Tempi Moderni

I film del 1999


VI PRESENTO JOE BLACK
(MEET JOE BLACK)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Martin Brest
Sceneggiatura: Ron Osborn, Jeff Reno, Kevin Wade, Bo Goldman
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Scenografia: Dante Ferretti
Costumi: Aude Bronson-Howard, David C. Robinson
Montaggio: Joe Hutshing, Michael Tronick
Musica: Thomas Newman
Prodotto da: Martin Brest
(USA, 1998)
Durata: 180'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Black: Brad Pitt
William Parrish: Anthony Hopkins
Susan Parrish: Claire Forlani
Drew: Jake Weber
Allison: Marcia Gay-Harden
Quince: Jeffrey Tambor
Eddie Sloane: David S. Howard
Butler: Richard Clarke

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1.jpg (8525 bytes)Giunto alla vigilia dei suoi sessantacinque anni, William Parrish, ricco magnate dell'informazione americana, in conseguenza di un infarto comincia a sentire una voce che poi diventa una presenza: quella della Morte. Questa infatti ha deciso di scendere sulla terra per meglio vedere e sentire la vita degli uomini da quella che ritiene una delle prospettive più interessanti. Essa stipula quindi un patto con Parrish: ritarderà il momento della sua morte quel tanto che gli permetterà di arrivarci più preparato, a patto che quest'ultimo lo conduca tra i viventi come suo ospite.
La Morte, temporaneamente in vacanza, (il film è un remake di "Death Takes a Holiday" commedia brillante di Mitchell Leisen, del 1934) conoscerà l'amore con la figlia di Parrish e il capitalismo spietato della globalizzazione.
2.jpg (9614 bytes)Regia di Martin Brest ("Prima di mezzanotte", "Profumo di donna"), "Vi presento Joe Black" è una commedia che punta molto sul glamour della star Brad Pitt, troppo compiaciuto dell'essere il centro di tutta la storia e che finisce così per essere poco credibile, attento soprattutto ai capelli (perfetti i colpi di sole), un po' stucchevole e, come Morte, per niente inquietante. Non si capisce poi perché la Morte debba essere così ignorante delle cose terrene e Brad Pitt debba fare il finto tonto anche quando si allaccia la cravatta. Claire Forlani sembra meritare altro che il ruolo di questa dolce e confusa comprimaria, Anthony Hopkins fa la sua parte con il consueto professionismo. A dispetto delle tre ore attraverso le quali si dipanano le vicende, il film si rivela gonfiato (ogni scena sembra durare il doppio di quanto meriterebbe, al contrario dei classici della commedia brillante che facevano della velocità e vivacità le loro carte vincenti), sfiatato e vacuo. Qualche sceneggiatore e un montatore migliore avrebbero di certo aiutato l'impresa.

Alfonso Iuliano