Tempi Moderni

I film del 1999


LUCIGNOLO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Massimo Ceccherini
Sceneggiatura: Massimo Ceccherini e Giovanni Veronesi
Fotografia: Mauro Marchetti
Scenografia: Lorenzo D’Ambrosio
Costumi: Aldo Buti
Musica: Demo Morselli
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
Durata: 90’
(ITALIA, 1999)
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Lucio: Massimo Ceccherini
Fatima: Claudia Gerini
Pino: Alessandro Paci
Padre Lucio: Flavio Bucci
Mamma Lucio: Cosetta Mercatelli
Padre Pino: Carlo Monni

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1.jpg (8844 bytes)Lucio-Lucignolo passa le sue giornate disseminando cattiverie: fa dispetti a tutti, tratta male i genitori, si trascina dal bar al divano di Pino suo fedele amico, per guardare la televisione, importuna le ragazze. O meglio, le desidera. Ne desidera almeno una. E l’occasione gli si presenta con un lavoro inaspettato in una casa di cura, la cui direttrice, Fatima, diventa ben presto il suo più grande desiderio erotico, la sua ossessione maniacale. Per conquistarla Lucio si offre di organizzare uno spettacolo teatrale: le procura un finto attore (Pino), lo costringe a dichiararsi omosessuale quando si accorge che catalizza troppo la sua attenzione, segue la sua amata sotto una pioggia scrosciante, sopporta la sua cronica logorrea e la noia mortale dei suoi discorsi. Ma la sua mente è tormentata da un sogno ricorrente che ha tutto l’aspetto di un incubo: un processo in cui tutte le persone sottoposte alle sue infantili angherie lo giudicano negativamente per infliggergli la giusta punizione. In un’aula di tribunale illuminata, con la scenografia di un musical e contornata da lustrini e paillettes, i personaggi della storia con i costumi della favola di Pinocchio, salgono sul banco degli imputati per firmare la sua condanna. Compresa Fatima, nelle vesti succinte e provocanti di una fatina sexy, che prima chiede vendetta, poi parla d’amore, infine, dopo un fotogramma che va al nero, si ritrova mano nella mano con il protagonista...
"Lucignolo" segna il debutto di un altro regista toscano nella scuderia Cecchi Gori che ha già dimostrato di aprire volentieri le porte ai comici di quella regione. Il soggetto prende spunto dallo spettacolo che Ceccherini e Paci hanno sperimentato a teatro, e diviene un abito confezionato su misura per il protagonista toscano, compagno di strada di Leonardo Pieraccioni fin dal suo esordio nella regia e specializzato nella parte del comico trasognato, portavoce di un’ironia surreale e un po’ cinica. Ceccherini punta tutto su se stesso, scrivendo, recitando e dirigendosi, ma lo spazio non è quello teatrale, gli spettatori non possono cogliere i movimenti continui del suo viso irregolare, né la capacità di improvvisazione. C’è un senso di vuoto generale nonostante la pienezza delle immagini, il numero dei personaggi e lo sfarzo di colori e costumi. Un senso di disagio per un tipo di comicità presentata senza discrezione, scoperta e mal dosata.

Elisabetta Marino