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GOODBYE LOVER CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Roland
Joffè
Soggetto: Ron Peer
Sceneggiatura: Ron Peer, Joel Cohen & Alec Sokolow
Fotografia: Dante Spinotti
Scenografia: Stewart Starkin
Costumi: Tangi Crawford
Musica: John Ottman
Montaggio: William Steinkamp
Prodotto da: Alexandra Milchan, Patrick McDarrah, Joel
Roodman e Chris Daniel
(USA, 1999)
Durata: 104
Distribuzione cinematografica: Warner Bros
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sandra Dunmore: Patricia Arquette
Jake Dunmore: Dermot Mulroney
Peggy Blane: Mary-Louise Parker
Rita Pompano: Ellen DeGeneres
Ben Dunmore: Don Johnson
 
Lo spazio è quello di una metropoli che si sveglia di buonora
per raggiungere un unico obiettivo: la conquista di denaro e successo. Non tutti riescono
ad adeguarsi al suo ritmo però, nella stessa maniera. Sandra Dunmore, ad esempio, è
cresciuta nellindigenza, ma ha una volontà di ferro e se combattere per riuscire
significa anche pestare qualche piede, non esita a mettere i tacchi più appuntiti che ha
per farlo. La sua vita è intrecciata indissolubilmente a quella di altre persone: un
marito, Jake, sullorlo dellalcolismo e dellautodistruzione, un cognato,
Ben, per il quale nutre una passione perversa e che è uno degli uomini più potenti della
città, una giovane impiegata, Peggy, che fa parte dello staff di Ben ed ha mire personali
nei suoi confronti. Su tutti veglia locchio vigile del detective Rita Pompano,
spietata verso la realtà che giudica un covo di narcisisti pronti a divorarsi a vicenda
pur di affermarsi.
Roland Joffè (collezione di Oscar per Urla
del silenzio e Mission), dirige un copione sul tema della follia
e della finzione, un soggetto realistico, ma di fatto palesemente non reale, definito alla
perfezione "gris", perché troppo
poco graffiante per essere "noir". La schizofrenia è incarnata dalla
protagonista, ma con una tale ingenuità, da risultare divertente: del resto tutti i
personaggi nascondono delle nevrosi ai limiti del patologico, ma talmente grottesche da
indurre alla giustificazione e al sorriso. Con un finale a
sorpresa che ribalta anche lunica linea logica della storia.
Il lavoro di Joffè è supportato dallottima fotografia di Dante Spinotti (La leggenda del Santo Bevitore, Heat-La
Sfida, ma soprattutto L.A.Confidential), che qui ha a che fare
con un continuo gioco di specchi e di superfici riflettenti: la fotografia ne accentua la
morbosità, perché lo specchio serve allo psicopatico da conferma alla propria immagine,
nei confronti di se stesso e del mondo. Ritorno allo scoperto anche per Don Johnson, unica figura "adulta" del cast, ma dal
fascino ancora indiscutibile.
Elisabetta Marino
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