Anno I - Numero 2 - Giugno 1999

Speciale Guerre Stellari


Guerre Stellari tra Mito e Fiaba

E' con le fiabe che si attira l'attenzione degli uomini sulla verità.
Bernardin de Saint-Pierre

luke.jpg (3380 bytes)Per la sua specifica natura "tecnologica", nessuna arte si è rivelata capace di riprodurre il mondo onirico come il cinema e, a suo modo, anche il cinema di fantascienza (ambizioso o puramente commerciale) si trova ad essere (più o meno parziale) specchio della società.
L'ingente sforzo produttivo dispiegato per Star Wars, il carattere di creazione collettiva che manifesta la trilogia realizzata tra il 1977 e il 1983 e lo straordinario successo di pubblico a cui andò incontro l'opera hanno contribuito a rafforzare il carattere "mitico" dell'intera operazione: la più grande epopea della storia dell'umanità mai concepita e parzialmente realizzata in età contemporanea.

darth.jpg (5088 bytes)Il mito affonda le sue radici in un passato remoto e nebuloso, ma anche in qualche modo originario, perciò è in grado di individuare le costanti dell'animo umano e di illuminare le traiettorie della storia degli uomini con un rovesciamento di prospettiva. Star Wars è ambientato in un futuro remoto che rivela però un cuore molto antico. Nella trilogia convergono e si cristallizzano i materiali più disparati: la mitologia greca con le sue agnizioni, il modello edipico, la Bibbia con la sua struttura originaria del conflitto per cui Darth Vader e Obi Wan Kenobi richiamano tanto Caino e Abele quanto Lucifero e l'angelo dal gladius flammeus del paradiso terreste; l'epica medievale con Parsifal, i cavalieri della Tavola rotonda, la ricerca del Graal, il reportorio favolistico con Leila come Biancaneve, Luke come Peter Pan "che cammina nel cielo", e tutti e due insieme come Hänsel e Gretel, con i fumetti e in generale la letteratura fantasy, un solo esempio: I:R:R. Tolkien. leia.jpg (3130 bytes)Così in Star Wars si fronteggiano bene e male, morte e vita, il nero di Darth Vader e il bianco di Leila… Oltreché come catalogo dell'immaginario "morale" elaborato dall'umanità nel corso dei secoli, Guerre stellari è anche un mito che, sulla scorta delle suggestioni di Mircea Eliade, potremmo chiamare fondativo e creativo per quanto ha anticipato (e contribuito a delineare) alcune linee di fuga politiche-ideologiche-spirituali del mondo contemporaneo.

La strategia retorica del mito prevede in prima battuta la gratificazione del riconoscimento (il fatto che lo spettatore, qualunque sia il suo approccio, ritrovi degli elementi del proprio patrimonio genetico-culturale), per arrivare ad accettare come inevitabile la morale che gli viene proposta (non per nulla le antiche favole terminavano con la formula "o mythos deloi oti…", "la favola dimostra che…). sunset.jpg (5826 bytes)Il mito moderno, alla gratificazione offerta dal riconoscimento, aggiunge il divertimento e, quindi, l'infantilizzazione dello spettatore, avvalorando ancor di più la sua disponibilità ad essere permeato dal racconto (Lucas ha dichiarato più volte che il suo spettatore modello è il dodicenne che c'è in ognuno di noi). Quanto più si dà come baraccone spettacolare, tanto più Guerre stellari riesce a dissimulare la sua stratificazione di senso e a colpire nel segno.

han.jpg (4326 bytes)In fondo, per un decennio attraversato da fermenti critici e da contestazioni violente come gli anni Settanta, poteva anche risultare rassicurante ritrovare in un film la distinzione tra un potere paterno, cattivo, dispotico (Darth Veder) contrapposto a uno materno, buono, illuminato (Leila) che finiva anche per fondersi con lo spirito ribelle e anarcoide (rappresentato da Han Solo). Era anche un modo per gli americani, sia di ritrovare una "purezza" del proprio essere di fronte a un nemico esterno (l'ex U.R.S.S) di cui veniva auspicata se non presagita, la fine; sia di superare la presenza dei tanti conflitti interni come le ripercussioni della guerra del Vietnam. A questa superficiale lettura di sociologia politica, si aggiungeva peraltro una ben più insinuante concezione magico-sacrale del potere e una dichiarazione di sostanziale sfiducia nella storia. La celebre formula magico-rituale della "forza", (che sembra condensare la Voluntas schopenaueriana, l'élan vital bergsoniano, la libido freudiana… e forse anche stilemi della tradizione filosofica di Julius Evola) punta a riconoscere nell'individuo le risorse necessarie e sufficienti per la propria realizzazione. In questa stessa direzione va letta, per un film supertecnologico, la paradossale sfiducia nella scienza. Obi Wan Kenobi raccomanda a Luke Skywalker di agire seguendo le sue sensazioni e non la ragione: Questo primato dell'istinto e della casualità sulla tecnologia e sulla razionalità, fa capolino in altri cult movie successivi che hanno contribuito non poco all'affermazione di quella sensiblerie da fine millennio che trova nella New Age una delle sue espressioni più forti.

ben.jpg (4120 bytes)Si potrebbe così concludere con Benjamin: "La favola, che è anche oggi la prima consigliera dei bambini, dopo essere stata un tempo dell'umanità, continua a vivere clandestinamente nel racconto. Il primo e vero narratore è e rimane quello di fiabe. Dove il consiglio era più difficile, la favola sapeva indicarlo, e dove l'angustia era più grave, il suo aiuto era più vicino. Questa angustia era quella del mito. La favola c'informa delle prime disposizioni prese dall'umanità per scuotere l'incubo che il mito le faceva gravare sul petto. Essa ci fa vedere… nel personaggio di chi partì per conoscere la paura, che le cose di cui abbiamo paura possono essere scrutate nella loro realtà…".

Memmo Giovannini

Speciale Star Wars

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