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A
CIVIL ACTION
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Steven Zaillian
Sceneggiatura: Steven Zaillian, sulla scorta del romanzo di Jonathan Harr "Azione
civile" edito in Italia da Rizzoli.
Fotografia: Conrad L.Hall
Scenografia: David Gropman
Costumi: Shay Cunliffe
Musica: Danny Elfman
Montaggio: Wayne Wahrman
Prodotto da: Scott Rudin, Robert Redford, Rachel Pfeffer
(USA, 1998)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jan Schlichtmann: John Travolta
Jerome Facher: Robert Duvall
Anne Anderson: Kathleen Quinlan
James Gordon: William H. Macy
John Riley: Dan Hedaya
Boston, inizio anni '80: l'avvocato Jan Schlichtmann, socio di uno
studio legale specializzato in dibattimenti civili per lesioni personali, intenta causa
contro due grosse industrie del Massachusetts, la W.R.Grace & Co. e la Beatrice Foods,
sospettate di aver provocato la morte per leucemia, a causa dell'inquinamento chimico
delle acque, di otto ragazzi di Woburn.
L'idea di condurre alla sbarra delle multinazionali è ovviamente per Schlichtmann
esaltante e probabilmente foriera di grossi guadagni, ma egli è mosso pure da motivazioni
più profonde: considerato nell'ambiente forense un professionista di second'ordine, il
Nostro non vede infatti l'ora di misurarsi con i grossi calibri per poter mettere in luce
il proprio valore.
Ma gli avversari in aula si dimostrano assai abili, il processo va per le lunghe, le spese
salgono vertiginosamente, e Schlichtmann è costretto ad indebitarsi per potervi far
fronte...
Prodotto
fra gli altri da Robert Redford, "A civil action" sta a mezza via fra il legal
thriller ed il courtroom drama, incerto sempre su quale direzione prendere; basato su una
storia realmente accaduta e raccontata minuziosamente da Jonathan Harr nell'omonimo
best-seller, il film ha il difetto più grave che prodotti del genere possano presentare:
è lodevolmente progressista, epperò nobilmente tedioso.
Lo stesso Travolta, alle prese con un personaggio ambiguo e mellifluo, si muove con un
certo disagio: si pensi, per confronto, a quanto tutto filava a meraviglia, a come il
ritratto del protagonista veniva efficacemente reso da Paul Newman in un film non
dissimile per tematiche ed intenti quale "Il verdetto" (1982) di Sidney Lumet.
L'unica cosa che qui si salva è la grande prova di recitazione fornita da Robert Duvall:
in qualunque ruolo si cimenti, egli mostra d'essere il maggior attore americano in
attività, assieme all'impareggiabile, grandissimo Gene Hackman.
Francesco
Troiano
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