Anno V - Numero 6 - Novembre 1999

I film del mese


ACID HOUSE
(THE ACID HOUSE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paul McGuigan
Sceneggiatura: Irvine Welsh
Fotografia: Alasdair Walker
Montaggio: Andrew Ulmer
Prodotto da: David Muir, Alex Usborne
(Gran Bretagna, 1998)
Durata: 112'
Distribuzione cinematografica: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Coco: Ewen Bremner
Rory: Martin Clunes
Boab senior: Alex Howden:
Boab:  Stephen McCole
Evelyn: Jenny McCrindle

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1.jpg (9560 byte)Acid House, per la regia di Paul McGuigan, ma con la supervisione ampiamente pubblicizzata di Irvine Welsh, sceneggiatore dei tre racconti, è un trittico, (se era un film italiano sarebbe stato semplicemente un film a episodi), che racconta tre storie della Glasgow operaia o piccolo-borghese.
In The Granton Star Cause, un giovane calciatore viene escluso dalla squadra, licenziato dal lavoro, lasciato dalla ragazza e cacciato di casa dai genitori. Comprensibilmente incazzato, va al pub dove incontra un tizio che sostiene di essere Dio e lo tramuta in una mosca. In questa nuova veste, ritorna a casa dai suoi e verrà schiacciato dalla mamma infastidita da quell'insetto che le ronza attorno, proprio mentre sta sodomizzando il marito con un fallo finto.
Più normale la storia di A Soft Touch, dove troviamo un marito cornuto e mazziato dal vicino di casa amante della moglie, e si consola accudendo la figlioletta.
Di nuovo delirante Acid House, terzo episodio che dà anche il titolo al film, racconta di un ragazzo in pieno trip da acido che con la mente si trasferisce nel corpo di un neonato, così l'adulto regredisce allo stato infantile mentre il piccolo parla e si comporta da coatto. Finale a sorpresa.

2.jpg (10347 byte)Parlato in originale nell'aspro dialetto di Glasgow (ma i dialoghi non sono difficili: i personaggi pronunciano quasi esclusivamente la parola fucking, l'insulto inglese universale) Acid House ha solo due o tre momenti divertenti, come la rapida lezione di economia post-thatcheriana inflitta al protagonista del primo episodio da un poliziotto azionista della British Telecom. Per il resto non basta parlare di droghe e di acidi, e far traballare la macchina da presa, per essere trasgressivi. All'insulsaggine delle storie si accoppia un'insolita insistita bruttezza di quasi tutti gli attori. Nel complesso è un film fastidioso. L'unica speranza per il futuro è che Irvine Welsh lasci perdere il cinema e il cinema lasci perdere lui. Siamo abituati a "film giovani" nostrani sempre brutti e a "film giovani" inglesi sempre gradevoli (da Full Monty in giù): invece, ecco qui un film inglese che nemmeno il peggior regista italiano avrebbe saputo confezionare in modo così banale, cosi presuntuoso, così modaiolo, così sgradevole.

Per concludere una piccola domanda per chi ancora crede che al cinema esistano gli Autori: di chi era il merito di Trainspotting, visto che con le loro opere successive sia il regista Danny Boyle che lo scrittore Irvine Welsh si sono svalutati più rapidamente del rublo?

Memmo Giovannini


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