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BRAM STOKERS DRACULA di Francis Ford Coppola
Potremmo dire, provocatoriamente, che il Dracula di Coppola è un film perfetto perché ricco
dimperfezioni. In primo luogo cè lAutore, spesso discusso a causa del
suo infruttuoso sperimentalismo (vedi Un sogno lungo un giorno), ma al di
sopra dogni sospetto in quanto a capacità di messa in scena con una precisa e
personalissima grammatica cinematografica. Poi, cè il "Classico": non si
contano le volte che il personaggio creato da Bram Stoker ha
avuto lonore (spesso il disturbo) di una riduzione cinematografica,
letterale o meno, ma quasi sempre allinsegna dei facili guadagni al botteghino.
Infine, cè la "Tradizione", materia e regola dalla quale non si può
prescindere quando si mettono in ballo i generi; infatti, Dracula è,
volente o nolente, un film dellorrore. Per quanto riguarda Coppola bisogna ricordare
che molti sono i suoi detrattori, ma nessuno si è arrischiato nel negargli una capacità
narrativa e registica fuori dellordinario, capace di creare dissensi ma anche di
distinguerlo nel mare magnum delle produzioni che vedono quotidianamente la luce
oltreoceano. Un film dellorrore, grazie alla sua natura irrazionale, dove tutto è
permesso, e alla sua forza simbolica, viene accolto dagli autori come una vera e propria
manna. Così ebbe anche a sottolineare Francis Ford Coppola
alluscita del suo Bram Stokers Dracula: "... ho accettato con entusiasmo di dirigere
Dracula soprattutto perché è un film Horror, genere che ti permette di fare quello che
vuoi, dove si ha la maggior libertà espressiva".
Questa dichiarazione sembra però cozzare con gli altri aspetti
fondamentali del film: il "Classico" e la "Tradizione". Laderenza al primo Coppola lha
rispettata mantenendo una trasposizione quasi letterale del romanzo di Stoker ed
utilizzando, in unepoca daltissima tecnologia, tecniche povere e antiche per
realizzare gli effetti speciali (numerose dissolvenze, iridi, sovrimpressioni e giochi di
luce), mentre è sul concetto di "Tradizione" che lAutore ha operato una
personale lettura del genere, forzando con sottolineature e sottotrame depistanti i
fondamenti narrativi e sociologici consueti. Il genere horror è, di per sé, un inno al
moralismo cattolico più conservatore, in cui il male deve soccombere
alle forze e ai simboli del bene (la Croce, lacqua santa,
etc.); in questottica le azioni compiute dal mostro di turno sono viste come
concessioni al voyeurismo del pubblico, conscio che la carica derotismo e violenza
del villain non porterà a nulla di buono se non allemarginazione e
allannientamento.
Il Dracula di Coppola è diverso: la sua condizione
mostruosa è sì frutto di una ribellione verso Dio, ma causata dalla perdita della
moglie, unico punto di riferimento e ragion dessere della sua vita eroica (il
"Conte" nasce come eroe, salvatore della Romania dalla terribile minaccia
Turca). La potente e innegabile carica erotica di Dracula finisce così per essere
smitizzata e il personaggio assume i toni condiscendenti e melliflui delleroe
romantico, solo nella sua maledizione eterna, alla ricerca di una pace spirituale che solo
lamore può restituirgli. Il personaggio di Mina, lungi dal fuggire il mostro (o
meglio, la sua libidine, secondo una diffusa lettura presente anche nel capolavoro-remake
di Herzog Nosferatu), prova per lui un
trasporto più spirituale che fisico, innescando così il più importante "errore" del film: il pubblico prova pietà per Dracula,
simmedesima nella sua condizione, si strugge per il suo amore perduto e infine
piange alla sua morte.
Tecnicamente grandioso e ineccepibile (vincitore, fra laltro,
di tre oscar: trucco, costumi e montaggio
colonna effetti sonori), il film di Coppola si concede anche il lusso di un
inaspettato "miscasting": Anthony Hopkins, nella
parte di Van Helsing, incarna una nemesi spiritata e folle
del vampiro, con una recitazione gigionesca e sopra le righe che però non gli impedisce,
in alcuni casi, di rubare la scena ai suoi colleghi. Coppola, probabilmente preso dal
desiderio di mostrare più di quanto chiunque si aspetti da un film dellorrore,
inserisce anche un raffinato riferimento metafilmico, mostrando a Mina le meraviglie
dellinvenzione cinema ai suoi albori. Probabilmente pleonastica, la scena serve a
farsi una ragione dellesigenza del regista a strafare, cercando ossessivamente il capolavoro
(meglio: la sua ripetizione) che il cinema sembra negargli. Non ce
nè bisogno: ogni film di Coppola, nel bene e nel male, contiene la forza e
lispirazione che solo il genio e la passione possono trasmettere.
Luigi
De Angelis

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Caratteristiche tecniche Dvd Audio
AC3 5.1: Inglese
Dolby Surround: It, Sp, Engl, Fr, Ger.
Sottotitoli: It, Sp, Engl, Fr, Ger.
Formato schermo: 1.85:1
Cap. scena: 24
Durata: 123'
Contenuti speciali: trailer, costumi, filmografie, Dracula:
l'uomo, il mito, la leggenda.
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