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LA MASCHERA DI ZORRO
(THE MASK OF ZORRO)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Martin Campbell
Soggetto: Ted Elliott, Terry Rossio, Randall Jahnson
Sceneggiatura: John Eskow, Ted Elliott, Terry Rossio
Fotografia: Phil Meheux
Scenografia: Cecilia Montiel
Costumi: Graciela Mazon
Musica: James Horner
Montaggio: Thom Noble
Prodotto da: Steven Spielberg, Doug Claybourne, David Foster
(USA, 1998)
Durata: 136'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alejandro Murrieta / Zorro: Antonio Banderas
Zorro / Don Diego de la Vega: Anthony Hopkins
Elena: Catherine Zeta-Jones
Don Rafael Montero: Stuart Wilson
Capitano Harrison Love: Matt Letscher
 
Sono passati ormai vent'anni da quando Don Diego de la Vega, detto
Zorro, combatteva la tirannide spagnola: ora, dopo una lunga prigionia, l'eroe mascherato
deve scegliersi un successore per ostacolare le mire di Don Rafael Montero (il potente
ex-governatore ispanico che ha privato Don Diego della libertà, della moglie Esperanza e
della figlia Elen ), intenzionato ad acquistare la regione dal Presidente del Messico, il
Generale Santa Anna. Alejandro Murrieta, un bandito dai trascorsi poco edificanti, entra
quindi nei panni del leggendario spadaccino sotto la guida di Don Diego che, con il suo
aiuto, spera di far fallire i piani di Montero... Il personaggio di Zorro - in
castigliano: volpe - appare subito dopo il primo conflitto mondiale come protagonista di
un romanzo a puntate di Johnston McCulley, "The curse of Capistrano", pubblicato
su All Story Weekly dal 9 agosto al 6 settembre 1919: giovane nobiluomo ozioso e dandy
nella vita privata, egli diviene talvolta - nerovestito, con una mascherina a coprirne le
fattezze, spada e cavallo - una sorta di giustiziere del popolo, un Robin Hood nella
Calfornia spagnola alla metà dell'800. Più volte giunto sul grande schermo (vanno
segnalati almeno "The mark of Zorro", diretto nel 1920 da Fred Niblo ed
interpretato da uno scatenato e vitalistico Douglas Fairbanks; e "Il segno di
Zorro", firmato da Rouben Mamoulian esattamente quattro lustri più tardi, con al
centro un Tyrone Power raffinato ed elegante), il celebre paladino raddrizzatorti rivive
ora in questo lussuosa superproduzione Amblin con la regia di Martin Campbell, già
responsabile di una riuscita "resurrezione" di 007 in "Goldeneye"
(1995). Felice nella trovata iniziale del passaggio di consegne dall'anziano al
giovane, che è pure gustoso incontro/scontro di due differenti classi sociali oltre che
concezioni dell'esistenza, ispirato in alcune sequenze (quella del duello di sciabole e
passione fra Alejandro ed Elena, ad esempio), piacevolmente retrò nel suo gusto per un
cinema d'avventura non contaminato dallo scialo di effetti speciali, il film risente forse
di un eccessivo metraggio e di qualche discutibile scelta di casting: Banderas pare non
abbastanza giovane per il ruolo, ed Hopkins troppo tipicamente anglosassone per indossar
le vesti di un nobiluomo nato a così diverse latitudini.
Francesco Troiano |