Anno V - Numero 3 - Luglio-Agosto 1999

I film di Stanley Kubrick


2001: A SPACE ODISSEY (1968)
(t. i. 2001: odissea nello spazio)

Produzione e Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Arthur C. Clarke, tratto dal racconto "La sentinella" di Arthur C. Clarke.
Fotografia: Geoffrey Unsworth
Fotografia addizionale: John Alcott, girato in Super Panavision, presentato in Cinerama, Color Metrocolor
Effetti speciali e fotografici: Stanley Kubrick
Supervisori agli effetti speciali fotografici: Wally Veevers, Douglas Trumbull, Con Pedereson, Tom Howard
Scenografia: Tony Masters, Harry Lange, Ernie Archer
Direzione artistica: John Hoesli
Costumi: Hardy Amies
Musica: Richard Strauss, Johann Strauss, Aram Khachaturian, GyorgyLigeti
Suono: Winston Ryder
Montaggio: Ray Lovejoy
Prodotto da: Metro-Goldwyn-Mayer
Origine: USA
Durata: 141'
Distribuzione cinematografica: Metro-Goldwyn-Mayer, Films Incorporated/16

Interpreti: Keir Dullea (David Bowman), Gary Lockwood (Frank Poole), William Sylvester (Dr. Heywood Floyd), Daniel Richter (Moon-Watcher), Douglas Rain (Voce di HAL), Leonard Rossiter (Smyslov), Margaret Tyzack (Elena), Robert Beatty (Halvorsen), Sean Sullivan (Michaels), Frank
Miller (Mission Control), Penny Edwina Carroll, Mike Lovell, Peter Delman, Dany Grover, Brian Hawley

1 - Lo script concepito da Stanley Kubrick ed Arthur C. Clarke per quello che - dopo oltre un trentennio di tentativi e miliardi di dollari profusi in costosissimi effetti speciali - rimane il più maestoso, affascinante, suggestivo e coinvolgente film di fantascienza mai fatto, prende le mosse da The sentinel, opera dello stesso Clarke.
1.jpg (12562 bytes)Questa novella del 1951 narra la vicenda d'un astronauta americano che, intento all'esplorazione della luna, s'imbatte con stupore in uno scintillante, nero monolito lasciato da una forma di intelligenza superiore milioni di anni prima: nel corso delle epoche, questo manufatto ha svolto la funzione di una stazione trasmittente, inviando segnali a coloro che l'avevano lasciato sul posto.
Quando i terrestri lo disattivano, il collegamento si ferma, e l'astronauta comprende che l'interruzione della funzione svolta costituisce per gli alieni la consapevolezza che gli abitanti del nostro pianeta hanno raggiunto un grado di evoluzione sufficiente per viaggiare verso la luna.
Nella novella, i mortali attendono con apprensione gli alieni sulla terra; -nella pellicola diretta da Kubrick, sono gli extraterrestri che aspettano una nostra visita.

2 - L'influenza avuta da 2001: Odissea nello spazio (1968) sull'immaginario correlato alla fantascienza è enorme: se i razzi spaziali disegnati a matita in Destination moon (1950) di Irving Pichel costituirono per molto tempo il modello di riferimento in merito all'aspetto di un'astronave, dopo il film di Kubrick l'aspetto delle medesime avrebbe avuto più a che fare con la spigolosità dei pezzi del Lego e le dimensioni sarebbero risultate maggiormente commisurate alla vastità dello spazio profondo, come nella sequenza in cui il Discovery attraversa lentamente lo spazio del Cinerama per un tempo che sembra durare un'eternità.
2001.jpg (5312 bytes)Sono precisazioni da farsi poiché da parte di molti il film é stato lodato per suoi significati e trattato con sufficienza per quanto riguarda la presunta pretenziosità della messa in scena (quando non esplicitamente liquidato come un qualsiasi prodotto di buona riuscita: cfr. al riguardo, la sprezzante recensione di Alberto Moravia rinvenibile nel volume Al cinema, edito nel '75 da Bompiani): in sostanza, è stato esaltato come un film di idee piuttosto che per la sua eccezionale ricercatezza visiva e stilistica.
Per sottolineare quest'ultima, basterebbe citare lo straordinario lavoro compiuto dal regista per mostrare come in futuro la traversata spaziale sarà cosa d'ogni giorno, la sua attenzione al décor fino all'ultimo dettaglio (comprese vere e proprie chicche, come le toilet spaziali); o, per contro, la meravigliosa sequenza del viaggio cosmico che precede la rinascita dell'astronauta Dullea come super-baby del cosmo, da più d'uno intesa come una sorta di descrizione dall'interno di un trip da allucinogeni.

