Anno V - Numero 7 - Dicembre 1999

I film del mese


IOSELIANI, AUTORE DI RAZZA

Nicolas è un giovane rampollo della società-bene parigina che vuole conoscere la realtà che si cela dietro i muri della sua meravigliosa villa e sceglie i lavori più umili (il lavapiatti, il lavavetri), pur di uscire dalla sua gabbia dorata. Gaston, è invece un povero netturbino che alla fine del lavoro smette la tuta e se ne va per la città a corteggiare le ragazze su una moto scintillante, ma non sua. In mezzo ai due "impostori", Nicolas che si finge povero e Gaston che vuole apparire ricco un sottobosco di personaggi: la madre del primo, donna in carriera e senza sentimenti, i perdigiorno che popolano i sobborghi parigini, che sono i compagni di strada di Nicolas e suo padre (interpretato con grande umorismo dallo stesso Iosseliani), un uomo inconcludente e costantemente ubriaco che nutre una passione smodata per trenini e cani. In una delle sue tante scorribande Nicolas sarà coinvolto in una rapina e verrà arrestato con Pierre, il suo amico mendicante. All’uscita dal carcere la vita è ormai cambiata, Nicolas ha imparato qual è il suo posto nella società e torna a casa su una fiammante fuoriserie. A scegliere la libertà è, invece, il padre di Nicolas, che abbandona definitivamente la terraferma per diventare un vero barbone, quale interiormente si è sempre sentito. E’ lo stesso regista a spiegare la sua pellicola: "Dalla nascita, ci viene imposto di vivere in una conchiglia che ci era predestinata; tutti noi sogniamo di uscirne per trovare da qualche parte un altro spazio, un’altra dimensione di vita che sicuramente esiste".

Anche il titolo del film, che in francese suona "Adieu, plancher des vaches (letteralmente Addio, pavimento per mucche) si rifà ad un antico termine marinaro usato dai naviganti quando si allontanano dalla costa ed esprime un certo disprezzo per la terraferma e allo stesso tempo la felicità di lasciarla. I vari episodi sembrano spezzettati, ma obbediscono tutti ad una logica interiore, che alla fine del film colloca i diversi piani della storia in un’unica grande vicenda, dove tutto si ricompone e si amalgama. Il film di Iosseliani è giocoso, divertente, leggero, ma non per questo superficiale. Ogni particolare nella pellicola del regista georgiana sembra inizialmente trascurabile, ma alla fine del film si carica di un suo intrinseco significato. Addio terraferma resta, comunque, un film di "nicchia" e questo è dovuto anche alle scelte controcorrente di Iosseliani, che non rispetta le regole delle pellicole di successo e sceglie di non utilizzare attori conosciuti, perché in questo caso: "il film è solo un veicolo pubblicitario delle celebrità e non, come invece deve essere, un mezzo per comunicare idee, valori spirituali". E forse questa ricerca della raffinatezza, della perfezione stilistica della scena e dell’originalità costituiscono la più profonda essenza di Iosseliani, peccato che il grande pubblico non si sia accorto ancora di lui.

Irene Fornari


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