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IL CIELO IN
UNA STANZA CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Carlo Vanzina
Sceneggiatura: Enrico e Carlo Vanzina
Musica: Nicolosi
Prodotto da: Aurelio De Laurentiis
(ITALIA, 1999)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO
INTERPRETI
Elio Germano
Gabriele Mainetti
Ricky Tognazzi
Maurizio Mattioli

Un diciottenne romano dei nostri
giorni piomba in pieno 1966 insieme al padre ringiovanito che gli farà da Virgilio in un
nostalgico viaggio attraverso i miti di quel decennio. Di nuovo alle prese con una canzone
di Gino Paoli, dopo il grande successo di "Sapore di mare", i fratelli Vanzina
rivisitano il filone a loro più caro quello tenero-autobiografico, distillando nel
copione ricordi e immagini tipici di una certa ricca borghesia romana. Il quartiere
Parioli, come sguardo sul mondo, come paradigma di una condizione giovanile forse non
così diffusa quanto ipotizza il film.
Coetanei per invenzione cinematografica, ecco che allora il figlio (Gabriele Mainetti) e
il padre (Elio Germano) a cavallo di una gloriosa Lambretta 50, si ritrovano ai Piazza
Euclide, classico ritrovo dei "fighetti" di ieri e di oggi. Da lì si parte per
una scorribanda generazionale punteggiata di riferimenti ai gusti dellepoca. I
collettoni delle camicie, Steve McQueen in "Soldato sotto la pioggia", Elke
Sommer in "Le bambole", Kerouac e naturalmente Salinger del "Giovane
Holden", "Cera un ragazzo " di Morandi, i Beatles, la Bianchina e lo
scooter Motom, le gambe delle Kessler, il Piper con i Rokes, Fanfani ribattezzato "il
mezzo toscano", il culto delle svedesine (con annessa trasferta tra le nevi alla
maniera di Sordi), i matusa, la neve a Roma, "la festa nazionale della cozza",
nel senso delle ragazze brutte, e così via. Lidea è di mettere spiritosamente a
confronto due generazioni di diciottenni - il figlio disinvolto e donnaiolo, il padre
romantico e sfigato - forse per raccontarci di un legame che a fine film risulterà più
profondo e consapevole?
La ricostruzione dambiente è misera, la fotografia sbiadita e il tono agro-dolce
cercato dai Vanzina è sentimental-cinico e solo a tratti sfiora la commozione, a
vantaggio di una struttura a sketches dove si impone la vigorosa caratterizzazione
romanesca di Maurizio Mattioli (il nonno). Il tono generale del film è gentile,
affettuoso, rassicurante, e soprattutto senile.
Memmo Giovannini |