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Guerre Stellari tra Mito e Fiaba
E' con le fiabe che
si attira l'attenzione degli uomini sulla verità.
Bernardin de Saint-Pierre
Per la sua specifica natura
"tecnologica", nessuna arte si è rivelata capace di riprodurre il mondo onirico
come il cinema e, a suo modo, anche il cinema di fantascienza (ambizioso o puramente
commerciale) si trova ad essere (più o meno parziale) specchio della società.
L'ingente sforzo produttivo dispiegato per Star Wars, il carattere di
creazione collettiva che manifesta la trilogia realizzata tra il 1977 e il 1983 e lo
straordinario successo di pubblico a cui andò incontro l'opera hanno contribuito a
rafforzare il carattere "mitico" dell'intera operazione: la più grande epopea
della storia dell'umanità mai concepita e parzialmente realizzata in età contemporanea.
Il mito affonda le sue radici in un
passato remoto e nebuloso, ma anche in qualche modo originario, perciò è in grado di
individuare le costanti dell'animo umano e di illuminare le traiettorie della storia degli
uomini con un rovesciamento di prospettiva. Star Wars è ambientato in un
futuro remoto che rivela però un cuore molto antico. Nella trilogia convergono e si
cristallizzano i materiali più disparati: la mitologia greca con le sue agnizioni, il
modello edipico, la Bibbia con la sua struttura originaria del conflitto per cui Darth Vader e Obi Wan Kenobi richiamano tanto Caino e Abele quanto
Lucifero e l'angelo dal gladius flammeus del paradiso terreste; l'epica
medievale con Parsifal, i cavalieri della Tavola rotonda, la ricerca del Graal, il
reportorio favolistico con Leila come Biancaneve,
Luke come Peter Pan "che cammina nel
cielo", e tutti e due insieme come Hänsel e Gretel, con i fumetti e in generale la
letteratura fantasy, un solo esempio: I:R:R. Tolkien. Così in Star Wars si fronteggiano bene e male, morte e
vita, il nero di Darth Vader e il bianco di Leila
Oltreché come catalogo
dell'immaginario "morale" elaborato dall'umanità nel corso dei secoli, Guerre
stellari è anche un mito che, sulla scorta delle suggestioni di Mircea Eliade, potremmo chiamare fondativo e creativo per quanto ha
anticipato (e contribuito a delineare) alcune linee di fuga
politiche-ideologiche-spirituali del mondo contemporaneo.
La strategia retorica del mito prevede in
prima battuta la gratificazione del riconoscimento
(il fatto che lo spettatore, qualunque sia il suo approccio, ritrovi degli elementi del
proprio patrimonio genetico-culturale), per arrivare ad accettare come inevitabile la
morale che gli viene proposta (non per nulla le antiche favole terminavano con la formula
"o mythos deloi oti
", "la favola
dimostra che
). Il mito moderno, alla
gratificazione offerta dal riconoscimento, aggiunge il divertimento
e, quindi, l'infantilizzazione dello spettatore, avvalorando ancor di più la sua
disponibilità ad essere permeato dal racconto (Lucas ha
dichiarato più volte che il suo spettatore modello è il dodicenne che c'è in ognuno di
noi). Quanto più si dà come baraccone spettacolare, tanto più Guerre stellari
riesce a dissimulare la sua stratificazione di senso e a colpire nel segno.
In fondo, per un decennio attraversato da fermenti
critici e da contestazioni violente come gli anni Settanta, poteva anche risultare
rassicurante ritrovare in un film la distinzione tra un
potere paterno, cattivo, dispotico (Darth Veder) contrapposto a uno materno, buono,
illuminato (Leila) che finiva anche per fondersi con lo spirito ribelle e anarcoide
(rappresentato da Han Solo). Era anche un modo per gli americani, sia di
ritrovare una "purezza" del proprio essere di fronte a un nemico esterno (l'ex
U.R.S.S) di cui veniva auspicata se non presagita, la fine; sia di superare la presenza
dei tanti conflitti interni come le ripercussioni della guerra del Vietnam. A questa
superficiale lettura di sociologia politica, si aggiungeva peraltro una ben più
insinuante concezione magico-sacrale del potere e una dichiarazione di sostanziale
sfiducia nella storia. La celebre formula magico-rituale della "forza",
(che sembra condensare la Voluntas
schopenaueriana, l'élan vital bergsoniano,
la libido freudiana
e forse
anche stilemi della tradizione filosofica di Julius Evola)
punta a riconoscere nell'individuo le risorse necessarie e sufficienti per la propria
realizzazione. In questa stessa direzione va letta, per un film supertecnologico, la paradossale sfiducia nella scienza. Obi Wan Kenobi
raccomanda a Luke Skywalker di agire seguendo le sue sensazioni e non la ragione: Questo
primato dell'istinto e della casualità sulla tecnologia e sulla razionalità, fa capolino
in altri cult movie successivi che hanno contribuito non poco all'affermazione di quella sensiblerie da fine millennio che trova nella New Age una delle sue espressioni più forti.
Si potrebbe così concludere con Benjamin: "La favola, che è anche oggi la prima consigliera
dei bambini, dopo essere stata un tempo dell'umanità, continua a vivere clandestinamente
nel racconto. Il primo e vero narratore è e rimane quello di fiabe. Dove il consiglio era
più difficile, la favola sapeva indicarlo, e dove l'angustia era più grave, il suo aiuto
era più vicino. Questa angustia era quella del mito. La favola c'informa delle prime
disposizioni prese dall'umanità per scuotere l'incubo che il mito le faceva gravare sul
petto. Essa ci fa vedere
nel personaggio di chi partì per conoscere la paura, che le cose di cui abbiamo paura possono essere scrutate nella loro
realtà
".
Memmo Giovannini
Speciale Star Wars
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