Tempi Moderni

I film del 1999


FACE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Antonia Bird
Sceneggiatura: Ronan Bennett
Fotografia: Fred Tammes
Scenografia: Chris Towsend
Costumi: Jill Taylor
Musica: Paul Conboy, Adrian Corker, Andy Roberts
Montaggio: John O'Rorke
Prodotto da: Elinor Day, David M. Thompson
(INGHILTERRA, 1997)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ray: Robert Carlyle
Dave: Ray Winstone
Weasel: Steve Sweeney
Vince: Gerry Conlon

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«Non mi piacciono i polizieschi. Non fanno mai fare una bella figura ai criminali», protesta Ray (un Robert Carlyle in stato di grazia) in "Face", titolo che indica anche un’epoca del costume e del rock:  uscì infatti nel 1964 "I’m the Face" degli "Who" che indicava uno stile preciso nell’abbigliamento e nel comportamento.
Il film (ambientato ai primi anni ' 70) racconta di una gang di piccoli malviventi che mette a segno una pericolosa rapina a mano armata andata a puttane per colpa del solito «furbo» che s’è impadronito di tutto il bottino. Ray e i suoi quattro complici, a cavallo di un camion provvisto di ariete, mettono a segno un colpo spettacolare, ma al momento di dividere il bottino si ritrovano in mano una miseria. Troppo poco per dividere in cinque parti. Infatti nel giro di poche ore qualcuno comincia a uccidere per guadagnarsi una porzione di soldi in più. Tra sparatorie e regolamenti di conti, Antonia Bird, in realtà racconta la crisi morale e politica di Ray, ribelle con un passato a sinistra e un presente da canaglia, nonostante l’amore per una giovane assistente sociale schierata accanto ai profughi curdi (quando si dice la coincidenza!).
La regista inglese usa il contesto malavitoso per impaginare un noir che affonda le radici nel melodramma a sfondo sociale e nell’iperrealismo metropolitano. Ancora una volta per la regista, com’era accaduto nelle sue precedenti opere ("Il prete", "Una folle stagione d’amore"), ciò che conta è la parola; parola come riaffermazione dei propri diritti che spesso sconfina nell’eloquenza; quest’ultima non più mezzo ma arma della comunicazione: l’energia di informare si sdoppia spesso in quella di denunciare e aggredire. E’ per questo che Ray è diventato capobanda; è per questo che riesce a mantenere una felice storia d’amore (la frase « io ti amo» in lui non diventa mai autoriflessiva, non ha bisogno di evocarla così spesso nel tentativo di nascondere qualche sofferenza); ed è per questo che riuscirà da una situazione disperata ad avere la meglio in una giungla di linguaggi multiformi e dubitativi, prima ancora che di persone.
"Face" è un film duro, cucito addosso alle belle facce dei personaggi: anime scorticate, senza più codice d’onore, pronte a tradirsi a vicenda per una manciata di denaro. Un tono malinconico attraversa l’avventurosa ricerca dell’infame, tra sparatorie, luci livide e flashback, mentre la ricca colonna sonora che va da Paul Weller, ai Clash, fino a Billy Bragg, fa da accattivante contrappunto alle convulsione dei personaggi. Quanto agli attori, Robert, come ho detto già sopra se la cava benissimo con la pistola in mano, anche se forse sfodera qualche debolezza di troppo nel rapporto con la mamma utopista che non ha smesso mai di combattere il Sistema; ma tanto a fare i duri ci pensano gli altri, tra i quali qualcuno riconoscerà il giovane leader del gruppo rock dei "Blur", Damon Albarn.

Memmo Giovannini