Tempi Moderni

I film del 1999


A CIVIL ACTION

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Steven Zaillian
Sceneggiatura: Steven Zaillian, sulla scorta del romanzo di Jonathan Harr "Azione civile" edito in Italia da Rizzoli.
Fotografia: Conrad L.Hall
Scenografia: David Gropman
Costumi: Shay Cunliffe
Musica: Danny Elfman
Montaggio: Wayne Wahrman
Prodotto da: Scott Rudin, Robert Redford, Rachel Pfeffer
(USA, 1998)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jan Schlichtmann: John Travolta
Jerome Facher: Robert Duvall
Anne Anderson: Kathleen Quinlan
James Gordon: William H. Macy
John Riley: Dan Hedaya

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1.jpg (9363 bytes)Boston, inizio anni '80: l'avvocato Jan Schlichtmann, socio di uno studio legale specializzato in dibattimenti civili per lesioni personali, intenta causa contro due grosse industrie del Massachusetts, la W.R.Grace & Co. e la Beatrice Foods, sospettate di aver provocato la morte per leucemia, a causa dell'inquinamento chimico delle acque, di otto ragazzi di Woburn.
L'idea di condurre alla sbarra delle multinazionali è ovviamente per Schlichtmann esaltante e probabilmente foriera di grossi guadagni, ma egli è mosso pure da motivazioni più profonde: considerato nell'ambiente forense un professionista di second'ordine, il Nostro non vede infatti l'ora di misurarsi con i grossi calibri per poter mettere in luce il proprio valore.
Ma gli avversari in aula si dimostrano assai abili, il processo va per le lunghe, le spese salgono vertiginosamente, e Schlichtmann è costretto ad indebitarsi per potervi far fronte...
2.jpg (11213 bytes)Prodotto fra gli altri da Robert Redford, "A civil action" sta a mezza via fra il legal thriller ed il courtroom drama, incerto sempre su quale direzione prendere; basato su una storia realmente accaduta e raccontata minuziosamente da Jonathan Harr nell'omonimo best-seller, il film ha il difetto più grave che prodotti del genere possano presentare: è lodevolmente progressista, epperò nobilmente tedioso.
Lo stesso Travolta, alle prese con un personaggio ambiguo e mellifluo, si muove con un certo disagio: si pensi, per confronto, a quanto tutto filava a meraviglia, a come il ritratto del protagonista veniva efficacemente reso da Paul Newman in un film non dissimile per tematiche ed intenti quale "Il verdetto" (1982) di Sidney Lumet.
L'unica cosa che qui si salva è la grande prova di recitazione fornita da Robert Duvall: in qualunque ruolo si cimenti, egli mostra d'essere il maggior attore americano in attività, assieme all'impareggiabile, grandissimo Gene Hackman.

Francesco Troiano