Anno V - Numero 2 - Giugno 1999

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HAREM SUARE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Gianni Romoli, Ferzan Ozpetek
Fotografia: Pasquale Mari
Scenografia: Mustafa Ulkenciler, Bruno Cesari
Costumi: Alfonsina Lettieri
Musica: Pivio e Aldo De Scalzi
Montaggio: Mauro Bonanni
Prodotto da: Tilde Corsi, Gianni Romoli
(Italia, 1999)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Safiyé: Marie Gillain
Nadir: Alex Descas
Safiyé anziana: Lucia Bose
Anita: Valeria Golino
Gulfidan: Serra Yilmaz

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

poster.jpg (4908 bytes)Harem Suare, è una fastosa produzione italo-franco-turca del regista Ferzan Ozpetek. Film diverso da quel Bagno turco, opera d'esordio, anche se un filo rosso sembra unirli: il personaggio di Anita, l'italiana innamorata dell'Oriente, che qui vediamo incarnata da Valeria Golino, seduta al bar di una stazioncina ferroviaria anni '50. Anita incontra l'anziana Safiyé (Lucia Bosé), che fu la Favorita del Sultano Abdulhamit II nell'ultimo harem, prima della caduta dell'Impero Ottomano. Safiyé racconta … "Importante non è come vivete la vita ma come la raccontate".
E così, tra ricordi e immaginazione, il film ci riporta nel 1908, tra le stanze, gli eunuchi, i riti e le congiure dell'harem.

Intrecciando i piani temporali in un mix di esotismo fantastico e ricerca storica, Ozpetek impagina una elegante e sfuggente storia, che nel tentativo di sottrarsi ai famosi luoghi comuni sull'harem (visto sempre nell'immaginario cinematografico come paradiso di soffice perversione erotica), finisce con l'essere  troppo asessuata. L'ascesa al potere della futura Favorita del Sultano (la bravissima e bellissima Marie Gillain), nonché madre di uno dei suoi figli, è raccontata dentro una cornice romantica nella quale rientra anche una storia d'amore con il potente eunuco Nadir.

1.jpg (8074 bytes)Il declino dell'impero ottomano fa da sfondo a questo "documentario dell'anima", come lo definisce il regista, che indaga i luoghi dell'intimità, la parte misteriosa di coloro che sognano fuori e contro il mondo reale. Questo luogo dell'intimità è l'harem, dove ogni donna è soggiogata dalla propria immagine e ne è il riflesso di una se stessa decorativa. Il regista tenta il confronto tra culture e pretende di estrarre emozioni dalle muse segregate. La bellezza del luogo, dei costumi, dei linguaggi intrecciati (turco, italiano, francese) resta solo una premessa. La struttura complessa del racconto mischia tre piste narrative diverse, si perde in un'attesa di pathos che non c'è neppure nell'amore straordinario tra la Favorita del Sultano e il suo eunuco Nadir. Il film incanta per talento visivo, sensibilità, capacità di costruire ambienti e atmosfere, ma il lato debole è nell'epilogo e nella struttura, che lasciano intravedere il rischio che tanto talento in parte si perda e resti solo esteriore.

Memmo Giovannini


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