Tempi Moderni

I film del 1999


LA NOIA
(L'ENNUI)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Cédric Kahn
Sceneggiatura: Cédric Kahn, Laurence Ferreira Barbosa, tratta dal romanzo "La noia" di Alberto Moravia, edito da Bompiani.
Fotografia: Pascal Marti
Scenografia: François Abelanet
Costumi: Françoise Abelanet
Montaggio: Yann Dedet
Prodotto da: Paulo Branco
(FRANCIA, 1998)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Martin: Charles Berling
Cécilia: Sophie Guillermin
Sophie: Arielle Domblase
Meyers: Robert Kramer

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1.jpg (7625 bytes)Presentato al festival di Venezia ‘98, nella sezione «Prospettive» , "La noia", è firmato da Cédric Kahn, regista d'oltralpe (nel 1994 ha vinto a Cannes il premio Jean Vigo con "Trop de bonheur") giunto alla sua terza prova trasferendo sullo schermo l'omonimo romanzo di Alberto Moravia. In Francia il film è andato molto bene senza lasciare spazio a confronti nostalgici con il romanzo d’origine. Merito del regista e della sua passione per questa storia che ha saputo raccontare liberamente, puntando su una natura emozionale fuori dal tempo (il film è ambientato 30 anni dopo rispetto alle vicende del romanzo), evitando ogni sfumatura psicoanalitica. Il risultato è un gelido "conte philosophique", qualcosa di molto poco italiano nonostante la fonte letteraria.
«Ho capito che bisogna viverla, la disperazione», dice Martin (Charles Berling) alla fine de " La Noia". Nel frattempo lo abbiamo visto passare attraverso tutti gli stadi dell’abiezione amorosa. Ha inseguito la sua donna, si è umiliato, ha patito l’inferno della gelosia e del possesso mai appagabile, della dipendenza assoluta, fatta di telefonate ossessive e di assurdi pedinamenti. Ora, forse, è libero. Guarito.  
2.jpg (7909 bytes)Martin è un uomo di mezza età, già provato dalla vita, stanco del lavoro di insegnante e depresso per la rottura con la moglie, irritato dalla felicità che quest'ultima (Arielle Domblase) sembra avere raggiunto. Poi incontra Cécilia (Sophie Guillermin), una ragazzina, ma che per lui si rivela devastante. Cécilia ha il viso tondo da bimba antica, morbida nella crudeltà infantile e istintiva nei giochi erotici, misteriosa; si dice che abbia provocato la morte di un pittore, e lei non fa nulla per smentire la diceria. La ragazza è immediata, si muove nelle emozioni senza rete e Martin ne diventa sempre più succube. E’ incantato dalla ragazza ma anche vittima dell’ossessione amorosa. E’ la lotta tra due mondi, quello della ragione contrapposto a quello della sensibilità. Tuttavia l’essenza di questo insolito rapporto è qualcosa che non si può spiegare, poiché le parole non possono descrivere cosa davvero accade tra due persone.
Per Alberto Moravia  la noia era uno stato d'animo dei ricchi, mentre oggi è più diffusa, molti soffrono non trovando uno scopo nella vita. Anche il personaggio di Martin e più "comune" rispetto al romanzo. All’inizio del film è senz’altro più legato alla «ragione» ma poi l’impatto con una dimensione fisica così forte finirà per dominarlo.
Il film è molto esplicito nelle scene di sesso, ma è un erotismo senza gioia, a volte angosciante, a volte grottesco, anche per il contrasto "fisico" tra il logorroico Martin e l’infantile Cécilia, ragazza senza alcuna esperienza di recitazione, con un corpo alla Renoir che bene incarna l’immoralismo spontaneo del personaggio. In molti la considerano una rivelazione – i "Cahiers du cinema" di dicembre le hanno addirittura dedicato la copertina–  anche per la sua siderale estraneità alla media delle giovani attrici d’oltralpe. E non solo.

Memmo Giovannini

CineMoravia
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