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IL FIGLIO
PERDUTO
(THE LOST SON)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Chris Menges
Sceneggiatura: Eric & Margaret Leclere, Mark Mills
Fotografia: Barry Ackroyd
Scenografia: John Beard
Costumi: Rosie Hackett
Montaggio: Pamela Power
Prodotto da: Finola Dwyer
(Francia, Inghilterra, 1999)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce
PERSONAGGI E INTERPRETI
Lombard: Daniel Auteil
Deborah: Nastassja Kinski
Emily: Kathryn Cartlidge
Natalie: Marianne Denicourt
Il figlio perduto.
 
Il regista inglese Chris
Menges (già direttore della fotografia e premio Oscar per Urla del
silenzio) ne Il figlio perduto non sfrutta affatto lo spinoso
argomento sulla pedofilìa, piuttosto costruisce un poliziesco di altri tempi, realizzando
un film di impianto classico, che ha per protagonista l'attore francese Daniel Auteuil, nella parte di Xavier Lombard, ex poliziotto della
narcotici e ora investigatore privato che vive a Londra dopo la morte di sua moglie e di
sua figlia, rimaste vittime di un attentato della mala.
Solitario e disilluso, il detective
appartiene alla gloriosa schiatta dei Philip Marlowe e dei Sam Spade: è un duro dal cuore tenero, e - come vuole la
tradizione - ridotto a occuparsi di piccoli casi di infedeltà. Finché un vecchio amico
ed ex collega Carlos (Ciaran Hinds) lo incarica di ritrovare
suo cognato Leon, fotografo ed ex tossicomane, scomparso da oltre un mese che vive nel
quartiere di Soho. Qualcosa puzza nella faccenda e Xavier non ci mette molto a scoprirlo;
nello studio di Leon scopre una cassetta pornografica riguardante un incontro tra un
adulto ed un bambino e l'indirizzo dell'amante del fotografo, Emily (Nastassja
Kinski). Il detective riesce a rintracciare la donna in un villino del Suffolk in
compagnia di un bambino indiano, Shiva, ammutolito e spaventato, sottratto rischiosamente
al giro della pedofilìa a pagamento, che Leon le aveva affidato prima di sparire. Il
detective capisce che si tratta dello stesso bambino della cassetta. Emily gli rivela solo
un indizio: il capo della rete di pedofili viene chiamato "l'austriaco"
Proprio da qui parte il "private eye". Deciso a fare luce sull'orrendo mercato
dei "cagnolini" (così sono chiamati in gergo, i bambini venduti ai ricchi
viziosi dall'organizzazione), il detective francese, per rabbia, per orgoglio e per
vendetta (l'amica prostituta che l'aveva aiutato a stabilire il contatto viene sgozzata),
agisce in cocciuta solitudine contro i trafficanti di bambini usando i loro stessi
argomenti. Dopo aver ucciso e torturato, Xavier si ritroverà in Messico, poi in una
baracca dove avverrà la sanguinosa resa dei conti, in verità non proprio a sorpresa.
Simile nell'impianto al recente 8mm,
dove Nicolas Cage investigava su un giro di orribili snuff movie, Il figlio perduto se ne distacca però dal modello hollywoodiano per il tono più
lucido e crepuscolare, certamente meno reazionario, oltre che per
la bravura del protagonista. Ormai a suo agio anche in ruoli d'azione, Daniel Auteil imprime al film un andamento dolente, in linea con il
clima piovoso e livido dell'ambientazione. Nastassja Kinski,
nella parte di una ricca antipatica, resta un po' sospesa. Ben diretto dall'inglese Chris Menges (premiato a Cannes nel 1988 per Un mondo a
parte), che ha esplorato nei suoi più piccoli particolari il mondo dell'infanzia
violata. Quanto ai bambini coinvolti nell'impresa, il
regista evita qualsiasi dettaglio morboso, lasciando che i loro visi
spauriti e loro corpi oltraggiati parlino in nome dell'infanzia ferita.
Memmo Giovannini
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