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UNA RELAZIONE
PRIVATA
(UNE LIASON PORNOGRAPHIQUE)CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Frédéric Fonteyne
Sceneggiatura: Philippe Blasband
Fotografia: Virginie Saint-Martin
Scenografia: Veronique Scarez
Costumi: Anne Schotte
Musica: André Dziezuk, Marc Mergen, Jeannot Sanavia
Montaggio: Chantal Hymans
Prodotto da: Patrick Quinet, Rolf Schmid, Claude Waringo
(Francia, 1999)
Durata: 80'
Distribuzione cinematografica: Lucky Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Lei: Nathalie Baye
Lui: Sergi López

Solo gli sciocchi non cambiano parere. Ma cambiare
parere, qualche volta, non è affatto necessario. Una relazione privata
perde anche la sua seconda occasione. A Venezia si era presentata come Liason
pornographique, ottenendo effettivamente, seppur in modo del tutto
incomprensibile, i dieci minuti di applausi promessi nella pubblicità. Le modalità di
visione dei festival spesso ingannano, portando a sgradimenti generati magari dalla
spossatezza del cinefilo, o da un momento di passeggera irritazione nei confronti
delluniverso, o della Biennale. Il passaggio nel confortevole cinema sotto casa
serve solo a dimostrare che quei dieci minuti erano veramente troppi.
Basso, incredibilmente basso il ritmo di questa
Relazione, che inizia come uninchiesta giornalistica, e prosegue come un libro di
testo per geometri. Misuriamo accuratamente le possibilità che un incontro fortuito,
stimolato da un annuncio e aggrappato ad una pura fantasia erotica, si trasformi in
relazione sentimentale. Togliamo ciò che non serve, per rendere la messa in scena
essenziale. Stilizziamo i dialoghi, teniamo per metà della pellicola la macchina da presa
fuori dalla camera dalbergo, centro di questo universo di casualità amorosa.
Cerchiamo di restituire listante preciso in cui una storia decide di vivere, o
morire per sempre. E lasciamo una scia di malinconia.
Però. Loperazione di sottrazione è sin
troppo riuscita, con una serie di figure di esclusione, battute smozzicate, disquisizioni
sulle preferenze più intime. Peccato che Fonteyne indugi in un campionario
di simbologie che cercano continuamente il facile ammiccamento allo spettatore.
Sequenze rallentate, flou, primi piani espressivi alla Dreyer per cogliere la lacrima
sulla guancia di Nathalie Baye, anziani che filosofano dellamore della morte,
tradendo alla base il desiderato rigore della messa in scena. Peccato che la misurazione
sia solo ed esclusivamente un rilievo metrico, che escluda qualsiasi passionalità. Non
sarebbe in sé un difetto, se detta passionalità non fosse ricercata ed interrogata,
evocata nei movimenti della macchina da presa o nel rosso damascato di anonimi, e
libertini, corridoi. Un momento di suspense nella parte centrale, ed un finale che poteva
suggerire ben altri destini per le parti precedenti lasciano qualche rimpianto sulle
potenzialità che questo impianto avrebbe potuto esprimere.
La Baye ha
avuto la Coppa Volpi per questo film, ma non va al di là di una vieta recitazione
naturalistica: Sergi Lopez sembra appena uscito da un
acquario. Nulla di veramente esecrabile. Però. Per essere coerenti ed autoreferenziali, se ci si sbraccia tanto per Una relazione privata vuol dire che si
sono passati gli ultimi quindici anni in ibernazione. Perché tanto gaudio
per questo film e, nello stesso luogo cinque anni prima, tanta acrimonia contro Vive
lamour di Tsai Ming-Liang, tema simile, crudeltà maggiore, tuttaltra
personalità ? Misteri della ricezione critica. La fantasia pornografica dei due
protagonisti lo spettatore non la conoscerà mai. Non che sia importante, del resto.
Riccardo
Ventrella
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