propria pena e
cerca di circoscrivere lo scandalo, anche per rispetto della figlia adolescente.
Quando i due sincontrano fanno scintille, ma allaggressività iniziale
subentra il desiderio dun reciproco sostegno affettivo: destinato forse a durare
"lespace dun matin", ma necessario per poter ricominciare.
Peccato che la love story, slungata ed illanguidita
oltre misura, gravata da un eccesso di verbosità dei personaggi, risulti alla fine
indigeribile; e che al tutto poco giovi laggiunta dun sottotesto a base di
sbirri corrotti, malintegrantesi col tono intimista di tutto il resto.
Detto poi duna regia semplicemente notarile, saggiungerà che alla bisogna non
serve lo spaesamento sonnambolico di Harrison Ford; meglio, allora, il cipiglio duna
Kristin Scott Thomas brava a far affiorare il substrato di fragilità caratterizzante il
proprio ruolo.
Francesco
Troiano
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