LA FAME E LA
SETECAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Antonio Albanese
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Antonio Albanese
Fotografia: Massimo Pau
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Beatrice Bordone
Musica: Nicola Piovani
Montaggio: Simona Paggi.
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1999)
Durata:
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alex, Salvatore, Pacifico: Antonio Albanese
Margherita: Lorenza Indovina
Cristina: Aisha Cerami
Maria: Lucia Guzzardi

"Siete
come la fame e la sete. Possibile che vi dovete scannare tra voi?", protesta la
vecchia madre siciliana, che ha appena perso il marito. Destinatari del rimprovero i figli
Alex e Salvatore, i quali continuano a odiarsi anche al telefono. Cè un terzo
figlio, Pacifico, ma è talmente silenzioso e inconsistente che tutti in famiglia si
dimenticano di lui.
Ecco così spiegato il titolo di questo secondo film, scritto, diretto e interpretato da
Antonio Albanese. A due anni da "Uomo dacqua dolce", il comico milanese si
rifà vivo con una commedia trasformista interpretando infatti tutti e tre i fratelli, a
loro volta ripresi con qualche variazione da dei suoi personaggi teatrali.
A Olginate,
vive uno dei tre fratelli, Salvatore, detto Ivo, piccolo imprenditore leghista e razzista
con collarino ortopedico incorporato: aggressivo, machista e ossessionato dai
"dané", non vorrebbbe nemmeno scendere in Sicilia per i funerali del padre. A
Petralìa Soprana vive invece Alex, divoratore di cannoli con ambizioni da fotografo,
mentre Pacifico, silenzioso e tenerone, va pazzo per la vecchia canzone "Gimme
Some". Insieme compongono una strana famiglia, molto in linea con lestro
surreale e marionettistico di Albanese.
Il regista reinventa una Sicilia rabbiosa e desolata sullo sfondo di una natura autunnale
che talvolta ricorda lIrlanda. Il tono è a volte grottesco, raffreddato, con
qualche parentesi surreale e un doppio numero di danza per gli estimatori del vecchio
Epifanio.
Non manca nemmeno una battuta sulla Quercia, mentre Forza Italia è evocata nella figura
di un carcerato in doppiopetto che strilla contro i giudici. Ma le "maschere"di
Albanese non hanno nulla di naturalistico, sono astratte, metafisiche, anche se in qualche
modo rubate dalla realtà.