Anno V - Numero 2 - Giugno 1999

Pola X: Oui, je suis Leos Carax


Ritratto di un uomo senza qualità.
Oui, je suis Leos Carax.

1.jpg (6764 bytes)Materiali di repertorio, in bianco e nero, della seconda guerra mondiale. Cacciabombardieri in azione hanno già squarciato lo schermo prima dei titoli di testa, sopra e sotto le esplosioni, la musica rock dell'americano Scott Walker stipano le orecchie di panico e boati sincopati. In una metaforica discesa agli inferi vediamo mitragliamenti di suoni da acciaieria pesante in concerto, una barriera acustica-sadica e demoniaca alla Glenn Branca annuncia che quello che vedremo in seguito non avrà nulla di solido e umano. Ci aggireremo per le vie grigie e marroni della periferia parigina dove incontreremo solo spettri gelati, fantasmi liquamosi, allucinazioni banali, sogni incestuosi ad occhi non troppo aperti, incubi inguardabili, tentati suicidi, nevrotici omicidi, anime di corsa e in pericolo o già condannate a nuotare in fiumi di sangue e fuoco dentro canyon infernali e citazioni da Musil.

Il giovane scrittore di bestseller Pierre (Guillame Depardieu), biondo, frivolo, bugiardo e ricco, vive in un castello della Normandia con la più elegante delle madri, Marie (Catherine Deneuve) e va spesso a trovare la futura moglie Lucie (Delphin Chuillot), un cuoricino solare, cavalcando la grande moto ereditata dal padre. Il dolly danza felice, come se alla guida ci fosse Bertolucci e c'è nell'aria un godimento quasi hollywoodiano. Il protagonista inoltre si confronta con l'impossibilità di scrivere il "grande libro della verità".
Basta con la letteratura spazzatura e il suo deja vu ossessivo…

3.jpg (6005 bytes)Ma il film è anche una storia d'amore impossibile e ambigua tra Pierre e una bellezza funebre dai lunghi capelli neri e dagli infiniti occhi mongoli, che spunta prima dai suoi sogni e poi dalla foresta più nera. Con una voce aspra e uno stentato francese gli dice che viene dall'est: "sono Isabelle, tua sorella, la figlia di tuo padre", (un chiacchierato ambasciatore ora defunto). Poi, in modo catatonico, si mette a suonare un organetto adorato da Viva dei Velvet Underground e da Allen Ginsberg. Da questo momento Carax ci invita ad una lettura più gotica e kafkiana della storia.
Pierre cade a pezzi alla notizia di avere una sorella illegittima e per riconciliarsi con un pezzo di sé, lascia agi e castello, segue Isabelle a Parigi e perde tutto: la ricchezza, la madre, la fidanzata, la sontuosa magione, il computer ben programmato, la fama di scrittore alla moda che si era conquistato usando lo pseudonimo cult di Aladin.

Come dentro una gigantesca tela di Kiefer, Pierre e Isabelle abitano in un capannone industriale gelato, dove profughi (bosniaci?) e musicisti folli e settari compongono felliniane e latranti sinfonie nascondendo macabri traffici di armi. I due, dopo tanta anticamera, fanno l'amore da tutte le parti, illuminati e inquadrati in modo tale da disgustare qualunque consumatore di hard core. Pierre è troppo piccolo di fronte al dovere etico che si è imposto, non è Rimbaud, non è Celine. Ormai tasfigurato come un Cristo in caricatura (o meglio un Brad Pitt tibetano) lo raggiunge Lucie, malata ma non domata, Pierre dirà ad Isabelle che Lucie è una sua cugina (tanto per intorbidire ancora di più il triangolo incestuoso).

carax.jpg (4202 bytes)Con Pola X, Carax ha voluto fare un omaggio al più grande scrittore nordamericano del secolo scorso, Herman Melville. Una riscrittura sensuale, in suoni e immagini, del suo settimo romanzo, Pierre or the Ambiguities, in francese Pierre ou les ambiguites, da cui Carax ha preso le iniziali: P.o.l.a.
Il romanzo Melville lo scrisse nel 1851 a Pittsfield, Massachussets, e fu un fiasco. Vendette solo 2000 copie; era inattuale e la satira degli scrittori à la page irritava troppo il milieu colto del New England.

Leos Carax, otto anni dopo Les amants de Pont neuf, ha voluto confrontarsi con un romanzo classico, con un intrigo misterioso, attraversato da passioni folgoranti. La tragedia privata è quella degli intagliabili legami di sangue del mauvais sang, del non riuscire a evadere da sé, dalla trappola del come ci plasma e avvinghia la famiglia, la comunità, lo stato e l'etnia. E di come una sorellastra, arrivata chissà da dove (proprio dalla Francia, nel romanzo di Melville) possa rappresentare il lato opposto dell'isolazionismo incestuoso, a differenza della fidanzatina benedetta dalla mamma.
2.jpg (7172 bytes)Eroe romantico, bugiardo o immaturo che sia, il Pierre di Carax appare la caricatura dell'artista febbricitante e irrisolto, e l'esplicita scena di sesso in penombra non risolleva le sorti di un film noioso e ridicolo.
Guillaume Depardieu e Katerina Golubeva si muovono come in trance, intonandosi al palpito visionario della storiella. Catherine Deneuve nei panni della madre incestuosa, nonostante mostri il seno, è fuori parte.
La tragedia di un normanno ridicolo, dell'uomo senza qualità, del romanziere da classifica è anche il ritratto dell'autore cinematografico europeo tipico, di cui Carax ne fa parte. Per citare Melville: i ritratti, invece di immortalare i geni, come un tempo, non servono oggi che a quotidianizzare gli imbecilli.

Memmo Giovannini

POLA X

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Leos Carax
Sceneggiatura: Herman Melville, Leos Carax, Lauren Sedofsky, Jean-Pol Fargeau, dal romanzo "Pierre or the ambiguities"
Fotografia: Eric Gautier
Scenografia: Laurent Allaire
Costumi:
Musica: Scott Walker
Montaggio: Nelly Quettier
Prodotto da:
(Francia, 1999)
Durata: 146'
Distribuzione cinematografica: Academy e Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Pierre: Guillaume Depardieu
Marie: Catherine Deneuve
Isabelle: Katherina Golubeva


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