Anno V - Numero I - Maggio 1999

The matrix


Riprese alla velocità delle pallottole

Le immagini al ralenti di alcune scene d'azione contribuiscono alla creazione del particolarissimo stile di Matrix ma alcuni passaggi della sceneggiatura richiedevano l'utilizzo di speciali tecniche di ripresa. Queste sequenze richiedevano un movimento della camera da presa, vicino ai 12.000 fotogrammi al secondo, che i fratelli Wachowski hanno definito "ripresa alla velocità delle pallottole".
4.jpg (5296 bytes)Questo processo Flow-Mo consente al regista una flessibilità quasi illimitata nel controllo della velocità e dei movimenti degli elementi inquadrati. Per fare un esempio si può far vedere un lottatore che salta per dare un calcio al rivale accelerando l'immagine all'apice del salto, vedere l'uomo librarsi in aria, estendere la gamba con uno scatto velocissimo e poi ricadere al suolo con una naturalezza e una grazia infinita. Joel Silver paragona questa tecnica "all'animazione realizzata con dei personaggi in carne e ossa".
I fratelli Wachowski si sono recati nella sede della Manex, una società di effetti visivi della California del Nord, per discutere delle loro idee riguardo al film con il direttore degli effetti visivi John Gaeta: "I Wachowski sono appassionati di fumetti e conoscono bene lo stile giapponese d'animazione chiamato anime che abbiamo ricreato per l'occasione con degli attori veri e propri. L'anime si basa sulla 'fisica della decimazione' ovvero scompone l'azione nelle sue diverse componenti e fa sì che ogni elemento venga meticolosamente controllato per trarre la massima drammaticità dal movimento dinamico".
I registi e il team guidato da Gaeta hanno dapprima stabilito i movimenti e le posizioni degli attori per una determinata scena e l'hanno poi filmata usando macchine da presa tradizionali. Hanno poi scannerizzato le immagini ottenute in un computer e usando un sistema laser sono riusciti a "mappare" i movimenti della cinepresa necessari ad inquadrare la scena al meglio.
A questo punto una serie di cineprese fisse sono state poste lungo il percorso precedentemente individuato e ogni macchina ha scattato una singola foto. Le immagini così ottenute sono state poi inserite in un computer che ha creato una striscia di immagini fisse simili a quelle dell'animazione. Il computer ha poi generato dei disegni "intercalari" - come gli animatori per far muovere un personaggio da una posa all'altra - e la serie completa delle immagini ottenute può quindi scorrere davanti agli spettatori alla velocità desiderata dal regista senza perdere in chiarezza.
Questa tecnica, che richiede molto tempo e grande precisione, è la stessa utilizzata nei film d'animazione giapponesi come Ghost in the shell e Akira e consente di riprendere gli oggetti e le persone in movimento in un modo del tutto nuovo.

A cura della redazione


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