Anno V - Numero I - Maggio 1999

Intervista a Joel Silver


Intervista a Joel Silver

Ormai nell’olimpo hollywoodiano da più di una quindicina d’anni Joel Silver vanta una catena di successi ed insuccessi forse ugualmente invidiabili: perché è sicuramente uno dei produttori più ricchi è importanti della Mecca cinematografica. Die Hard, Trappola di cristallo e in ordine sparso, da Commando a Predator, tutta la serie di Arma letale, Ipotesi di complotto, i film prodotti da Joel Silver sono pieni di esplosioni fragorose e ad oggi hanno guadagnato un totale di 2,8 miliardi di dollari… Silver conosce alla perfezione la storia del cinema e cerca oggi di riproporre un immaginario all’altezza dello splendore degli anni d’oro. Con The matrix questo pirotecnico produttore ha affrontato un rischio non proprio calcolato: produrre un kolossal a base di realtà virtuale, fumetti e kung fu, diretto da due (finora) semisconosciuti fratelli di talento. I risultati al botteghino gli hanno dato ragione. Il film è il maggior incasso americano dell'anno.

1.jpg (4450 bytes)A cosa si deve l’uso così spregiudicato delle arti marziali in questo film?

I registi erano entusiasti all’idea di fare un film che mescolasse il kung-fu, l’azione e la fantascienza. Dato che i Wachowski provengono dal mondo dei fumetti, sono dei fan di cartoni animati giapponesi come Ghost in the Shell e Akira, oltre ad essere dei grossi fan dei film di Kung-fu del passato, hanno abbinato questi due stili creando uno stile che ritengo molto fresco, originale e che non si è mai visto prima d'ora sullo schermo.

Esiste un rapporto tra i più recenti film americani d’azione e i film di Hong-Kong?

Sono sempre stato intrigato da questi film di kung-fu, però non sono mai stato in grado di realizzarli come mi sarebbe piaciuto. Non avevamo il know-how, siamo lontanissimi dalla sofisticazione e dall’eleganza di ciò che si vede nei film di Hong- Kong. Ma quando i fratelli Wachowski hanno cominciato a parlarmi di questo argomento ho cominciato a capire che cosa bisognava fare; ed è stato in quel periodo, ad esempio, che abbiamo deciso di prendere Jet Lee per Arma letale 4, che si è rivelata poi un’ottima scelta. Con Jet Lee abbiamo cominciato a capire le potenzialità delle arti marziali sullo schermo. E ci siamo resi conto che sarebbe stato fondamentale attrarre Wo Ping (coreografo dei combattimenti di kung-fu) nel nostro progetto. La cosa nuova in The Matrix è il mescolamento tra i notevoli effetti visivi e il kung-fu. Ma anche in Romeo Must Die, che è di prossima produzione e sarà meno studiato dal punto di vista degli effetti, credo che riusciremo ad avere dei combattimenti altrettanto straordinari ed eccitanti.

Come hanno reagito gli attori all’idea di dover girare delle scene molto impegnative dal punto di vista fisico?

2.jpg (3776 bytes)I fratelli Wachowski hanno scritto la sceneggiatura circa cinque anni fa e avevano un’idea molto chiara del film che volevano fare. Prima però hanno dovuto girare Bound che è stata una specie di prova che hanno dovuto presentare ai tipi della Warner per convincerli. Una volta avuto semaforo verde la loro idea per il casting era di prendere degli attori disponibili a combattere coreograficamente. Gli attori dovevano allenarsi per cinque o sei mesi ed imparare  tutte le mosse. Era un’idea rivoluzionaria perché in genere a Hollywood i combattimenti sono realizzati in fase di post produzione con gli stuntmen. I film di Hong-Kong invece sono sempre stati pensati senza l'uso di controfigure. Si riprende l'azione filmando campi larghi, così il pubblico si rende conto che sono gli attori a fare i combattimenti. I fratelli Wachowski volevano la stessa cosa e ci sono voluti mesi di addestramenti al termine dei quali gli attori si sono detti entusiasti della nuova esperienza, nonostante i lividi e le innumerevoli distorsioni. La presenza fisica degli attori dunque è stata molto importante.

Alfonso Iuliano


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