Anno V - Numero 2 - Giugno 1999

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GOODBYE LOVER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roland Joffè
Soggetto: Ron Peer
Sceneggiatura: Ron Peer, Joel Cohen & Alec Sokolow
Fotografia: Dante Spinotti
Scenografia: Stewart Starkin
Costumi: Tangi Crawford
Musica: John Ottman
Montaggio: William Steinkamp
Prodotto da: Alexandra Milchan, Patrick McDarrah, Joel Roodman e Chris Daniel
(USA, 1999)
Durata: 104’
Distribuzione cinematografica: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sandra Dunmore: Patricia Arquette
Jake Dunmore: Dermot Mulroney
Peggy Blane: Mary-Louise Parker
Rita Pompano: Ellen DeGeneres
Ben Dunmore: Don Johnson

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1.jpg (5743 bytes)Lo spazio è quello di una metropoli che si sveglia di buon’ora per raggiungere un unico obiettivo: la conquista di denaro e successo. Non tutti riescono ad adeguarsi al suo ritmo però, nella stessa maniera. Sandra Dunmore, ad esempio, è cresciuta nell’indigenza, ma ha una volontà di ferro e se combattere per riuscire significa anche pestare qualche piede, non esita a mettere i tacchi più appuntiti che ha per farlo. La sua vita è intrecciata indissolubilmente a quella di altre persone: un marito, Jake, sull’orlo dell’alcolismo e dell’autodistruzione, un cognato, Ben, per il quale nutre una passione perversa e che è uno degli uomini più potenti della città, una giovane impiegata, Peggy, che fa parte dello staff di Ben ed ha mire personali nei suoi confronti. Su tutti veglia l’occhio vigile del detective Rita Pompano, spietata verso la realtà che giudica un covo di narcisisti pronti a divorarsi a vicenda pur di affermarsi.

2.jpg (3889 bytes)Roland Joffè (collezione di Oscar per Urla del silenzio e Mission), dirige un copione sul tema della follia e della finzione, un soggetto realistico, ma di fatto palesemente non reale, definito alla perfezione "gris", perché troppo poco graffiante per essere "noir". La schizofrenia è incarnata dalla protagonista, ma con una tale ingenuità, da risultare divertente: del resto tutti i personaggi nascondono delle nevrosi ai limiti del patologico, ma talmente grottesche da indurre alla giustificazione e al sorriso. Con un finale a sorpresa che ribalta anche l’unica linea logica della storia.

3.jpg (4665 bytes)Il lavoro di Joffè è supportato dall’ottima fotografia di Dante Spinotti (La leggenda del Santo Bevitore, Heat-La Sfida, ma soprattutto L.A.Confidential), che qui ha a che fare con un continuo gioco di specchi e di superfici riflettenti: la fotografia ne accentua la morbosità, perché lo specchio serve allo psicopatico da conferma alla propria immagine, nei confronti di se stesso e del mondo. Ritorno allo scoperto anche per Don Johnson, unica figura "adulta" del cast, ma dal fascino ancora indiscutibile.

Elisabetta Marino


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