Tempi Moderni

I film del 1999


INTERVISTA A LINA WERTMULLER

Cosa l’ha spinta a fare questo film?
Una commedia libertina per raccontare gli anni felici, adolescenziali, di un «re lazzarone» più propenso alla caccia che alla politica, ai piaceri dell’alcova che a quelli del potere. Ma è anche il comico resoconto di una diffidenza reciproca – culturale e fisica – che si sciolse in un letto regale, grazie a una giovanile sensualità che fece innamorare i due.In quei cinquant’anni in Europa, e a Napoli specialmente, accadde di tutto, tant’è che, ristudiando i testi con La Capria, abbiamo scritto più di dieci soggetti sull’epoca. Questo è quello che è piaciuto di più a Edwige Fenech che, proprio con "Ferdinando e Carolina", ha deciso di debuttare come produttrice cinematografica.

Come vive l’uscita di "Ferdinando e Carolina"?
L’Italia è stata colpita da una curiosa malattia: i film dei comici escono in centinaia di copie, quelli dei nostri grandi registi in poche città. Non ho niente contro Panariello e il suo successo, ma smontare "Panni sporchi" di Monicelli dopo una settimana è una cattiveria che si fa alla gente.

I comici in Italia hanno sempre fatto incassare al botteghino?
Sì, ma un tempo, con i soldi delle pellicole di Totò si finanziavano quelle degli autori più difficili

Gli Oscar a Benigni potrebbero aiutare il nostro cinema?
Non lo so. Siamo tutti contenti dei premi dati a "La vita è bella", ma mi piace ricordare che, vent’anni fa, con "Pasqualino Settebellezze" anch’io avevo messo in scena i lager in una prospettiva di grottesco storico.

Dopo il successo di "Shakespeare in love", questo suo film in costume potrebbe avere un cammino più facile?
Me lo auguro. Certo chiuderlo è stato durissimo. Anche perché non trovavamo più gli ambienti dove girare. Gli interni dei palazzi borbonici di Napoli, per una vendetta della storia, li abbiamo scovati a Torino, nelle reggie dei Savoia.

Si può trovare in questo film un suo riferimento all’attualità?
Credo di sì. Anche se in maniera morbida, "Ferdinando e Carolina" suggerisce il tema del potere. Ferdinando, che represse in maniera feroce la rivoluzione liberale, era un tiranno sanguinario. Ma come tutti i dittatori lo era in maniera inconsapevole.Guardate Pinochet, all’epoca del golpe fece uccidere migliaia di oppositori, ma oggi continua a definirsi un patriota. Oggi, al di là dell’Adriatico, c’è un tiranno come Milosevic che ha rifiutato il piano di pace e ci ha portato sull’orlo di una guerra. Anche lui, però crede di agire per il bene del suo Paese. Proprio come il vecchio Ferdinando, che si sente ancora il più buono di tutti, dimenticando le centinaia di teste che fece tagliare. Per lui solo "quattro capuzzelle".

E’ vero che il prossimo film lo farà sulla Bosnia?
Sì, non ho rinunciato al progetto, che risale a qualche anno fa. Il soggetto è scritto, tra gli altri, da Leo Benvenuti. Protagonista Paolo Villaggio, nei panni d’un religioso.

M. G.