Tempi Moderni

I film del 1999


GLORIA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Steve Antin, dal film omonimo di John Cassavetes
Fotografia: David Watkin
Scenografia: Mel Bourne
Costumi: Dona Granata
Musica: Howard Shore
Montaggio: Tom Swartwout
Prodotto da: Gary Foster, Lee Rich
Durata: 108'
(USA, 1999)
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gloria: Sharon Stone
Nicholas-Nicky Nuñez: Jean-Luke Figueroa
Kevin: Jeremy Northan
Diane: Cathy Moriarty
Ruby: George C. Scott

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (9974 bytes)Gloria esce dalla prigione fasciata dallo stesso vestito nero che indossava tre anni prima, i capelli in disordine e l’aria di chi non ha la minima idea di cosa significhi gestire la propria esistenza. Va dritta al suo ex-appartamento dove il suo ex-amante, teppistello in carriera al seguito di un potente boss mafioso, ha appena ordinato il massacro di un’intera famiglia portoricana. E tutto per un dischetto che elenca impietosamente i nomi dei più noti malavitosi del momento, con tanto di rapine, omicidi e peccatucci annessi. E che adesso è nelle mani ignare e terrorizzate di un bambino di otto anni che Gloria si ritrova, suo malgrado, a dover proteggere. Pochi dollari strappati al banco dei pegni e un fardello troppo pesante, Gloria fugge dallo squallore dei motel e della propria solitudine scoprendo inaspettatamente il lato materno ed umano che ha sempre celato dietro la sua apparente freddezza. Braccata fino all’ultimo respiro, ma decisa ad offrire al piccolo Nicky un futuro migliore, si batterà con tutte le sue forze, scoprendo nuovo amore e coraggio per ricominciare a vivere. Magari negli abiti della mamma.
2.jpg (10043 bytes)Remake del celebre gangster-movie di John Cassavetes che nel 1980 vinse il Leone d’oro al Festival di Venezia, candidando all’oscar anche la protagonista Gena Rowlands, la Gloria di Lumet conserva la drammaticità tragica e nervosa del personaggio, ma mantenendo un garbo ed una correttezza sconosciuti all’originale. Il ritratto della violenza che alberga tra le affollate strade newyorkesi e che respira attraverso ogni immagine, non sfocia mai in reale denuncia, né sfiora gli intenti quasi documentaristici che avevano alimentato l’opera di Cassavetes. Lumet ritrae la storia secondo canoni tradizionali, ma affidandosi a stereotipi che indulgono volentieri alla favola sentimentale, allontanandosi dalla verità. In particolar modo per il finale, che nella versione originale dimenticava ogni forzata risoluzione positiva, per abbracciare l’amarezza della verità. Personaggio su misura per Sharon Stone che invade la scena da un capo all’altro del film, con una bellezza tormentata e forse un pizzico di platealità di troppo.

Elisabetta Marino