| Intervista a
Bernardo Bertolucci Bertolucci ci vuole
raccontare i problemi che hanno accompagnato l'inizio della lavorazione?
Con un tono molto pacato cercherò di raccontare la vicenda. Il mio amico Enzo
Siciliano, all'epoca presidente della Rai, mi chiedeva insistentemente qualcosa e quando
gli proposi di adattare questo racconto di James Lasdun accettò con entusiasmo. Poi, un
mese prima delle riprese, il cambio ai vertici. E alla vigilia del primo ciak, con i due
protagonisti Thandie Newton e David Thewlis già a Roma, la sospensione. Non si riusciva
neppure a sapere perché, dicevano che tre miliardi era un costo troppo alto per un tv
movie
Ero talmente offeso di questa vicenda penosa che ho lanciato un ultimatum e mi
sono rivolto a Mediaset. E, li ho trovato Riccardo Tozzi, che ha detto sì senza neppure
leggere la sceneggiatura.
"Lassedio" si potrebbe definire un
"Ultimo tango a Parigi" trentanni dopo?
In un certo senso sì, anche se in una versione sussurrata e rasserenante. Infatti la
scena damore tra Mr. Kinsky e Shandurai l'ho lasciata allimmaginazione dello
spettatore, non per falso pudore ma perché davvero non aveva niente a che fare con questo
film. La sensualità oggi ha preso il posto della sessualità aggressiva come unica forma
di comunicazione. Si vede che nella mia vita il momento della trasgressione è stato il
1972.
Come si è trovato a lavorare ad un "piccolo
progetto"?
Ho girato in uno stato di grande libertà. Una libertà persa molti anni fa e ora
ritrovata. Inquadratura dopo inquadratura pensavo solo a come la storia si evolveva. La
mutazione è soprattutto un discorso di stile; locchio sui personaggi è sempre il
mio, ma cè qualcosa di diverso nel ritmo, nel montaggio. Ho voluto tornare alle
origini del cinema muto, così anche nel mio film si parla pochissimo. Nel futuro vorrei
potermi spingere ancora oltre.
Il suo interesse riguarda anche i mezzi tecnici che usa la
televisione e una conoscenza più approfondita dei mezzi digitali?
Abbiamo un cinema che ha rifiutato la fusione con lelettronica. Il cinema diceva
Fellini, è come le nuvole, il sole, il vento, è la realtà, quindi non si può ignorare
la televisione.
La destinazione televisiva non ha rappresentato un limite?
Io sono grato a chi mi ha spinto a fare un film per la televisione. Lultimo lo avevo
fatto venti anni fa con "La strategia del ragno". A quei tempi fare televisione
mi sembrava qualcosa di meno che fare cinema e mi ero vendicato girando il film con una
quantità di campi lunghissimi. Il risultato fu che sul piccolo schermo il film era
inguardabile. Stavolta, invece, non ho preso l'occasione prospettatami come una perdita,
ma come una possibilità di arrichimento. Volevo sperimentare dal vero unidea che mi
ossessiona.
Quale?
Il cinema si sta trasformando e non può ignorare i nuovi linguaggi e le nuove tecnologie.
Era imbarazzante quando il cinema imitava la televisione e la televisone imitiva il
cinema. Oggi ci sono giovani registi che riescono a parlare un linguaggio nuovo e tra
questi Harmony Korine che ha fatto "Gummo" presentato a Venezia due anni fa, o
Tsai Ming Liang. Il loro cinema è la "diretta" della realtà e lo sanno
benissimo; mentre tra quelli della mia generazione, cè ancora molta diffidenza per
lelettronica. "Lassedio" è quasi un musical in cui il ritmo è
suggerito dai movimenti della macchina da presa. Nel film cè anche una grande
mescolanza di stili di ripresa: macchina a mano, carrelli e steady-cam. E' in un certo
senso un film plurilinguista come avrebbe detto Pasolini. Prima non lo avrei mai fatto.
Con grossi budget si è portati a seguire le convenzioni.
Cosa rimprovera alla fiction televisiva di oggi?
Mi sembra ferma agli anni Settanta/Ottanta, come se non ci fosse la voglia di esplorare il
mezzo televisivo. Forse perché la committenza ti impone di volare rasoterra, oppure
perché cè questa rincorsa allaudience che rende i due poli televisivi
identici. Non si pensa quindi ad investire sul futuro, sulle enormi potenzialità
educative di questo mezzo che invece resta solo una vetrina di prodotti.
Teme che "Lassedio" possa non essere
capito dal pubblico televisivo?
Non credo che sia più ostico o misterioso di altri miei film. Comunque vorrei che
"Lassedio" avesse una vita in armonia con le sue dimensioni, uscendo
dallalternativa obbligata, grande successo oppure nulla. E poi, a parte le idee
nascoste sottotraccia, cè una storia damore comprensibilissima che ha
emonzionato ovunque: a Toronto, a San Sebastian e anche in India.
E una storia damore singolare, in cui un uomo
occidentale si priva di ogni cosa per una donna africana che ama il marito incarcerato per
motivi politici...
Kinsky capisce che per essere felice deve far felice Shandurai e sublima lamore in
questo grande sacrificio arrivando fino a rinunciare al suo pianoforte.
Una prospettiva evangelica?
Evangelicamente laica, direi.
E adesso che progetti ha?
Ho in mente un altro piccolo film in attesa di varare la biografia di Gesualdo da Venosa a
cui sto lavorando, revisione dopo revisione, con Mark People, mio sceneggiatore abituale
di quasi tutti i miei ultimi lavori.
Memmo Giovannini |