VI PRESENTO JOE
BLACK
(MEET JOE BLACK)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Martin Brest
Sceneggiatura: Ron Osborn, Jeff Reno, Kevin Wade, Bo Goldman
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Scenografia: Dante Ferretti
Costumi: Aude Bronson-Howard, David C. Robinson
Montaggio: Joe Hutshing, Michael Tronick
Musica: Thomas Newman
Prodotto da: Martin Brest
(USA, 1998)
Durata: 180'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.
PERSONAGGI E INTERPRETI
Joe Black: Brad Pitt
William Parrish: Anthony Hopkins
Susan Parrish: Claire Forlani
Drew: Jake Weber
Allison: Marcia Gay-Harden
Quince: Jeffrey Tambor
Eddie Sloane: David S. Howard
Butler: Richard Clarke

Giunto
alla vigilia dei suoi sessantacinque anni, William Parrish, ricco magnate
dell'informazione americana, in conseguenza di un infarto comincia a sentire una voce che
poi diventa una presenza: quella della Morte. Questa infatti ha deciso di scendere sulla
terra per meglio vedere e sentire la vita degli uomini da quella che ritiene una delle
prospettive più interessanti. Essa stipula quindi un patto con Parrish: ritarderà il
momento della sua morte quel tanto che gli permetterà di arrivarci più preparato, a
patto che quest'ultimo lo conduca tra i viventi come suo ospite.
La Morte, temporaneamente in vacanza, (il film è un remake di "Death Takes a
Holiday" commedia brillante di Mitchell Leisen, del 1934) conoscerà l'amore con la
figlia di Parrish e il capitalismo spietato della globalizzazione.
Regia di
Martin Brest ("Prima di mezzanotte", "Profumo di donna"), "Vi
presento Joe Black" è una commedia che punta molto sul glamour della star Brad Pitt,
troppo compiaciuto dell'essere il centro di tutta la storia e che finisce così per essere
poco credibile, attento soprattutto ai capelli (perfetti i colpi di sole), un po'
stucchevole e, come Morte, per niente inquietante. Non si capisce poi perché la Morte
debba essere così ignorante delle cose terrene e Brad Pitt debba fare il finto tonto
anche quando si allaccia la cravatta. Claire Forlani sembra meritare altro che il ruolo di
questa dolce e confusa comprimaria, Anthony Hopkins fa la sua parte con il consueto
professionismo. A dispetto delle tre ore attraverso le quali si dipanano le vicende, il
film si rivela gonfiato (ogni scena sembra durare il doppio di quanto meriterebbe, al
contrario dei classici della commedia brillante che facevano della velocità e vivacità
le loro carte vincenti), sfiatato e vacuo. Qualche sceneggiatore e un montatore migliore
avrebbero di certo aiutato l'impresa.