Tempi Moderni

I film del 1999


FERDINANDO E CAROLINA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Lina Wertmüller
Sceneggiatura: Raffaele La Caprina, Lina Wertmüller
Fotografia: Blasco Giurato
Scenografia: Enrico Job
Costumi: Gino Persico
Musica: Italo Greco, Paolo Raffone, Marcello Vitale
Montaggio: Pier Luigi Leonardi
Prodotto da: Edwige e Edwin Fenech
(ITALIA, FRANCIA,1999)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ferdinando: Sergio Assisi
Carolina: Gabriella Pession
Principessa di Medina: Nicole Grimaudo
Ferdinando bambino: Adriano Pantaleo
Sara Goudar: Lola Pagnani
Imperatore Giuseppe: Carlo Caprioli

ciak3.gif (1850 bytes)

poster.jpg (28169 bytes)"Ferdinando e Carolina", ci riporta nella Napoli settecentesca dei Borboni: tra amorazzi di corte e matrimoni di Stato, battute di caccia e fantasmi giacobini. Ferdinando e Carolina sono, naturalmente, il re Ferdinando I di Napoli e la principessa Maria Carolina d’Austria, colti nella loro giovinezza: quando la ragion di Stato li obbligò a sposarsi sotto la regia del sovrano spagnolo Carlo III. Il film della Wertmüller, scritto insieme a Raffaele La Capria, costruito come un lungo flashback, ci racconta scene di vita alla corte di Re Ferdinando, ricordate dal vecchio sovrano nel 1825, ormai in punto di morte. Il settantaquatrenne Ferdinando è assalito da rimorsi e allucinazioni, alle quali cerca di sfuggire riassaporando le gioie della propria giovinezza e in particolare le sue nozze combinate e mancate con ben due figlie di Maria Teresa d’Austria, morte entrambe per il vaiolo. Pensando di essere vittima di una solenne iettatura, il giovane Ferdinando finalmente riesce ad impalmare la terza, la giovanissima Maria Carolina. Il film rievoca in toni da commedia l’educazione erotico-sentimentale del ventenne Ğre Nasoneğ, (Sergio Assisi) e la forte personalità di Carolina (Gabriella Pession). Se Lina Wertmüller, per comodità narrativa, espunge il torvo periodo della repressione anti-repubblicana del 1799, gli spettri insaguinati di Luisa San Felice e dell’ammiraglio Caracciolo si materializzano sullo schermo nelle allucinazioni del morente Ferdinando, ricordando allo spettatore di che pasta tirannica era fatto l’uomo.
Un intreccio di passioni erotiche e politiche da fumettone mélo, dove il registro della commedia è spinto all’insopportabilità. Una commedia mortuaria, che si barcamena tra farsa e dramma, dove il gusto della regista si fonde e si confonde con il ritratto del personaggio.

Memmo Giovannini

Intervista a Lina Wertmuller