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ACID HOUSE
(THE ACID HOUSE)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Paul McGuigan
Sceneggiatura: Irvine Welsh
Fotografia: Alasdair Walker
Montaggio: Andrew Ulmer
Prodotto da: David Muir, Alex Usborne
(Gran Bretagna, 1998)
Durata: 112'
Distribuzione cinematografica: Filmauro
PERSONAGGI E INTERPRETI
Coco: Ewen Bremner
Rory: Martin Clunes
Boab senior: Alex Howden:
Boab: Stephen McCole
Evelyn: Jenny McCrindle

Acid House,
per la regia di Paul McGuigan, ma con la supervisione
ampiamente pubblicizzata di Irvine Welsh, sceneggiatore dei
tre racconti, è un trittico, (se era un film italiano sarebbe stato semplicemente un film
a episodi), che racconta tre storie della Glasgow operaia o piccolo-borghese.
In The Granton Star Cause, un giovane calciatore viene escluso dalla
squadra, licenziato dal lavoro, lasciato dalla ragazza e cacciato di casa dai genitori.
Comprensibilmente incazzato, va al pub dove incontra un tizio che sostiene di essere Dio e
lo tramuta in una mosca. In questa nuova veste, ritorna a casa dai suoi e verrà
schiacciato dalla mamma infastidita da quell'insetto che le ronza attorno, proprio mentre
sta sodomizzando il marito con un fallo finto.
Più normale la storia di A Soft Touch, dove troviamo un marito cornuto e
mazziato dal vicino di casa amante della moglie, e si consola accudendo la figlioletta.
Di nuovo delirante Acid House, terzo episodio che dà anche il titolo al
film, racconta di un ragazzo in pieno trip da acido che con la mente si trasferisce nel
corpo di un neonato, così l'adulto regredisce allo stato infantile mentre il piccolo
parla e si comporta da coatto. Finale a sorpresa.
Parlato in originale
nell'aspro dialetto di Glasgow (ma i dialoghi non sono difficili: i personaggi pronunciano
quasi esclusivamente la parola fucking,
l'insulto inglese universale) Acid House ha solo due o tre
momenti divertenti, come la rapida lezione di economia post-thatcheriana
inflitta al protagonista del primo episodio da un poliziotto azionista della British
Telecom. Per il resto non basta parlare di droghe e di acidi,
e far traballare la macchina da presa, per essere
trasgressivi. All'insulsaggine delle storie si accoppia un'insolita
insistita bruttezza di quasi tutti gli attori. Nel complesso è un
film fastidioso. L'unica speranza per il futuro è che Irvine Welsh lasci
perdere il cinema e il cinema lasci perdere lui. Siamo abituati a "film giovani"
nostrani sempre brutti e a "film giovani" inglesi sempre gradevoli (da Full
Monty in giù): invece, ecco qui un film inglese
che nemmeno il peggior regista italiano avrebbe saputo confezionare in modo così banale,
cosi presuntuoso, così modaiolo, così sgradevole.
Per concludere una piccola domanda per chi
ancora crede che al cinema esistano gli Autori: di chi era il merito di Trainspotting,
visto che con le loro opere successive sia il regista Danny Boyle che lo scrittore Irvine
Welsh si sono svalutati più rapidamente del rublo?
Memmo Giovannini
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