Tempi Moderni

I film del 1999


BACI E ABBRACCI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Paolo Virzì
Fotografia: Alessandro Pesci
Scenografia: Lorenzo Baraldi
Costumi: Francesco Sartori
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1998)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mario: Francesco Paolantoni
Renato Bacci: Massimo Gambacciani
Luciano Cecconi: Piero Gremigni
Matteo: samuele Marzi
Tatiana Falorni: Paola Tiziana Cruciani

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (21244 bytes)Reduce dai trionfi di "Ovosodo" (Gran Premio Speciale della Giuria alla Mostra di Venezia dello scorso anno e 15 miliardi di incasso nelle sale), il trentaquattrene regista livornese Paolo Virzì è tornato dietro la macchina da presa. Come già per "Ovosodo", anche per "Baci e abbracci", Virzì ha messo insieme un cast molto particolare. Fatta eccezione per tre interpreti, gli altri sono alla loro prima esperienza cinematografica. Nonostante ciò, tutti gli attori con notevole impegno, hanno saputo cimentarsi in una storia dove i protagonisti affrontano ambigue situazioni scaturite dal raduno natalizio della loro esuberante famiglia popolare. Al centro della vicenda emerge la figura di Mario (Francesco Paolantoni), un salernitano sradicato, proprietario di un ristorante sulla via del fallimento, con un matrimonio a rotoli ed una vita piuttosto sfortunata, e quella di Renato (Massimo Gambacciani), Luciano (Piero Gremigni) e Tatiana (Paola Tiziana Cruciani), anche loro con una vita immersa in un mare di guai. 2.jpg (18288 bytes)Si tratta di tre ex operai di Livorno che per sfuggire alla disoccupazione, con l'aiuto dei familiari, hanno messo in piedi un allevamento di struzzi in un grande e mal ridotto casale della Valle del Cecina. Ma c'è anche chi dai drammi della vita è intenzionato a non farsi nemmeno sfiorare. Sono i ventenni del gruppo musicale Amaranto Posse che installatisi nelle stalle del casale suonano una scatenata musica: allegri, infantili ed incoscienti.
Per fortuna, c'è un ospite d'eccezione che potrebbe risolvere ogni preoccupazione economica, Mario, l'assessore dell'Ulivo che darà certo una boccata d'ossigeno all'impresa disastrata di famiglia. Gli operai lo trattano con ogni attenzione, quasi lo trascinano nelle braccia della procace Annalisa (l'ottima Isabella Cecchi) ma quando scopriranno di aver sbagliato persona…
Il regista Virzì in questo film non si permette alcuna caricatura, al contrario, mette molti dei suoi gusti artistici personali (musica, pittura).
3.jpg (22079 bytes)L'ambiente condiziona i personaggi ma da solo non determina nulla. Certo i destini di Mario, Renato, Luciano e Tatiana non sarebbero stati gli stessi in un contesto diverso e in un'altra epoca. Ogni persona conserva la propria identità e si scopre che i personaggi di Virzì hanno tutti una capacità di essere felici. Virzì mira alla conoscenza, al godimento, al sapere e al piacere che rappresentano le motivazioni prime dello spettatore. Il suo film non aggredisce, sfugge alle categorie e alle definizioni e si colloca con naturalezza in una differenza irriducibile. L'atteggiamento complementare e accattivante dei protagonisti è la "leggerezza", termine con il quale non si vuole indicare la dote di suprema grazia di colui che riesce a scivolare e a passare indenne, sulle difficoltà della vita; ma quel comportamento sociale che sconfina continuamente nell'irresponsabilità. Virzì e lo sceneggiatore Francesco Bruni hanno saputo bene raccontare questa commedia degli equivoci: "un mix di commedia sociale, fiaba e pochade". La struttura è quella classica della commedia all'italiana, ma senza le indulgenze del passato. La vera forza del film è anche l'interpretazione corale di tutti gli attori.

Memmo Giovannini