Anno V - Numero 2 - Giugno 1999

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IL BARBIERE DI SIBERIA
(THE BARBER OF SIBERIA)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Nikita Mikhalkov
Sceneggiatura: Rustam Ibragimberov, Nikita Mikhalkov, Rospo Pallenberg
Fotografia: Pavel Lebeshev
Scenografia: Vladimir Aromin
Costumi: Natacha Ivanova, Sergey Struchiov
Musica: Edward Nicolay Artemev
Montaggio: Enzo Meniconi
Prodotto da: Michel Seydoux
(Francia, Russia, Italia, Repubblica Ceka1999)
Durata: 177'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jane Callahan: Julia Ormond
Douglas McCracken: Richard Harris
Oleg Menshikov: Andrei Tolstoi
Nikita Mikhalkov: Alessandro III
Alexei Petrenko: Generale Radlov

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1.jpg (4817 bytes)Un tono insopportabilmente declamatorio era calato sul cinema di Nikita Mikhalkov, che già non aveva mai dimostrato di amare le porte della semplicità, dal Sole ingannatore in avanti. Il tono da "piccolo padre", cantore e depositario delle ultime fortune russe, predicatore in pellicola. Il passaggio al kolossal giova almeno in questo, nel recupero di un minimo di ironia, che è ciò che serve se si vuol essere presi sul serio. L’elemento spettacolare, inteso come grandiosità della messa in scena (e tutto quel che ne consegue, dovizia di comparse e lusso delle scenografie inclusi), è centrale per la comprensione de Il Barbiere di Siberia.

2.jpg (4786 bytes)I punti cardinali che il film sceglie come orientamento sono da una parte la Russia letteraria di Alessandro II, paese se non democratico certo maggiormente prospero che in altri frangenti, coperta dall’immaginario di scrittori come Tolstoi, quelli dell’uso del francese come lingua colta, e delle grandi soirées di gala. Che il protagonista si chiami Tolstoi, pur senza parentele alcune, è quantomeno indicativo. Sul versante cinematografico, non si può non pensare al Dottor Zivago. Come modello di ariosa grandiosità, certo non come spessore ideologico, il film di David Lean, con i suoi ampi movimenti, era forse nella mente di Mikhalkov quando ha orchestrato la singolare vicenda dell’arrivo a Mosca di una giovane americana, giunta ad est per facilitare con le sue grazie l’iter burocratico delle pratiche di finanziamento di un inventore, dedito ad una bizzarra macchina a vapore in grado di disboscare le lande siberiane. Sul treno, e dove altrimenti, scocca la scintilla tra Jane e il cadetto Andrei, che di cognome fa per l’appunto Tolstoi. Peccato che lei debba piuttosto per onor di firma corteggiare un graduato, anzi, il direttore della scuola dei cadetti, elemento che non manca di complicare la vicenda.

3.jpg (4750 bytes)E’ questa la parte più riuscita e distesa del film, nella quale Mikhalkov riesce con mano salda a restituire l’immagine variegata del mistero russo, del cumulo di tradizioni, lenti meccanismi, testardaggine individuale ed abnegazione che portano avanti i destini di questo popolo. Mosca ottocentesca, innevata ed elegante, è il folle mondo delle feste e dei riti, delle sfide all’ultimo pugno sull’acqua ghiacciata e delle ciambelle del perdono. Senza svoltare nel folklore, emerge l’identità e il cuore di un paese, nel ritmo elegante dei valzer ballati su lucidi pavimenti. Immagini dal sapore anche ideologico, forte richiamo al disastrato presente della nazione russa, ma anche di forte plasticità, di raffinato gusto compositivo. Spettacolo di buon livello, che riesce a trascendere anche alcune banalità della vicenda.

6.jpg (3963 bytes)Il tornante melodrammatico appesantisce decisamente l’azione, trascinando la pellicola alla soglia delle tre ore, durata indubbiamente impegnativa. Indubbiamente, l’interpretazione di Julia Ormond si mostra più efficace nel territorio della commedia, che in quello drammatico. E i meccanismi amorosi sono risolti da Mikhalkov con lucidità minore. Gli estremi della rinuncia straziante ricordano molto L’età dell’innocenza di Scorsese, senza possederne l’algida geometria realizzativa, stringente come i colletti indossati da Daniel Day-Lewis. C’è molta Siberia, ovviamente, alberi ed orizzonte basso, a far da sfondo al consumarsi della storia, che rotola verso un campo di addestramento negli Stati Uniti, laddove si dimostrerà che buon sangue non mente. Per lunghi tratti, sicuramente il miglior Mikhalkov da qualche anno a questa parte, fiero orchestratore di ciò che meglio gli riesce, la commedia leggera in salsa russa, intarsiata di volute barocche, non certo scorrevole, ma fondamentale per capire lo spirito di un popolo. Il resto può essere perdonato con una certa facilità.

Riccardo Ventrella

Il sito ufficiale del film


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