Anno V - Numero 3 - Luglio Agosto 1999

I film di Stanley Kubrick


A CLOCKWORK ORANGE (1971)
(t. i. Arancia Meccanica)

Produzione e Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, tratta dall'omonimo romanzo di Anthony Burgess
Fotografia: John Alcott
Montaggio: Bill Butler
Scenografia: John Barry
Costumi: Milena Canonero
Direzione artistica: Russell Hagg, Peter Shields
Musica: Ludwig van Beethoven, Edward Elgar, Gioacchino Rossini, Terry Tucker, Henry Purcell, James Yorkston, Arthur Freed, Nacio, Herb Brown,Rimsky-Korsakov, Erika Eigen
Musica originale elettronica: Wendy Carlos
Canzoni: Gene Kelly, Erika Eigen
Dipinti e sculture: Herman Makkink, Cornelius Makkink, Liz
Moore, Christiane Kubrick
Durata: 137'
Origine: Gran Bretagna
Distribuzione cinematografica: Warner Bros

Interpreti: Malcolm McDowell (Alex), Warren Clark (Dim), James Marcus (Georgie), Michael Tarn (Pete), Patrick Magee (Mr. Alexander), Michael Bates (Capo Guardia), John Clive ( Attore sul palcoscenico), Adrienne Corri (Mrs. Alexander), Carl Duering (Dr. Brodsky), PaulFarrel (Vagabondo), Clive Francis (Joe, l'affittuario), Michael Gover (Governatore della prigione), Miriam Karlin (Miss Weber, la Donna dei gatti), Aubrey Morris (Mr. Deltoid), Godfrey Quigley (Cappellano della prigione), Sheila Raynour (Mamma), Madge Ryan (Dr. Branom), John Savident (Cospiratore), Anthony Sharp (Ministro dell'interno), Philip Stone (Papà), Pauline Taylor (Dr.Taylor, Psichiatra), Margaret Tyzack (Cospiratore), Steven Berkoff (Constable), Lindsay Campbell (Ispettore), Michael Tarn (Pete), David Prowse (Julian), Jan Adair, Vivienne Chandler, Prudence Drage (Handmaidens), John J. Carney (CID Man), Richard Connaught (Billyboy), Carol Drinkwater (Nurse Feeley) Cheryl Grunwald (Donna stuprata), Gillian Hills (Sonietta), Barbara Scott (Marty), Virginia Wetherell (Attrice sul paklcoscenico), Katya Wyeth (Donna)

1.jpg (10554 bytes)Nel 1962, lo scrittore britannico Anthony Burgess diede alle stampe il romanzo Arancia Meccanica, concependolo "come una forma d'esorcismo di mie esperienze personali". Infatti, durante un bombardamento notturno della Luftwaffe, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tre disertori americani derubarono, violentarono e picchiarono selvaggiamente sua moglie; ella perse la creatura che portava in grembo e soffrì d'una emorragia interna che contribuì alla sua precoce dipartita, all'età di soli quarant'anni.

Suggestionato dalle contemporanee gesta dei teddy-boys, Burgess strutturò il suo lavoro in guisa d'un mistero medievale: autore di scaturigine cristiana, egli forgiò una specie di parabola all'insegna dell'umano-spoglia-rinnova tipico delle sacre rappresentazioni, con il malvagio protagonista Alex capace di redimersi e ritrovare la retta via.
Nel '64, Mick Jagger voleva interpretare il ruolo di cui sopra, ma nessun produttore se la sentì di rischiare nell'adattamento di un testo così fortemente connotato sui versanti di sesso e violenza, per paura di possibili ritorsioni censorie.

2.jpg (16311 bytes)Così, il progetto rimase incompiuto sino a che Stanley Kubrick decise che ne avrebbe tratto un film, quasi un addentellato del suo celebratissimo 2001: Odissea nello spazio (1968): poiché gli eventi che si svolgono nella pellicola, pur collocabili nel futuro, non posseggono datazione alcuna, è possibile che il regista avesse l'intenzione di mostrarci cosa accadeva sulla terra mentre Poole, Bowman ed H.A.L. si trovavano nelle galassie.
Mentre il pur controverso 2001 venne accolto da un entusiasmo senza riserve e collocato nell'ambito dei capi d'opera dalla critica, essa finì invece per spaccarsi nel giudizio su Arancia meccanica (1971): mentre Vincent Canby scrisse sul New York Times che il film costituiva un serio tentativo di "analizzare il significato del clima sociale capace di tollerare simili comportamenti",
Fred M. Hechinger sulle colonne del Times parlò di un pessimismo sulle sorti dell'uomo di marca decisamente fascista, Pauline Kael (New Yorker) accusò il film di "fornir motivo di divertimento alla parte delinquenziale delle platee" e Roger Ebert (Chicago Sun-Times) lo definì "una paranoide fantasticheria destrorsa mascherata da ammonimento orwelliano".

