GIROTONDO,
GIRO ATTORNO AL MONDOCAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e regia: Davide Manuli
Fotografia: Atsushi Takaoka, Florent Hérry, Arnaldo Catinari
Musica: Giovanni Venosta, Carlo Paternò, Govinda
Montaggio: Karine Allenbach, Claudio di Mauro
Prodotto da: Shooting hope, Gianluca Arcopinto
(ITALIA, 1999)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: PABLO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Angelo: Luciano Curreli
Serena: Sarah Boberg
Stella: Simona Caramelli



"Girotondo, giro attorno al mondo", inizia mostrandoci Angelo (un giovane
orfano, cresciuto da una nomade), accanto al corpo senza vita del suo migliore amico,
vittima delleroina. Il film è costruito come un viaggio randagio e casuale dentro
una marginalità multilinguistica e degrado urbano. Il mondo in cui si muove Angelo è un
piccolo inferno popolato da prostitute, poeti che si esibiscono in un circo, drogati,
nomadi e travestiti.
Spero proprio che questo
bellissimo film di Manuli susciti tutta lattenzione che merita da parte del
pubblico. Appartiene alla categoria di film non premeditati, ma ariosi e necessari. Il
filo conduttore è quello del viaggio, degli spostamenti. Manuli ci dà immagini
"spappolate", ma capaci di tirare fuori le viscere e sbatterle sul banco. Non
cè tristezza nostalgica, brodosa, cè il secco tentativo di capire ciò che
accade e ciò che non potrà non accadere. Anche se tutto è cosi sfacciatamente diverso
dal mondo cosiddetto normale, anche se i vari personaggi che si incontrano non hanno
nessun futuro, anche se persino il passato si va disfacendo in tanti passati finti, o
fortemente sospetti, Manuli ci vuole dire che esistono e dove esistono. Accade ad Angelo,
accade a Serena (una prostituta senza speranza, che ha appena saputo che la sorella
tossicodipendente si è suicidata), che si sono trovati casualmente e forse cercheranno di
non perdersi. Accade a Stella, unex ragazza di Angelo, forse malata di Aids che
vuole avere un figlio da lui per "lasciare un segno
su questa terra". Accade e basta. Accade anche in
questo film in modo così esplicito, a favore di unumanità emarginata. Il film è
uno dei più credibili sul mondo della droga: duro, esplicito, non compiaciuto, e Luciano
Curreli (Angelo), offre unottima prova dattore.
La storia di Angelo è così immunizzata da ogni enfasi, si aggroviglia secondo il ritmo
di una giornata, diventa immagine, poesia doccasione, felicità, euforico esercizio
della vita e infine cosa lieta. In Manuli il gusto per lespressione minimalista
nasce dalla volontà di risvegliare limmaginazione del pubblico. Il film si apre e
si chiude sullimmagine di Angelo: il sognatore è lui, è la sua storia, quella
dellaffermazione della vita sofferta, per inscrivere nel reale la dimensione della
favola. Il regista mira alla conoscenza, ma rifiuta il sapere e il piacere che
rappresentano invece le motivazioni prime dello spettatore. Il suo film aggredisce, e
toglie ogni sicurezza. Con asperità sfugge alle categorie e alle definizioni e si colloca
con naturalezza in una differenza irriducibile. Manuli con uno sguardo esatto,
impassibile, con una pietà che non conosce sbavature sentimentali ritrae i vari
personaggi ciascuno alle prese con una propria ossessione che li rende innocenti carnefici
del loro stesso destino.