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A CLOCKWORK
ORANGE (1971)
(t. i. Arancia Meccanica)Produzione e Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, tratta dall'omonimo romanzo
di Anthony Burgess
Fotografia: John Alcott
Montaggio: Bill Butler
Scenografia: John Barry
Costumi: Milena Canonero
Direzione artistica: Russell Hagg, Peter Shields
Musica: Ludwig van Beethoven, Edward Elgar, Gioacchino
Rossini, Terry Tucker, Henry Purcell, James Yorkston, Arthur Freed, Nacio, Herb
Brown,Rimsky-Korsakov, Erika Eigen
Musica originale elettronica: Wendy Carlos
Canzoni: Gene Kelly, Erika Eigen
Dipinti e sculture: Herman Makkink, Cornelius Makkink, Liz
Moore, Christiane Kubrick
Durata: 137'
Origine: Gran Bretagna
Distribuzione cinematografica: Warner Bros
Interpreti: Malcolm
McDowell (Alex), Warren Clark (Dim), James Marcus (Georgie), Michael Tarn (Pete), Patrick
Magee (Mr. Alexander), Michael Bates (Capo Guardia), John Clive ( Attore sul
palcoscenico), Adrienne Corri (Mrs. Alexander), Carl Duering (Dr. Brodsky), PaulFarrel
(Vagabondo), Clive Francis (Joe, l'affittuario), Michael Gover (Governatore della
prigione), Miriam Karlin (Miss Weber, la Donna dei gatti), Aubrey Morris (Mr. Deltoid),
Godfrey Quigley (Cappellano della prigione), Sheila Raynour (Mamma), Madge Ryan (Dr.
Branom), John Savident (Cospiratore), Anthony Sharp (Ministro dell'interno), Philip Stone
(Papà), Pauline Taylor (Dr.Taylor, Psichiatra), Margaret Tyzack (Cospiratore), Steven
Berkoff (Constable), Lindsay Campbell (Ispettore), Michael Tarn (Pete), David Prowse
(Julian), Jan Adair, Vivienne Chandler, Prudence Drage (Handmaidens), John J. Carney (CID
Man), Richard Connaught (Billyboy), Carol Drinkwater (Nurse Feeley) Cheryl Grunwald (Donna
stuprata), Gillian Hills (Sonietta), Barbara Scott (Marty), Virginia Wetherell (Attrice
sul paklcoscenico), Katya Wyeth (Donna)
Nel 1962, lo scrittore britannico Anthony Burgess
diede alle stampe il romanzo Arancia Meccanica, concependolo "come una forma d'esorcismo di mie esperienze personali".
Infatti, durante un bombardamento notturno della Luftwaffe, nel corso della Seconda Guerra
Mondiale, tre disertori americani derubarono, violentarono e picchiarono selvaggiamente
sua moglie; ella perse la creatura che portava in grembo e soffrì d'una emorragia interna
che contribuì alla sua precoce dipartita, all'età di soli quarant'anni.
Suggestionato dalle contemporanee gesta dei
teddy-boys, Burgess strutturò il suo lavoro in guisa d'un mistero medievale: autore di
scaturigine cristiana, egli forgiò una specie di parabola all'insegna
dell'umano-spoglia-rinnova tipico delle sacre rappresentazioni, con il malvagio
protagonista Alex capace di redimersi e ritrovare la retta via.
Nel '64, Mick Jagger voleva interpretare il ruolo di cui sopra, ma nessun produttore se la
sentì di rischiare nell'adattamento di un testo così fortemente connotato sui versanti
di sesso e violenza, per paura di possibili ritorsioni censorie.
Così, il progetto rimase incompiuto sino a che
Stanley Kubrick decise che ne avrebbe tratto un film, quasi un addentellato del suo
celebratissimo 2001: Odissea nello spazio (1968): poiché gli eventi che
si svolgono nella pellicola, pur collocabili nel futuro, non posseggono datazione alcuna,
è possibile che il regista avesse l'intenzione di mostrarci cosa accadeva sulla terra
mentre Poole, Bowman ed H.A.L. si trovavano nelle galassie.
Mentre il pur controverso 2001 venne accolto da un entusiasmo senza riserve e collocato
nell'ambito dei capi d'opera dalla critica, essa finì invece per spaccarsi nel giudizio
su Arancia meccanica (1971): mentre Vincent Canby
scrisse sul New York Times che il film costituiva un serio tentativo di "analizzare il significato del clima sociale capace di tollerare
simili comportamenti", Fred M. Hechinger sulle colonne del
Times parlò di un pessimismo sulle sorti dell'uomo di marca decisamente fascista,
Pauline Kael (New Yorker) accusò il film di "fornir motivo di divertimento alla parte delinquenziale delle
platee" e Roger Ebert (Chicago
Sun-Times) lo definì "una paranoide fantasticheria
destrorsa mascherata da ammonimento orwelliano".
