Tempi Moderni

I film del 1999


BABE VA IN CITTA'
(BABE: PIG IN THE CITY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: George Miller
Sceneggiatura: George Miller, Judy Morris, Mark Lamprell
Fotografia: Andrew Lesnie
Scenografia: Roger Ford
Costumi: Norma Moriceau
Musica: Nigel Westlake
Montaggio: Jay Friedkin, Margaret Sixel
Prodotto da: George Miller, Doug Mitchell, Bill Miller
Durata: 97'
(USA, 1999)
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mrs. Hoggett: Magda Szubanski
Fattore Hoggett: James Cromwell
The Landlady: Mary Stein
L'immenso Lui: Mickey Rooney

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1.jpg (17266 bytes)Dopo il trionfo alla fiera dei cani da pastore, il maialino Babe si gode il meritato riposo nella fattoria del Sig. Hoggett. Durerà poco però, poiché il fattore s'infortuna seriamente cercando di aggiustare il pozzo. I guai aumentano quando due loschi emissari di una banca si presentano alla fattoria per riscuotere il mutuo. Impossibilitato a pagare e immobilizzato a letto al povero Hoggett non resta che accettare l'invito a partecipare, lautamente ricompensato, ad una fiera americana con Babe come ospite d'onore. Sarà sua moglie, una pasticciona di prim'ordine, ad accompagnare il maialino nella perigliosa trasferta. Babe si troverà ben presto solo in una tentacolare città, un curioso mix tra New York, Los Angeles, Amsterdam, e dovrà affrontare con la sua consueta gentilezza e il suo immenso coraggio numerose disavventure. Suoi nuovi amici in queste peripezie saranno delle scimmiette da circo, un ferocissimo pitbull e due boxer, Gennaro e Carmelo.
2.jpg (12147 bytes)Dopo le sette nominations all'oscar ottenute qualche anno fa il produttore George Miller (quello di "Mad Max") ha deciso di affrontare il sequel mettendosi anche dietro la macchina da presa. Non gli manca il talento ed il film risulta interessante plasticamente sopratutto per le scenografie di Roger Ford, tra gotico e futuristico. Ma il copione è esile, i personaggi umani non sufficientemente tratteggiati ed alcune situazioni risultano irrisolte. Il film tuttavia è godibile, gli effetti speciali strabilianti, ma alla fine si esce dalla sala con il rimpianto per la poesia e la tenerezza del primo episodio, irraggiungibile nella sua semplicità narrativa. Non risulta così strano che il film sia stato ignorato dal pubblico americano, decretando un insuccesso clamoroso alla pellicola che ha causato il licenziamento in tronco di Casey Silver, presidente della Universal.

Maurizio Imbriale