Anno V - Numero 7 - Dicembre 1999

I film del mese


COMEDIAN HARMONISTS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joseph Vilsmaier
Sceneggiatura: Jurghen Buscher, Klaus Richter
Fotografia: Joseph Vilsmaier
Scenografia: Rodolf Zehetbauer
Costumi: Ute Hofinger
Musica: Walter Jurmann, Harald Kloser
Montaggio:
Prodotto da:  Televersal, Dor Film Produktionsgesellschaft Gmbh, Iduna Film ProduKtiongesellschaft.
(Austria, Germania, 1997)
Durata: 126'
Distribuzione cinematografica: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Robert Biberti: Ben Becker
Roman Cylcowski: Heino Ferch
Harry Fronnermann: Ulrich Noethen
Erich Collin: Heinrich Schafmeister
Ari Leschnikoff: Max Tidof
Erwin Bootz: Kai Wiesinger

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1.jpg (12669 byte)Dopo La vita è bella, Train de vie, Gli ultimi giorni, Jakob il bugiardo e Uno specialista, tutte pellicole incentrate sulla riscoperta dei valori, della tradizione e della storia del popolo ebraico, ecco un nuovo film sullo stesso argomento. Qui ci troviamo di fronte alle vicende dei Commedian Harmonists, gruppo vocale tedesco che, sulle orme degli americani The Revellers, raggiunge l’apice del successo nel 1927. L’idea viene a Harry Frommermann che comincia a scrivere canzoni per un gruppo che ancora non esiste, ma che nella sua testa è già perfettamente formato. E’ lo stesso Frommermann a mettere l’annuncio sul quotidiano di Berlino. All’annuncio rispondono in molti, ma nessuno è dotato di vere capacità artistiche. Frommermann è ormai sconsolato, quando compare Robert Biberti, che conosce il repertorio dei Revellers; i due diventano amici e il gruppo prende forma. I sei componenti del Comedian Harmonists creano un loro repertorio vocale e nel giro di pochi mesi si esibiscono con enorme successo in tutta la Germania, in Europa fino ad arrivare a cantare a New York davanti a un pubblico molto speciale: i marinai della portaerei americana Saratoga. Tutto sarebbe perfetto se non coincidesse con l’ascesa di Adolf Hitler al potere. Agli ebrei è proibito esercitare la professione di cantante e tre dei componenti del gruppo lo sono, tra cui Fronnermann (autore delle canzoni).

L’impressione è quella di assistere a un film discontinuo, dove le scene musicali sono molto ben curate, mentre quelle storiche, che trattano l’avvento del nazismo risultano semplicistiche e superficiali. Vengono alla mente pellicole di ben altro tenore, come Cabaret, New York, New York, Cotton Club, dove vita e spettacolo si amalgamano insieme, formando una miscela irresistibile. Stiamo assistendo ad un’appropriazione della storia ebraica da parte di produttori e registi. Il fenomeno non è a tutti i costi da condannare, perché il cinema può essere un valido strumento per le generazioni più giovani per ricordare quello che 50 anni fa sconvolse la civilissima Germania e il resto del mondo. Ma se il binomio ormai collaudato olocausto-nazismo viene trattato con superficialità e scarsa documentazione, i film si riducono a banali pellicole, che non presentano al pubblico nuovi e originali punti di vista…

Irene Fornari


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