kubrick1.jpg (15239 bytes)Rispetto alla pagina scritta, le modifiche apportate da Kubrick sono di non poca entità, pur senza troppo variare le linee essenziali del racconto, che vede Alex - giovane capobanda d'un agguerrito manipolo di teppisti - tradito dai suoi e catturato dalla polizia dopo una serie di efferate scorribande notturne incentrate su pestaggi, stupri, omicidi. Tradotto in carcere, egli accetta di sottoporsi ad un trattamento sperimentale d'ispirazione pavloviana, denominato tecnica di Ludovico, capace d'inibire al soggetto curato ogni reazione violenta: liberato dalla cattività, Alex ripercorre alla rovescia l'itinerario che egli aveva costellato di scelleratezze subendo l'ira vendicatrice di coloro cui aveva fatto torto e giungendo fino a tentare il suicidio.
Laddove l'opposizione politica sta per impadronirsi della vicenda del giovane per farne una caso esemplare, il potere interviene riconsegnando al Nostro la volontà di decidere liberamente: che nel libro verrà adoperata per rientrare nella norma, con tanto di moglie e famiglia, nel film costituirà l'occasione per tornare ai vecchi vizi, magari con indosso una divisa di tutore dell'ordine.

kubrick3.jpg (16001 bytes)Qui sta uno dei punti dolenti del film, foriero di roventi polemiche ed interminabili discussioni: Kubrick sembra voler affermare che non esiste una terza via fra violenza di Stato e violenza autogestita, che la riabilitazione dei criminali è pura utopia, che l'uomo non è un nobile selvaggio, è invece ignobile. Egli è irrazionale, brutale, debole, sciocco, incapace di essere obiettivo su qualunque cosa vada a toccare il proprio interesse.
L'adulta, radicale, antirousseauiana negatività dell'autore viene dai più scambiata per propensione reazionaria: in questa sorta di Candide-anti-Candide dove l'id sembra aver vinto definitivamente la partita con il super-ego, ci si permette di affermare che nessuna forma di ribellismo è praticabile perché non vi sono istanze di classe (la famiglia di Alex è proletaria, egli stesso è un lumpen, ma - barboni a parte - non esistono reietti: il sistema funziona, limitando al massimo le sacche di miseria e quindi il brodo di coltura delle rivoluzioni) da far trionfare ed in ogni caso il sistema provvederebbe a tutto inglobare, tutto normalizzare.

Siamo assai al di là della gramsciana convivenza dinamica tra pessimismo della ragione ed ottimismo della volontà: l'universo buio descritto in Arancia meccanica appartiene ad una orribilità acronotopica, dalla quale non vi è, non vi è stato ne mai vi sarà scampo.
Si aggiunga a ciò - e qui veniamo al secondo motivo di scandalo per benpensanti d'ogni colore - la rappresentazione delle gesta dei Drughi capitanati da Alex, inscenate con un occhio gelido e non partecipante epperciò accusato di una sorta di cinismo, di volontaria assenza di giudizio: pareri espressi malgrado l'evidente intenzione registica di rendere la ferocia di detti atti in termini più stilizzati che realistici, più chiaroscurati che sanguinari.

poster.jpg (9555 bytes)Certo, Kubrick ha corso i propri rischi nell'adoperare Singing in the rain a commento delle atrocità perpetrate nei confronti dei coniugi Alexander, molto azzardando in una rappresentazione della violenza comunque esposta al rischio di fraintendimenti o peggio (e le scalmane talvolta seguite alla proiezione del film o le gesta di sciagurati a loro dire ispiratosi ad esso hanno una loro innegabile eloquenza); su questo versante ha forse perso ai punti, per quanto di inevitabilmente ambiguo - in termini di fascinazione subita, o provocata - c'è nel mettere in secna determinati atti: ma è innegabile che Arancia meccanica resti - per dirla con Goffredo Fofi - uno dei film più illuminanti sulla mediocre dialettica sociale dei nostri anni.

Se qualcosa di debole v'è nel film, semmai, è riscontrabile nella seconda parte, dal momento in cui Alex entra in prigione: vi si affaccia un sentore di sermoneggiante e ritualistico che risulta a tratti irritante, la via crucis all'incontrario patita dal protagonista ha del fastidiosamente dimostrativo e del prevedibilmente programmatico, solo l'ironico scatto di regia finale - che ripristina il sorriso sardonico dell'Alex vecchia maniera - fa nuovamente decollare le sorti della pellicola.
Ciò detto, Arancia meccanica resta nel complesso uno dei film più importanti della sua epoca e forse il maggiormente rivelatore dell'ideologia kubrickiana: quella di un cineasta che, pur muovendosi nell'ambito del sistema, ha rivolto nei confronti dell'universo capitalista e borghese una critica puntuale, feroce, motivata quant'altri mai; non essendo egli un rivoluzionario, ha tuttavia svolto un lavoro di metodica distruzione di usi, costumi, istituzioni dell'Occidente (segnatamente degli Usa) che non ha l'uguale.
Ciò che più conta, lo ha fatto dando vita ad opere straordinarie, forse quelle che meglio hanno espresso la specificità del cinematografo come arte autonoma ed indipendente: di ciò, chiunque ami la decima musa mai gli sarà sufficientemente grato.

Francesco Troiano

Barry Lindon

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