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L'IMPOSTORE
(LIAR)CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Jonas e Joshua Pate
Fotografia: Bill Butler
Costumi: Dana Allyson Greenberg
Musica: Harry Gregson-Williams
Prodotto da: Peter Glatzer
(USA, 1997)
Durata: 104'
Distribuzione cinematografica: Filmauro
PERSONAGGI E INTERPRETI
Wayland: Tim Roth
Braxton: Chris Penn
Kennesaw: Michael Rooker
Elizabeth: Renee Zellweger
Mrs. Kennesaw: Rosanna Arquette
 
Le strade di Charleston sono deserte. Buie, desolate. Nella stanza degli
interrogatori della stazione di polizia, Wayland contorce occhi e tratti sotto gli impulsi
spietati degli elettrodi della macchina della verità. Sono ore che Braxton e Kennesaw, i
due investigatori addetti al caso, lo interrogano. Wayland, rampollo alcolizzato ed
epilettico di una facoltosa famiglia aristocratica, potrebbe essere il colpevole di un
delitto efferato ed atroce nei confronti di una prostituta. Ma potrebbe non essere così.
L'abitudine alla menzogna è radicata nella sua interiorità ed abbinata ad
un'intelligenza particolarmente acuta, diventa un'arma molto pericolosa. L'interrogatorio
incalza, tra le boccate di fumo che saturano l'aria, il peso dei respiri e i ricordi che
affiorano come lampi per sprofondare subito dopo negli abissi della memoria. Anche i
giorni si inseguono senza posa e barlumi di verità cominciano a farsi strada nella
ricostruzione stentata e lacunosa dei due investigatori. Fino al cambiamento di ottica
improvviso. Forte della sua perspicacia e dei mezzi economici in grado di procurargli
informazioni, Wayland passa di colpo dalla parte della giustizia, rivelando al microscopio
i segreti più reconditi celati nelle vite dei suoi aguzzini. Segreti violenti, morbosi,
illegali, nutriti di droga, sesso, prostituzione, che inducono a credere quasi alla loro
colpevolezza. L'interrogatorio si trasforma col trascorrere del tempo in un atto d'accusa,
in una vendetta morale, in un'analisi psicologica. Fino all'ulteriore colpo di scena.
Scritta a quattro mani dai gemelli Jonas e Joshua Pate, sulla base di un'esperienza
realmente vissuta, la sceneggiatura è in realtà una ricerca della verità svolta nel
profondo. Protagonisti la mente ed il corpo, l'ambiguità ed il sospetto, le improvvise
consapevolezze e la non accettazione delle conseguenze. La mente si rivolge al corpo per
manipolare, attraverso uno studiato e sapiente uso degli sguardi, dei silenzi, anche della
malattia. Non solo gli altri personaggi, ma gli spettatori, cui arriva un messaggio
costantemente indefinito, in bilico tra la soluzione e la sua costante confutazione. Bella
e morbosa la fotografia, angosciante nei toni e negli effetti di chiaroscuro, e
"cameo" per Ellen Burstyn che ha il compito di rifornire a tutti "il
proprio veleno personale" e che, pur agendo nell'ombra, rappresenta un elemento di
fondamentale importanza, l'unico a tenere le fila del gioco.
Elisabetta Marino |