Tempi Moderni

I film del 1998


TITANIC

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: James Cameron
Fotografia: Russell Carpenter
Scenografia: Peter Lamont
Costumi: Deborah L. Scott
Montaggio: Conrad Buff, James Cameron, Richard Harris
Musica: James Horner
Prodotto da: James Cameron, Jon Landau
per Fox e Paramount
(USA, 1997)
Durata: 194'
Distribuzione cinematografica: 20TH CENTURY FOX
Distribuzione home video: FOX VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jack Dawson: Leonardo DiCaprio
Rose DeWitt Bukater: Kate Winslet
Cal Hockley: Billy Zane
Molly Brown: Kathy Bates
Brock Lovett: Bill Paxton
Rose Dawson Calvert: Gloria Stuart
Ruth DeWitt Bukater: Frances Fisher

tit6.jpg (13170 bytes)"Ma chi l'ha detto che in terza classe / che in terza classe si viaggia male..." si domanda l'entusiasta emigrante proletario della bellla canzone di Francesco De Gregori "Titanic"; nell'omonimo film di James Cameron c'è la risposta, una nave concepita con scialuppe di salvataggio bastevoli solamente per la metà dei passeggeri, una disposizione degli alloggiamenti tale da garantire - in caso di necessità - buone possibilità di sopravvivenza solo agli imbarcati di lusso.
Vengono spiegate con chiarezza inusitata, in questa superproduzione da 285 milioni di dollari, le divisioni di classe delle quali anche una imbarcazione rappresentava una sorta di "raccourci microscopique": la storia d'amore tra la giovane aristocratica Rose DeWitt Bukater (promessa sposa di un arrogante arricchito, che la considera a guisa di mera proprietà) e l'artista di strada Jack Dawson funge da cartina di tornasole per esplicitare la ferocia e la sopraffazione dei privilegiati nei confronti dei meno abbienti.
tit7.jpg (12309 bytes)Naturalmente, "Titanic" è anche altro: s'è accennato alla love story, intensa e struggente - l'interpretazione di Kate Winslet è superba, DiCaprio ha "le phisique du role" ma non il necessario magnetismo - nel suo itinerario designato; a ciò s'aggiunga la spettacolarità della seconda parte, dove la descrizione del naufragio viene raccontata con forte piglio e straordinaria verosimiglianza (l'immagine del mare notturno livido e sinistro, popolato da corpi assiderati tenuti a galla dai giubbotti di salvataggio, è una delle più forti raffigurazioni della morte mai viste al cinema).
Non tutto è perfetto, naturalmente: la cornice di ambientazione contemporanea appare scontata e superflua, tre finali - l'ultimo dei quali di insopportabile ruffianeria - sono troppi, i personaggi secondari risultano caratterizzati sommariamente o abbandonati nel corso della narrazione.
Ciò malgrado, "Titanic" resta opera di sicuro valore e grandi qualità filmiche, decisamente controcorrente: un kolossal sociale ed intimista, dove il disastro naturale si fa specchio della miseria e della protervia umana, espresse senza infingimenti di sorta.

Francesco Troiano