Rispetto alla pagina scritta, le modifiche apportate da Kubrick sono
di non poca entità, pur senza troppo variare le linee essenziali del racconto, che vede
Alex - giovane capobanda d'un agguerrito manipolo di teppisti - tradito dai suoi e
catturato dalla polizia dopo una serie di efferate scorribande notturne incentrate su
pestaggi, stupri, omicidi. Tradotto in carcere, egli accetta di sottoporsi ad un
trattamento sperimentale d'ispirazione pavloviana, denominato tecnica
di Ludovico, capace d'inibire al soggetto curato ogni reazione violenta:
liberato dalla cattività, Alex ripercorre alla rovescia l'itinerario che egli aveva
costellato di scelleratezze subendo l'ira vendicatrice di coloro cui aveva fatto torto e
giungendo fino a tentare il suicidio.
Laddove l'opposizione politica sta per impadronirsi della vicenda del giovane per farne
una caso esemplare, il potere interviene riconsegnando al Nostro la volontà di decidere
liberamente: che nel libro verrà adoperata per rientrare nella norma, con tanto di moglie
e famiglia, nel film costituirà l'occasione per tornare ai vecchi vizi, magari con
indosso una divisa di tutore dell'ordine.
Qui sta uno dei punti dolenti del film,
foriero di roventi polemiche ed interminabili discussioni: Kubrick sembra voler affermare
che non esiste una terza via fra violenza di Stato e violenza autogestita, che la
riabilitazione dei criminali è pura utopia, che l'uomo non
è un nobile selvaggio, è invece ignobile. Egli è irrazionale, brutale,
debole, sciocco, incapace di essere obiettivo su qualunque cosa vada a toccare il proprio
interesse.
L'adulta, radicale, antirousseauiana negatività dell'autore
viene dai più scambiata per propensione reazionaria: in questa sorta di
Candide-anti-Candide dove l'id sembra aver vinto definitivamente la partita con il
super-ego, ci si permette di affermare che nessuna forma di ribellismo è praticabile
perché non vi sono istanze di classe (la famiglia di Alex è proletaria, egli stesso è
un lumpen, ma - barboni a parte - non esistono reietti: il sistema funziona, limitando al
massimo le sacche di miseria e quindi il brodo di coltura delle rivoluzioni) da far
trionfare ed in ogni caso il sistema provvederebbe a tutto inglobare, tutto normalizzare.
Siamo assai al di là della gramsciana
convivenza dinamica tra pessimismo della ragione ed ottimismo della volontà: l'universo
buio descritto in Arancia meccanica appartiene ad una orribilità
acronotopica, dalla quale non vi è, non vi è stato ne mai vi sarà scampo.
Si aggiunga a ciò - e qui veniamo al secondo motivo di scandalo per benpensanti d'ogni
colore - la rappresentazione delle gesta dei Drughi
capitanati da Alex, inscenate con un occhio gelido e non partecipante epperciò accusato
di una sorta di cinismo, di volontaria assenza di giudizio: pareri espressi malgrado
l'evidente intenzione registica di rendere la ferocia di detti atti in termini più
stilizzati che realistici, più chiaroscurati che sanguinari.
Certo, Kubrick ha corso i propri rischi
nell'adoperare Singing in the rain a commento delle atrocità perpetrate
nei confronti dei coniugi Alexander, molto azzardando in una rappresentazione della
violenza comunque esposta al rischio di fraintendimenti o peggio (e le scalmane talvolta
seguite alla proiezione del film o le gesta di sciagurati a loro dire ispiratosi ad esso
hanno una loro innegabile eloquenza); su questo versante ha forse perso ai punti, per
quanto di inevitabilmente ambiguo - in termini di fascinazione subita, o provocata - c'è
nel mettere in secna determinati atti: ma è innegabile che Arancia meccanica
resti - per dirla con Goffredo Fofi - uno dei film più
illuminanti sulla mediocre dialettica sociale dei nostri anni.
Se qualcosa di debole v'è nel film,
semmai, è riscontrabile nella seconda parte, dal momento in cui Alex entra in prigione:
vi si affaccia un sentore di sermoneggiante e ritualistico che risulta a tratti irritante,
la via crucis all'incontrario patita dal protagonista ha del fastidiosamente dimostrativo
e del prevedibilmente programmatico, solo l'ironico scatto di regia finale - che
ripristina il sorriso sardonico dell'Alex vecchia maniera - fa nuovamente decollare le
sorti della pellicola.
Ciò detto, Arancia meccanica resta nel
complesso uno dei film più importanti della sua epoca e forse il maggiormente rivelatore
dell'ideologia kubrickiana: quella di un cineasta che, pur muovendosi
nell'ambito del sistema, ha rivolto nei confronti dell'universo capitalista e borghese una
critica puntuale, feroce, motivata quant'altri mai; non essendo egli un rivoluzionario, ha
tuttavia svolto un lavoro di metodica distruzione di usi, costumi, istituzioni
dell'Occidente (segnatamente degli Usa) che non ha l'uguale.
Ciò che più conta, lo ha fatto dando vita ad opere straordinarie, forse quelle che
meglio hanno espresso la specificità del cinematografo come arte autonoma ed
indipendente: di ciò, chiunque ami la decima musa mai gli sarà sufficientemente grato.
Francesco
Troiano
Barry Lindon

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