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COSE MOLTO
CATTIVE
(VERY BAD THINGS)CAST TECNICO
ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Peter Berg
Fotografia: David Hennings
Scenografia: Dina Lipton
Costumi: Terry Dresbach
Musica: Stewart Copeland
Montaggio: Dan Lebental
Prodotto da: Michael Schiffer, Diane Nabatoff, Cindy Cowan
(USA, 1999)
Durata: 101'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
PERSONAGGI E INTERPRETI
Robert Boyd: Christian Slater
Laura Garrety: Cameron Diaz
Adam Berkow: Daniel Stern
Lois Berkow: Jeanne Tripplehorn
Kyle Fisher: Jon Favreau
Michael Berkow: Jeremy Piven
Leland Orser: Charles Moore
 
Boyd, agente immobiliare di non comprovata onestà, l'introverso Moore, i
fratelli Adam e Michael Berkow, sempre pronti a far casino, hanno preparato un addio al
celibato con tutti i crismi per Kyle Fisher, promesso sposo della dolce e volitiva Laura
Garrety: sesso, droga, alcool gli elementi base del festino, Las Vegas la meta prescelta.
La serata sembra mettersi per il meglio, con l'allegria e la sfrenatezza giunta al massimo
livello e la stanza d'albergo trasformata in un campo di battaglia: ma l'imprevisto si
abbatte sul gruppo di amici in maniera bizzarra e sanguinosa, assumendo le forme
dell'omicidio involontario d'una spogliarellista durante un amplesso con Michael.
Svanita rapidamente l'idea di rivolgersi alla polizia, i cinque decidono di comune accordo
di portar fuori il corpo della ragazza per seppellirlo nel deserto: ma le cose si
complicano, ed i cadaveri da far sparire diventano ben presto due...
Su queste premesse, il
regista Peter Berg costruisce il proprio lungometraggio d'esordio mescolando pulp alla
Tarantino e splatter alla Sam Raimi, con un ritratto della middle class borghese che pare
preso di peso da certe pellicole di John Waters: il risultato è un oltraggioso bad taste
movie, che occhieggia pure all'humour nero di classici antichi quali "Arsenico e
vecchi merletti" (1942-44) di Frank Capra o di moderni divertisssments come il
sottovalutato e recente "Piccoli omicidi fra amici" (1994) di Danny Boyle.
Riuscito nella scelta dei tempi, scanditi con metronomica precisione, felice nel
tratteggio di certi personaggi (il nicciano Boyd reso da Slater con ghignante, sardonica
esattezza; l'esilarante Laura Garrety di Cameron Diaz, una sorta di Doris Day postomoderna
tarantolata e schizoide), il film diviene dopo un po' ripetitivo e compiaciutamente furbo
nell'esazione della risata da raccapriccio: resta tuttavia un'opera prima atipica e
stimolante, così poco aderente ai dettami del politically correct da meritarsi comunque
un moto di simpatia.
Francesco
Troiano |