Anno V - Numero 3 - Luglio-Agosto 1999

I film di Stanley Kubrick


THE SHINING (1980)
(t. i. Shining)

Produzione e Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Diane Johnson, tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King
Fotografia: John Alcott
Scenografia: Roy Walker
Direzione artistica: Les Tomkins
Costumi: Milena Canonero
Musica: Bela Bartok, Wendy Carlos, Rachel Elkin, Gyorgy Ligeti, Krzystof Penderecki
Musica per chitarra e percussione condotta da Van Karajan registrata dalla Deutsche Grammophon
Montaggio: Ray Lovejoy
Operatore Steadycam: Garrett Brown
Produttore esecutivo: Jan Harlan
Prodotto da: Warner Brothers/Hawk Films, in associazione con The Producer Circle Company Robert Fryer, Martin Richards, Mary Lea Johnson
(Gran Bretagna, 1980)
Durata: 145'
Distribuzione cinematografica: Warner Bros

Interpreti: Jack Nicholson (Jack Torrance), Shelley Duvall (Wendy Torrance), Danny Lloyd (Danny Torrance), Scatman Crothers (Halloran), Barry Nelson (Stuart Ullman), Philip Stone (Delbert Grady), Joe Turkel (Lloyd), AnneJackson (Doctor), Tony Burton (Larry Durkin), Lia Beldam
(Giovane donna nel bagno), Billie Gibson (Vecchia donna nel bagno), Barry Dennen (Watson), DavidBaxt (Forest Ranger 1), Manning Redwood (Forest Ranger 2), Lisa Burns, Louise Burns (Le gemelle), Alison Coleridge (La segretaria di llman),Jana Sheldon (Stewardess), Kate Phelps (Overlook
Receptionist), NormanGay (Ospite con la ferita alla testa)

Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente, e così via. Dal momento che si muove su un livello non-verbale, l’ambiguità è inevitabile. Ma è l’ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo un superficiale significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere.
Stanley Kubrick da "Newsweek" 3/1/1972

"Il concetto stesso di fantasma è sempre ottimistico, no?"
Stanley Kubrick durante una conversazione telefonica con Stephen King

Jack Torrance accetta un posto di guardiano per la stagione invernale all’Overlook Hotel. Raggiunto l’albergo insieme alla moglie Wendy e al figlio Danny, scopre che anni addietro il precedente guardiano si tolse la vita dopo aver ucciso brutalmente la moglie e le due figliole. Danny, che possiede un particolare potere di preveggenza, ha delle inquietanti visioni di quanto avvenne. In realtà l’hotel è stregato e le forze maligne cercano di impossessarsi dello spirito del bambino spingendo il padre alla follia e all’omicidio.

1.jpg (7447 bytes)Shining, undicesimo film diretto da Kubrick, è il risultato di una caparbia ossessione del regista nel voler trasporre su schermo una storia dell’orrore, utilizzando le più sofisticate tecniche cinematografiche che il cinema poteva offrire. Il film, infatti, fu uno dei primi ad usare la steady-cam, lasciando stupefatti gli spettatori più attenti per la fluidità e la perfezione d’alcune scene che, fino a quel momento, potevano essere riprese solo con una traballante macchina a mano. Dopo aver analizzato e brutalmente scartato decine di romanzi horror, Kubrick trovò nell’omonimo libro di Stephen King ciò che andava cercando. Tralasciando la dubbia originalità della trama, possiamo affermare che il regista fu attratto dalla capacità dello scrittore nel raccontare una storia, nel farla vivere pagina dopo pagina fino al totale e completo rapimento del lettore. I cambiamenti che Kubrick apportò alla trama originale, aspramente criticati da King, hanno infine trasformato completamente il senso di Shining; due in particolare sono da ritenersi fondamentali: il finale, tanto complesso e aperto a mille interpretazioni nel film quanto lineare e diegeticamente corretto nel libro, e il labirinto (assente dal romanzo) che fornisce una delle possibili chiavi di lettura dell’intera opera. Difficile, in ogni caso, dare un significato a un’opera in cui le singole sequenze che la compongono hanno, finanche nei loro minimi atti, l’autorità di cosa giudicata, ma raggruppate formano un insieme in cui i percorsi interpretativi si diramano come schegge impazzite nelle più disparate direzioni.

kubrick1.jpg (10713 bytes)Da tradizionalissimo racconto di fantasmi, Shining è divenuto nelle mani del regista una profonda riflessione sulla follia legata alla creatività e sulla capacità dell’arte di invadere, in modo malvagio e distruttivo, l’esistenza stessa dei protagonisti. Così lo "shining" (in italiano "luccicanza") che dà motore alla storia assume la funzione minimalista di oggetto prettamente funzionale allo svolgersi della narrazione, mentre gli allucina(n)ti incontri di Jack Torrance nelle desolate aree dell’albergo disegnano un inquietante profilo che scivola quasi immediatamente dal paranormale allo stato psicologico. Il labirinto che Jack osserva in una miniatura dell’albergo intravedendo, grazie ad un accorto gioco tecnico di ripresa, le figure della moglie e del figlio ormai irrimediabilmente sperduti fra curve e vicoli ciechi, è il corso stesso dei suoi pensieri in cui la logica vaga allo sbando alla ricerca di una possibile via d’uscita.

kubrick4.jpg (13123 bytes)Nel romanzo di King Jack Torrance ritrova infine la forza di sfuggire alla possessione diabolica suicidandosi, trovando quindi un tardivo ma provvidenziale percorso logico alle sue azioni. In Kubrick il protagonista è irrimediabilmente perso, dannato, sin dal momento in cui, con lucida follia, compone centinaia di pagine con l’ossessivo motto "il mattino ha l’oro in bocca" (in originale: "all work and no play makes Jack a dull boy", cioè "troppo lavoro e nessuno svago fanno di Jack un tipo sciocco"). Le esplosioni di orrore che investono i protagonisti, sospese tra realtà e visione, sono in quest’ottica un progressivo avvicinamento al baratro della follia. La moglie di Jack, ormai disperatamente coinvolta nel gioco omicida instaurato dal marito, varcherà infine la sottile linea che intercorre fra delirio e raziocinio quando, benché priva di poteri paranormali, osserverà come reali le inquietanti visioni di lussuriosi ospiti in maschera impegnati in una fellatio. Ma "Shining" è un labirinto in cui risulta fin troppo facile perdersi: meglio gustarlo, allora, come esemplare horror di fine millennio e lasciare che gli interrogativi, anche i più balzani, sgorghino copiosi dalla sinistra visione di quella foto d’epoca che chiude il film, in cui un Jack Torrance che non dovrebbe trovarsi lì, ci sorride sornione.

Luigi De Angelis

Full metal Jacket

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