3 - Ovviamente, quanto affermato nel paragrafo precedente non vuole in alcun modo suggerire che 2001 sia un oggetto filmico privo di contenuti e riflessioni più profonde.
cut1.jpg (13942 bytes)Il pessimismo, la visione lucidamente negativa di Kubrick possono esser messi in rilievo facendo un confronto tra il suo film ed il classico Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg: il primo spiega la nostra evoluzione a partire dal monolito, collocandola nell'avventuroso balzo che ci porta da individui primitivi ad esseri dell'era spaziale.
Per Kubrick l'uomo, per quanto ingegnoso (come nella sequenza in cui Dullea disattiva il supercomputer assassino HAL), è essenzialmente guidato dalla misteriosa forza che il monolito rappresenta: ciö che di positivo la razza dell'homo sapiens ha, risiede soprattutto nella sua curiosità naturale, nel suo volersi spingere oltre i confini del già noto per ulteriormente apprendere.
Ciò malgrado, secondo Kubrick gli alieni sconosciuti sono chiaramente superiori all'uomo, cui tendono talvolta una mano benevola; in Spielberg, l'uomo incontra gli alieni su di un piano di parità. Per Kubrick, noi siamo poco più che una propaggine dei misteriosi extraterrestri, per Spielberg siamo invece artefici del nostro destino.

4 - Il concetto di violenza come motore del progresso è inscritto nel codice genetico di 2001: Odissea nello spazio: l'apparizione del monolito nel primo segmento del film, che ha l'evidente effetto di accelerare l'evoluzione della specie facendo compiere alle scimmie antropomorfe i loro primi passi verso una connotazione umana, suggerisce alle medesime di servirsi in primo luogo delle ossa dei tapiri morti per uccidere altri tapiri e nutrirsi della carne dei medesimi.
kubrick1.jpg (13018 bytes)Quasi contemporaneamente, esse comprendono di poter adoperare queste inusuali armi per impedire ad un'altra tribù di abbeverarsi alla pozza d'acqua che prima condividevano: l'imperativo territoriale prende il sopravvento (sotto questo aspetto, il film pare pure riecheggiare le coeve teorie "neoilluministe" di Raymond Dart e Robert Ardrey, da quest'ultimo esposte nel volume L'istinto di uccidere, edito da Feltrinelli giusto nel '68), la spinta alla sopravvivenza assume le forme dell'aggressività omicida, il repentino tramutarsi dell'osso in astronave ci rende certi che lo scorrer del tempo tuttavia non muta la natura umana.

5 - A riprova di quest'ultima affermazione, l'uomo resta incapace di comunicare: se i nostri antichissimi progenitori si esprimevano grugnendo e ringhiando, lo scienziato americano Floyd - aduso alla bugia, con i suoi modi composti ed il tono educato - ha guadagnato poco in termini di facoltà esplicative; laddove deve indicare ai propri uomini gli scopi d'una missione è vago ed elusivo, quando parla con i familiari dallo spazio si dimostra generico e stereotipato.
La scoperta del monolite su Clavius viene nascosta agli scienziati russi, gli egoismi nazionalistici prevalgono sull'interesse comune: c'è sempre qualcosa che non si vuole condividere con gli altri, l'orgoglio e l'egoismo fanno parte del DNA della specie e non v'è progresso che possa mutare ciò.

6 - Sorta di Grande Fratello costruito dagli uomini - diversamente da quanto avveniva in 1984 di Orwell - col preciso intento di farsi spiare, HAL rappresenta una sorta di mostro di Frankenstein che si ribella a chi l'ha creato: concepito sulla misura umana, ha una intelligenza superiore epperò pure una gamma di emozioni che lo rendono pericolosamente vulnerabile, sino alla possibilità di un crollo mentale.
kubrick3.jpg (11181 bytes)La sequenza in cui esso viene sconnesso è tra le più strazianti della pellicola: il dolore e la pena che questa sorta di assassinio elettronico provocano nell'astronauta Dave, unico sopravvissuto del suo equipaggio, fanno sprofondare quest'ultimo in una sorta di delirio emozionale forse provocato dagli alieni che lo ritengono all'altezza di prender contatto con loro.
Della sequenza in cui egli precipita nello spazio, celebrata e descritta millanta volte, nulla diremo: come ci pare superfluo aggiungere commenti ed interpretazioni alla rinascita del Nostro in forma di bambino delle stelle. L'uomo ha veduto le proprie origini ed è ritornato in una forma più evoluta per dare inizio al secondo millennio: la sola differenza è che questo Cristo non ha per nome Gesù, ma Dave (pur se è interessante annotare che talvolta Gesù è chiamato figlio di David, ad esempio in Matteo 1:1).
Qualunqe entità sia interessata a noi - sia essa Dio od una intelligenza superiore - essa è ancora una volta intervenuta, per provocare un mutamento nel nostro destino: quale sia lo scopo di ciò, è lasciato alla libera interpretazione di ciascuno di noi.

Francesco Troiano

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