L'UOMO DELLA
PIOGGIA
(JOHN GRISHAM'S THE RAINMAKER) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Francis Ford Coppola
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola,
basata sull'omonimo romanzo di John Grisham pubblicato da Mondadori
Fotografia: John Toll
Scenografia: Howard Cummings
Musica: Elmer Bernstein
Costumi: Aggie Guerard Rodgers
Prodotto da: Michael Douglas, Fred Fuchs,
Constellation Films, Douglas/Reuther Productions,
Great Benefit Productions, American Zoetrope
(USA, 1997)
Durata: 135'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Rudy Baylor: Matt Damon
Kelly Riker: Claire Danes
Leo F. Drummond: Jon Voight
Bruiser Stone: Mickey Rourke
Deck Shifflet: Danny DeVito
Wilfred Keeley: Roy Scheider
Nel gergo degli studi legali, "l'uomo della pioggia" è l'avvocato che genera
alti profitti, il socio che procura i clienti più facoltosi e le cause maggiormente
remunerative: giusto quel che desidererebbe diventare Rudy Bailor, uno studente che negli
ultimi mesi di law school ha l'occasione di entrare nel giro dei grandi dibattimenti senza
fare troppa anticamera.
Assunto da Bruiser Stone, un losco ancorché potente patrocinatore legato agli ambienti
della criminalità di Memphis, egli s'imbatte subito in un processo che può portarlo
lontano: affiancato soltanto da un pittoresco paralegale (col quale egli si è nel
frattempo messo in società), dovrà scontrarsi in tribunale con gli interessi di una
potente compagnia di assicurazioni, tutelati da un difensore da mille dollari al minuto...
Non vi diremo l'esito finale del confronto, meno scontato di quanto si possa prevedere:
d'altro canto, lo scopo di Coppola in questo adattamento per lo schermo dell'omonimo
best-seller di John Grisham è evidentemente quello di dar vita ad uno spaccato
tribunalizio con forti connotazioni di satira sociale più che all'ennesima riproposizione
della storia di David e Golia.
Come ne "Il padrino" od in "Peggy Sue si è sposata", il 58enne
regista di Detroit ha cercato di render personale un lavoro su commissione: operazione non
sempre facile, che nella fattispecie ci sembra abbia finito per arenarsi nelle secche di
una ripetitiva verbosità (peraltro comprensibile, e forse inevitabile, quando si ha a che
fare con un romanzo giuridico di oltre 500 pagine) e di un andamento da serial televisivo,
poco alleggerito da talune sottolineature grottesche.
Fallito nelle sue linee generali, il film trova qualche motivo di interesse nella
recitazione: ottimamente guidato, il concertato degli attori funziona egregiamente e si
esprime al meglio nei personaggi tratteggiati da Jon Voight e Danny DeVito, antitetici ed
ugualmente irresistibili.