Anno V - Numero I - Maggio 1999

Il film del mese


BRAM STOKER’S DRACULA di Francis Ford Coppola

6.jpg (7707 bytes)Potremmo dire, provocatoriamente, che il Dracula di Coppola è un film perfetto perché ricco d’imperfezioni. In primo luogo c’è l’Autore, spesso discusso a causa del suo infruttuoso sperimentalismo (vedi Un sogno lungo un giorno), ma al di sopra d’ogni sospetto in quanto a capacità di messa in scena con una precisa e personalissima grammatica cinematografica. Poi, c’è il "Classico": non si contano le volte che il personaggio creato da Bram Stoker ha avuto l’onore (spesso il disturbo) di una riduzione cinematografica, letterale o meno, ma quasi sempre all’insegna dei facili guadagni al botteghino. Infine, c’è la "Tradizione", materia e regola dalla quale non si può prescindere quando si mettono in ballo i generi; infatti, Dracula è, volente o nolente, un film dell’orrore. Per quanto riguarda Coppola bisogna ricordare che molti sono i suoi detrattori, ma nessuno si è arrischiato nel negargli una capacità narrativa e registica fuori dell’ordinario, capace di creare dissensi ma anche di distinguerlo nel mare magnum delle produzioni che vedono quotidianamente la luce oltreoceano. Un film dell’orrore, grazie alla sua natura irrazionale, dove tutto è permesso, e alla sua forza simbolica, viene accolto dagli autori come una vera e propria manna. Così ebbe anche a sottolineare Francis Ford Coppola all’uscita del suo Bram Stoker’s Dracula: "... ho accettato con entusiasmo di dirigere Dracula soprattutto perché è un film Horror, genere che ti permette di fare quello che vuoi, dove si ha la maggior libertà espressiva".

1.jpg (5272 bytes)Questa dichiarazione sembra però cozzare con gli altri aspetti fondamentali del film: il "Classico" e la "Tradizione". L’aderenza al primo Coppola l’ha rispettata mantenendo una trasposizione quasi letterale del romanzo di Stoker ed utilizzando, in un’epoca d’altissima tecnologia, tecniche povere e antiche per realizzare gli effetti speciali (numerose dissolvenze, iridi, sovrimpressioni e giochi di luce), mentre è sul concetto di "Tradizione" che l’Autore ha operato una personale lettura del genere, forzando con sottolineature e sottotrame depistanti i fondamenti narrativi e sociologici consueti. Il genere horror è, di per sé, un inno al moralismo cattolico più conservatore, in cui il male deve soccombere alle forze e ai simboli del bene (la Croce, l’acqua santa, etc.); in quest’ottica le azioni compiute dal mostro di turno sono viste come concessioni al voyeurismo del pubblico, conscio che la carica d’erotismo e violenza del villain non porterà a nulla di buono se non all’emarginazione e all’annientamento.

3.jpg (5060 bytes)Il Dracula di Coppola è diverso: la sua condizione mostruosa è sì frutto di una ribellione verso Dio, ma causata dalla perdita della moglie, unico punto di riferimento e ragion d’essere della sua vita eroica (il "Conte" nasce come eroe, salvatore della Romania dalla terribile minaccia Turca). La potente e innegabile carica erotica di Dracula finisce così per essere smitizzata e il personaggio assume i toni condiscendenti e melliflui dell’eroe romantico, solo nella sua maledizione eterna, alla ricerca di una pace spirituale che solo l’amore può restituirgli. Il personaggio di Mina, lungi dal fuggire il mostro (o meglio, la sua libidine, secondo una diffusa lettura presente anche nel capolavoro-remake di Herzog Nosferatu), prova per lui un trasporto più spirituale che fisico, innescando così il più importante "errore" del film: il pubblico prova pietà per Dracula, s’immedesima nella sua condizione, si strugge per il suo amore perduto e infine piange alla sua morte.

5.jpg (16979 bytes)Tecnicamente grandioso e ineccepibile (vincitore, fra l’altro, di tre oscar: trucco, costumi e montaggio colonna effetti sonori), il film di Coppola si concede anche il lusso di un inaspettato "miscasting": Anthony Hopkins, nella parte di Van Helsing, incarna una nemesi spiritata e folle del vampiro, con una recitazione gigionesca e sopra le righe che però non gli impedisce, in alcuni casi, di rubare la scena ai suoi colleghi. Coppola, probabilmente preso dal desiderio di mostrare più di quanto chiunque si aspetti da un film dell’orrore, inserisce anche un raffinato riferimento metafilmico, mostrando a Mina le meraviglie dell’invenzione cinema ai suoi albori. Probabilmente pleonastica, la scena serve a farsi una ragione dell’esigenza del regista a strafare, cercando ossessivamente il capolavoro (meglio: la sua ripetizione) che il cinema sembra negargli. Non ce n’è bisogno: ogni film di Coppola, nel bene e nel male, contiene la forza e l’ispirazione che solo il genio e la passione possono trasmettere.

Luigi De Angelis

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Caratteristiche tecniche Dvd

Audio
AC3 5.1: Inglese
Dolby Surround: It, Sp, Engl, Fr, Ger.
Sottotitoli: It, Sp, Engl, Fr, Ger.
Formato schermo: 1.85:1
Cap. scena: 24
Durata: 123'
Contenuti speciali: trailer, costumi, filmografie, Dracula: l'uomo, il mito, la leggenda.

 


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