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IL COLORE DELLA MENZOGNA
(AU COEUR DU MENSONGE)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Claude
Chabrol
Sceneggiatura: Odile Barsky, Claude Chabrol
Fotografia: Eduardo Serra
Scenografia: François Benoit Fresco
Costumi: Corinne Jorri
Musica: Matthieu Chabrol
Montaggio: Monique Fardolis
Prodotto da: Marin Karmitz
(Francia, 1999)
Durata: 108'
Distribuzione cinematografica: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Vivian Sterne: Sandrine Bonnaire
Rene Sterne: Jacques Gamblin
Frederique Lesage: Valeria Bruni Tedeschi
Germain-Roland Desmot: Antoine de Caunes
Detective Loudun: Bernard Verley
Yvelyne Bordier: Bulle Ogier
Regis Marchal: Pierre Martot
M. Bordier: Noël Simsolo
Anna: Adrienne Pauly
 
In un villaggio di pescatori della Bretagna, alcuni
bambini trovano il corpo senza vita di Eloise, una ragazzina di dieci anni. Una giovane
donna commissario, Frédérique Lesage (Valeria Bruni Tedeschi)
conduce un inchiesta con l'aiuto del poliziotto locale, Loundun. L'inchiesta stagna anche
perché tutti sembrano mentire o nascondere qualcosa, finché un secondo omicidio finisce
per paralizzare il paese
Tutto parte dal corpo senza vita di Eloise. Pochi abitanti, l'inchiesta non dovrebbe
essere difficile, ma le cose sono complicate dai rapporti falsi e sotterranei che
esistono, dal piacere che ognuno prova a dare false piste al commissario pur di
allontanare i sospetti da sé.
Opposti al commissario, troviamo una coppia
di "forestieri": René, (Jacques Gamblin) un
pittore, e Viviane (Sandrine Bonnaire) un'infermiera,
corteggiata da Desmot (Antoine de Caunes), nativo del luogo,
e brillante quanto odioso divo del giornalismo televisivo. Desmot è l'attrazione del
villaggio, ha amici e conoscenze ovunque, somiglia a tanti noti personaggi pubblici,
protagonisti del nostro mondo televisivo. René e Viviane sono un coppia in crisi, non
essendo nati nel villaggio, sono considerati degli estranei, ed inoltre Viviane, donna
pratica e con un forte carattere, ha una relazione con Desmot, ma non lascia il marito,
perché sa che ciò avrebbe un effetto devastante su di lui.
Chabrol, con
la sua particolare prospettiva e il suo tocco leggero, ci dice che ognuno resta un mistero
per l'altro e per se stesso e che la verità è simile ai quadri che dipinge René, quei trompe
l'oeil che ingannano con le finte prospettive ma che comunque hanno una loro
indiscussa solidità, così come le bugie hanno la loro.
Claude Chabrol, sceneggiatore e regista, orchestra un giallo
psicologico e con un linguaggio essenziale riesce a parlare dell'uomo nella sua accezione
più profonda, segreta, ambigua, plurale. Per questo si dedica ad un
lavoro di scavo paziente, meticoloso, certosino, ricavando immagini distillate dove ogni
cosa è, ma potrebbe anche essere altro, dove gli accordi musicali si fondono nella
composizione visiva in un sussulto di sensorialità avvolgente.
Memmo Giovannini
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