Anno V - Numero 7 - Dicembre 1999

I film del mese


ROSETTA

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Luc e Jean-Pierre Dardenne
Fotografia: Alain Marcoen
Scenografia: Igor Gabriel
Costumi: Monic Parelle
Montaggio: Marie-Helene Dozo
Prodotto da: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Laurent Petin, Michele Petin
(Belgio, 1999)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: Key Films

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rosetta: Emilie Dequenne
Riquet: Fabrizio Rongione
La madre Rosetta: Anne Yernaux
Boss: Olivier Gourmet

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1.jpg (9183 byte)Rosetta vive con la madre, alcolizzata e pronta a dar via il proprio corpo in cambio d’una bottiglia, in un misero campeggio di roulotte alla periferia d’un centro abitato: per andare ogni giorno in città valica recinzioni, traversa autostrade, pesca di frodo mentr’è di passaggio.
Rosetta vuole vivere con dignità, aspira ad un lavoro, degli amici, un’abitazione decente: le leggi del neocapitalismo tuttavia non conoscono etica, ella viene brutalmente accantonata, il suo diritto a vivere diviene lotta spietata per la sopravvivenza.
Nella prima sequenza la vediamo irrompere come una furia che tutto devasta: di fronte all’ennesimo licenziamento senza ragione, combatte, urla, s’attacca agli oggetti, non vuol mollare. Non la molla neppure la macchina da presa: per un’ora e mezza la steadycam bracca senza tregua la protagonista di questo splendido "Rosetta", giustamente premiato a Cannes col massimo riconoscimento.

2.jpg (11066 byte)I fratelli Dardenne - belgi, un passato di documentaristi al servizio del sociale, tre lungometraggi alle spalle di cui uno solo (l’intenso "La promesse") giunto in Italia - adottano uno sguardo lucido, distante, fenomenologico, davvero rosselliniano: fan parlare le cose ed i fatti, mettono in campo i personaggi e li lasciano alla loro verità.
Il risultato è una pellicola che scuote nel profondo, sconcerta lo spettatore, lo priva di certezze o speranze: solo nel finale, quando Rosetta sta per cedere allo sconforto figliato dal disgusto per le proprie stesse azioni, l’obiettivo pare impietosirsi, il pudore prendere il sopravvento sulla crudezza della ragione.
E’ un momento altissimo, di quelli che sottolineano ed esplicitano i motivi dell’amore che portiamo a questo mezzo di rappresentazione: nessuna pagina scritta, nessuna recita teatrale potrà restituirci fisicamente lo sguardo di Rosetta, la sua tangibile disperazione, la mano di chi - pur offeso - le offre la propria solidarietà. Tutto questo è cinema: meglio, è il Cinema.

Francesco Troiano


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