Tempi Moderni

I film del 1999


L'ASSEDIO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bernardo Bertolucci.
Sceneggiatura: Clare Peploe e Bernardo Bertolucci, sulla scorta del racconto di James Lasdun contenuto nell'omonimo volume pubblicato da Garzanti.
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Jacopo Quadri
Musica: Alessio Vlad.
Scenografia: Gianni Silvestri
Prodotto da: Massimo Cortesi
(ITALIA, 1998)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Thandie Newton: Shandurai
David Thewliss: Mr. Kinsky
Claudio Santamaria: Agostino

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1.jpg (9758 bytes)"L'assedio" di Bernardo Bertolucci è un film che vampirizza. La sensualità dilaga in una vicinanza obbligata tra due "aliens" (stranieri) a Roma, dentro una casa dalla scala a chiocciola. Lei è Shandurai (Thandie Newton), ragazza africana profuga da un paese a dittatura militare che le ha imprigionato il marito, lui è Mr Kinsky (David Thewlis), inglese un po' decadente, pianista di un certo valore, ma restio a suonare in pubblico, che vive murato vivo in un decadente appartamento ricevuto in eredità tra quadri di Severini, arazzi tibetani, statuette rinascimentali, tappeti caucasici e, in mezzo, un grande pianoforte. Lei studia medicina e vive nella dependance di casa Kinsky come domestica. Spolvera le opere d'arte: il busto grigio di un Mercurio alato, un vaso art nouveau, un fragile e consunto frammento di un antico cavallo d'avorio. Mr. Kinsky s'innamora di lei e vende tutti i suoi tesori inestimabili, compreso l'amato pianoforte, per ottenere in cambio una notte con Shandurai. Compie questi atti irrazionali per segreto narcisismo, per sottrarsi alla stasi creativa, per ritrovare in una chiave zen la purezza dell'amore, oppure per seguire l'insegnamento del vangelo di Giovanni letto dal prete africano, che dice: "solo chi non cerca di salvare se stesso si salverà"? Alla fine Shandurai entra nel letto di Mr. Kinsky, mentre il campanello del portone sul vicolo squilla. E' arrivato dall'Africa il grande assente.
2.jpg (10549 bytes)I due mondi contrapposti fanno da corte ad una gara di suoni, colori, profumi, sapori e sesso. In realtà è l'Africa, l'aldilà della vecchia Europa, che sfida l'occidente degli immigrati in un'eco di bellezze non immaginate dai "signori Kinsky". Nel ricordo di Shandurai - che ha assistito all'arresto del marito - c'è la musica di Salif Keita, Papa Wemba, Coro Bondeko. Risponde nell'appartamento dal fascino antico il pianista che esegue opere di Mozart, Beethoven, Grieg, Scriabine. Bertolucci trasforma la violenta competizione in un esaltante match, sprigionante il gusto per l'altro - erotismo invadente - in un crescendo sonoro di eccitazione. Shandurai assedia Mr. Kinski che assedia Shandurai, in una vertigine di sensazioni, flash e spiazzamenti spazio-temporali grazie al montaggio efficace di Jacopo Quadri.
3.jpg (10009 bytes)Quello che si preannunciava come un piccolo (un'ora) film per la televisione è la più sensazionale opera italiana degli ultimi anni. Scritto dalla regista-sceneggiatrice Claire People e da Bernardo Bertolucci, "L'assedio" è tratto dal racconto del giovane inglese James Lasdun (edito da Garzanti) che il cambio di ambientazione da Londra a Roma non tradisce. Bertolucci compie notevoli variazioni di tono e di stile, tanto da trasformare un incontro multirazziale in un'avventura conradiana. Il regista parmense fruga nell'inquadratura ingombra di "ostacoli" - pareti, vasi, lenzuola stese al vento - e scopre stralci di luce, panorami inconsueti, immagini di una Roma mai vista, che gareggia con l'"ospite", l'Africa, raccontata come un magnifico "invasore". La macchina a mano (più steadycam) spazza lo schermo, simulando l'immagine sgranata televisiva, dal mercato di Piazza Vittorio con le bancarelle multicolori (come non ricordare le meravigliose pagine de "Il pasticciaccio brutto di via Merulana" di Gadda), al buio della misteriosa dimora dove l'europeo e l'africana s'inseguono in un crescendo di sensualità. Il film è una composizione musicale per immagini, inizia con venticinque minuti di silenzio e prosegue in una spirale di sguardi muti. La colonna sonora, per quanto avvolgente, non toglie allo spettatore il piacere di assaporare, sequenza dopo sequenza, la sofisticata tessitura fatta di accelerazioni farsesche e rallentamenti emotivi, di prospettive destrutturate e squarci abbaglianti. Una scena per tutte, il concerto al cospetto dei bambini in un crescendo quasi da "thriller". Illuminato da Fabio Cianchetti e "arredato" da Cinzia Sleiter, "L'assedio" è un film concepito in stato di grazia al cui ottimo risultato contribuiscono i due interpreti principali, bravi e palpitanti.

Memmo Giovannini

Intervista a Bernardo Bertolucci